LeBron James ha dichiarato che intende aspettare l’estate per decidere se tornare a giocare.
“Mi sto ancora prendendo il mio tempo. Non ci ho nemmeno pensato troppo” ha detto il Re in una puntata del podcast Mind the Game. “Ovviamente diventerò un free agent e potrò controllare il mio destino, che si tratti di restare qui o di andare altrove. Ma non sono ancora arrivato a quel punto. Non sono nemmeno ancora andato in vacanza con la mia famiglia, ci andremo dopo il Memorial Day. È questo che ho in mente in questo momento. Penso che con l’avvicinarsi di luglio, la free agency entrerà nel vivo. Man mano che luglio volge verso agosto, inizieremo a farci un’idea di come potrebbe essere il mio futuro. Se continuerò a giocare, perché so di poter ancora dare molto e di poter giocare ad alti livelli, oppure no. Ma non sono ancora arrivato a quel punto”.
In molti sostengono che, se LeBron intende tornare a giocare nella stagione 2026-27, potrebbe dover prendere questa decisione più prima che poi.
“Questa è la realtà. Non intendo essere offensivo o altro. Se i Lakers non riceveranno una risposta chiara da LeBron entro il 1° luglio, potrebbero dover rinunciare ai suoi diritti e quei soldi verrebbero semplicemente cancellati dai loro libri contabili” ha dichiarato Brian Windhorst (ESPN), durante una puntata a NBA Today. “Sarei sbalordito se ciò accadesse, ma c’è urgenza. Lui può andare in vacanza, può fare qualsiasi altra cosa. Ma a meno che non voglia firmare per 3 milioni di dollari da qualche altra parte, che è il minimo salariale per un giocatore con il suo livello di esperienza, probabilmente dovrà decidersi il prima possibile. Ha guadagnato così tanti soldi nella sua carriera che potrebbe firmare per qualsiasi cifra. Ma il LeBron che conosco vuole essere rispettato. Non si tratta nemmeno dello stipendio in sé, ma di ciò che comporta. E se vuole quel rispetto, probabilmente dovrà anticipare i suoi tempi”.
James ha però detto che la sua famiglia avrà un peso determinante nella decisione.
La figlia Zhuri gioca attualmente a pallavolo in un club della California. Il figlio Bryce sta per iniziare la sua stagione da sophomore redshirt in Arizona, mentre Bronny ha firmato per almeno un’altra stagione con i Lakers.
Insomma: questa offseason può essere semplice o piuttosto complicata per i Lakers, a seconda della decisione di James.
Se dovesse ritirarsi, verrebbe meno anche il suo cap hold da 59.5 milioni di dollari, garantendo ai Lakers un’enorme flessibilità. Questo è lo scenario più semplice. Se invece James decidesse di giocare un’altra stagione a Los Angeles, i Lakers (che detengono i suoi bird rights) potrebbero dover superare il tetto salariale per tenerlo. Anche questo è uno scenario piuttosto semplice.
La situazione si complica se James decidesse di continuare a giocare, ma non fosse necessariamente interessato a farlo con i Lakers. Qualsiasi incertezza lascerebbe il suo cap hold nei libri contabili dei Lakers, limitando fortemente la loro flessibilità finanziaria. È qui che entrerebbe in gioco la rinuncia ai suoi diritti.
Non ci sono molte squadre in lizza con molto spazio salariale. Quindi, se James volesse andarsene, la soluzione migliore sarebbe probabilmente che i Lakers utilizzassero i loro bird rights e facilitassero un sign-and-trade (a meno che James non sia disposto a firmare altrove per il minimo salariale o un contratto simile alla mid-level exception, che dovrebbe valere circa 15 milioni di dollari).
Sia coach JJ Redick che il general manager Rob Pelinka hanno dichiarato di volere che James torni. Pelinka ha tuttavia aggiunto che “l’archetipo della rosa che vogliamo sarà costruito attorno a Luka Dončić”.
Ciò potrebbe comportare un cambiamento progressivo del ruolo di James, che ha fatto un passo indietro per consentire a Dončić e Austin Reaves di guidare i Lakers.
