La stagione 2020/21 dei Golden State Warriors non è partita sotto i migliori auspici: l’infortunio di Klay Thompson di due settimane fa ha subito scosso il morale dei ragazzi della Baia, che erano pronti a riaccoglierlo dopo un anno di stop.
Sarà compito di Steve Kerr tenere unito e motivato il gruppo, ponendo obiettivi ambiziosi ma alla portata del roster. Il ritorno di Steph Curry, l’acquisto di Kelly Oubre Jr e la scelta di James Wiseman al draft NBA 2020 hanno comunque portato un’ondata di ottimismo che gli Warriors dovranno cavalcare per ritornare alla gloria del recente passato.
I movimenti nella off-season
Gli Warriors si sono mossi coscienziosamente in questa off-season, puntellando là dove era necessario ma senza strafare. L’ottimo acquisto via trade di Kelly Oubre Jr porta alla causa un’ala piccola giovane ma già con quinquennale esperienza alle spalle: il ragazzo arriva anche dalla sua miglior stagione in carriera, con 16.9 punti, 4.9 rimbalzi e 1.6 assist di media. Ovviamente non sarà al livello di Thompson ma può tranquillamente guadagnarsi spazio importante per fare un ulteriore passo in avanti.
Un innesto passato in sordina è stato quello di Brad Wanamaker, arrivato dopo l’avventura ai Boston Celtics. La point guard porta un bagaglio di esperienza e di aiuto principalmente dalla panchina, da cui l’anno scorso si è ritagliato 20 minuti di media a partita. Il tiro è discretamente affidabile e come elemento-guida della second unit ha tutte le carte in regola per dare a Golden State un aiuto extra anche in fase di organizzazione del gioco.
Dal draft è arrivato invece i tanto sperati centimetri di cui Kerr ha ammesso di aver bisogno: con la seconda scelta gli Warriors si sono aggiudicati James Wiseman, il miglior lungo a disposizione in questa classe. Wiseman arriva con sole tre partite all’attivo in NCAA ma un potenziale veramente interessante: ideale per il gioco interno, ottimo sui pick and roll, può essere davvero l’arma in più di questa squadra se sarà in grado di interagire al meglio con i compagni.
Con due facilitatori come Curry e Green in campo e una guida esperta in panchina come Steve Kerr, il menzionato ritorno alla gloria di Golden State non sembra così surreale, per quanto magari non immediato.
Warriors preview 2020/21: il gioco
A differenza della scorsa stagione, pesantemente condizionata dagli infortuni, gli Warriors ripartono da un roster quasi al completo. L’assenza di Klay Thompson sarà sicuramente pesante ma l’altro Splash Brother sembra in forma e pronto a riprendersi la squadra sulle spalle e con lei gli onori delle stagioni precedenti. I giocatori a disposizione offrono più opzioni per il quintetto base, ma in teoria l’idea in partenza dovrebbe essere questa: Steph Curry, Andrew Wiggins, Kelly Oubre Jr, Draymond Green, James Wiseman. Un’alternativa potrebbe vedere Wiggins partire dalla panchina per dare maggiore qualità alla second unit, inserendo Jordan Poole come guardia titolare. In ogni caso i titolari garantirebbero una fase d’attacco di alto livello, sempre guidata da Curry, e una difesa altrettanto solida.
Di sicuro le chiavi saranno più che mai in mano a Steph: il due volte MVP è reduce da un infortunio che lo ha tenuto a riposo per quasi tutta la scorsa stagione, ma il lungo stop e il lavoro svolto durante la pausa gli saranno serviti per recuperare pienamente. Il numero 30 sarà chiamato a sobbarcarsi molte delle responsabilità offensive e l’accoppiata con Wiseman sembra molto promettente: la giocata su pick and roll sarà all’ordine del giorno nella Baia, i 6.6 assist di media tenuti lo scorso anno possono solo che aumentare grazie all’ausilio dei giochi a due.
Non è impossibile vedere molti più giochi nel pitturato, soprattutto per sfruttare la vena realizzativa di Wiseman in area, ma è molto probabile che il centro possa aprire gli spazi per tiri da tre punti, una delle armi più efficaci di Golden State, catalizzando l’attenzione della difesa avversaria su di lui. Altrettanto utile è la capacità del lungo di catturare i rimbalzi, in modo poi di dare il via alla transizione offensiva: gli Warriors hanno avuto lo scorso anno una percentuale di efficienza negli attacchi in transizione del 51.2%. Per dare un’idea, solo squadre come Lakers, Celtics, Raptors e Heat hanno realizzato percentuali più alte. Con i nuovi innesti Kerr dovrà lavorare per mantenere questo aspetto del gioco e con Curry alla guida la transizione sarà più letale che mai.
Dal 2014 infatti gli Warriors hanno tirato più di 2000 triple a stagione, facendone quindi un elemento essenziale del proprio gioco. Chiaramente avere due dei migliori tiratori di sempre aiuta sotto questo aspetto ma anche lo scorso anno, senza gli Splash Brothers, Golden State ha superato di nuovo quel tetto. La panchina sembra abbastanza affidabile: Eric Paschall e Jordan Poole hanno avuto un discreto impatto lo scorso anno in mancanza delle stelle della squadra e l’aggiunta di Wanamaker può dare un tocco di qualità in più.
A livello difensivo la squadra ha guadagnato tanto dal draft: Wiseman è un buon difensore, forte di un fisico imponente e un grande atletismo che gli permettono di occupare l’area e saltare per rimbalzi e stoppate. Inutile menzionare Draymond Green, già Difensore dell’Anno nel 2017. Un buon apporto arriva anche dagli altri due titolari, Wiggins e Oubre. Lo scorso anno la difesa è stato proprio il punto debole della squadra, che ha totalizzato il peggior Defensive Rating degli ultimi dieci anni, con 113.8 punti subiti in media su 100 possessi. Quello che è stato uno dei cardini di Golden State nelle scorse annate dovrà essere ricostruito da Kerr, che la scorsa stagione ha indicato nella mancanza di identità difensiva uno degli aspetti su cui lavorare: citando il coach, “Non dobbiamo solo sapere dove posizionarci in campo, dobbiamo metterci l’atteggiamento, dobbiamo essere aggressivi e ostruire le linee di passaggio“.
In tutto questo non dimentichiamoci di Steph Curry, elemento estremamente utile nella meccanica della metà campo amica: il suo operato passa sempre inosservato ma Steph è stato nella Top 10 per vittorie generate dalla difesa dal 2015 al 2019 e nella top 6 per rating difensivo dal 2015 al 2017.
Un potenziale fattore: James Wiseman
Come detto, Wiseman era il miglior lungo disponibile in questo draft ed è quello di cui gli Warriors hanno disperata necessità.
216 cm, 107 chili, 220 cm di apertura alare: molto più di quanto possano offrire le alternative in quel ruolo, Marquese Chriss e Kevon Looney. Grazie a queste qualità si è garantito l’interesse di tutti gli scout NBA, nonostante le pochissime partite disputate al college. Ha un ottimo controllo di palla nonostante il fisico imponente ed è un ottimo giocatore in pick and roll. Oltretutto è in grado di costruirsi il tiro autonomamente pur essendo un centro vecchio stile. A livello difensivo è uno stoppatore e un rimbalzista più che discreto, anche se pecca ancora molto di fiducia nei propri mezzi. A livello pratico è quello che Kerr voleva alla sua corte fin dal primo giorno, ma il coach dovrà lavorare molto su quelli che sono i punti deboli del ragazzo: la fiducia, come già anticipato, l’eccesso di foga nel cercare la giocata difensiva (spesso conclusa con un fallo) e la tecnica di tiro, ancora grezza ma assolutamente migliorabile.
Se Wiseman sarà in grado di dare una svolta al suo gioco sviluppando le parti in cui è ancora debole, Golden State avrà guadagnato un giocatore dal potenziale veramente molto alto.
Le aspettative stagionali
Gli Warriors non partono certo col favore del pronostico e l’infortunio di Klay Thompson ha abbassato ulteriormente le loro possibilità di arrivare fino in fondo. Mai sottovalutare però i ragazzi della Baia: con un Curry pienamente recuperato e i nuovi acquisti perfettamente integrati, Golden State può dare fastidio a molte squadre. Va detto però che mai come quest’anno l’Ovest è un terreno particolarmente difficile su cui muoversi. Molte squadre si sono rinforzate sul mercato, dalla grandi alle piccole, intasando quella che è già una Conference particolarmente densa di squadre forti.
Difficile quindi pensare che gli Warriors avranno vita facile nel percorso verso i playoffs e non è detto che per arrivarci non siano costretti a passare dai play-in: il roster è comunque nuovo, soltanto Curry e Green fanno parte della vecchia guardia, e Steve Kerr dovrà lavorare molto per costruire da zero quell’armonia che ha portato la franchigia di San Francisco sul tetto della NBA negli anni passati.
È possibile quindi che il ritorno alla gloria sia rimandato ancora di una stagione, affinché si possa dare alle nuove leve e agli ultimi acquisti il tempo di integrarsi pienamente nel sistema, ma le basi per tornare ad alti livelli ci sono tutte. Il cammino sarà lungo, e si preannuncia duro.













