I San Antonio Spurs stanno vivendo un momento abbastanza delicato. Il secondo posto nella Western Conference, con un primato ora come ora ancora possibile, non ha messo sotto pressione i ragazzi di Gregg Popovich.
Ma quello che più preoccupa in casa Spurs sono le condizioni fisiche dei giocatori, in questo periodo molto subordinate ad infortuni di vario genere: ricordiamo la distorsione al ginocchio di Kyle Anderson, la commozione cerebrale di Kawhi Leonard e soprattutto l’anomalia cardiaca subita da Lamarcus Aldridge nelle scorse settimane hanno fatto registrare un calo di rendimento in casa Spurs.
A tutto questo si aggiunge l’ennesimo problema di questa stagione di una delle stelle assolute della franchigia: Tony Parker.
Il playmaker francese, infatti, è fuori per un altro infortunio alla schiena dallo scorso 9 marzo, e purtroppo fino ad ora non ha ancora rimesso piede in campo. Però nelle ultime ore ha rilasciato delle dichiarazioni a Melissa Rohlin parlando proprio delle sue condizioni fisiche.
“Il muscolo si è teso un po’, quindi ho aspettato obbligatoriamente una settimana per guarire. Non è una cosa cronica.”
Questo infortunio alla schiena per il #9 degli Spurs si aggiunge ad una serie che gli ha fatto saltare ben 16 partite di regular season.
A seguito di questa serie di malanni ha espresso la sua opinione anche Kawhi Leonard. La stella dei San Antonio Spurs, dopo le parole di Parker, ha spiegato quanto tutti questi infortuni possano influire nel corso della stagione sul rendimento del gruppo.
“Tutti questi infortuni rovinano la chimica di squadra, soprattutto quando si dispone di una squadra, dei cinque ragazzi che sono in campo, di chi di sostituisce o di chi esce. Si vede quando c’è una chimica di squadra migliore. Mi sento meglio quando siamo al completo piuttosto che star seduto e non sapere se giocare o meno”.


Un’altra delle opzioni iniziali per l’attacco prevede invece che ci siano due bloccanti alti e larghi e due esterni negli angoli.Facile, avendo lunghi che sanno mettere palla per terra (Gasol e lo stesso Aldridge), che se questi ricevono palla dopo avere effettuato lo screen poi procedano con la zingarata in prima persona, accompagnata da un taglio lungo la linea di fondo sia durante la penetrazione in sé sia nel caso l’attaccante si fermi sulle tacche per restare più vicino possibile all’area quando è intasata. Sempre che non ci sia uno scarico prima oltre l’arco, altra opzione attuabile.




mo troppo.
Arriviamo così alla stagione 2008-09, la prima in cui Aldridge e i suoi arriveranno ai Playoffs. La squadra finalmente inizia a giocare un’ottima pallacanestro, facendo perno sul talento di Roy e Aldridge, ottimi anche il giovane Batum e Travis Outlaw che portano la squadra a ben 54 vittorie stagionali. Aldridge chiuderà la stagione a 18.1 punti a partita, 7.5 rimbalzi e 1 stoppata.
Dopo l’addio al basket di Brandon Roy (talento sopraffino) e la delusione con l’ottima squadra dello scorso anno che poteva vantare talenti come Damian Lillard e Nicolas Batum, Aldridge decide, come del resto metà della squadra, di abbandonare Portland per cercare fortuna altrove.
Reduci da un’estate movimentata nella quale sono stati messi sotto contratto diversi giocatori importanti, tra cui appunto proprio Aldridge e l’altro lungo David West (ex Indiana Pacers) la squadra sembra decisa ad arrivare fino in fondo. Pochi giorni fa, inoltre, sono arrivati alla corte di Coach Popovich anche i due puntelli Andrè Miller e Kevin Martin: che sia la stagione giusta per LaMarcus di agguantare il tanto agognato Titolo di Campione NBA?





