https://www.youtube.com/watch?v=LwjyjMrD50Y
Westbrook
Insieme a Jazz, Lakers e T-wolves sono uno dei roster con il peggiore avvio di stagione ad ovest, ma la ruota per loro potrebbe presto girare. Stiamo ovviamente parlando degli Oklahoma City Thunder, oggetto di disamina questa settimana nella nostra rubrica #123Ragioni. A causa di diversi problemi, la franchigia dell’Oklahoma non è riuscita a mantenere le premesse di inizio stagione. Ci sono, però, motivi di speranza, tre ragioni per cui i Thunder possono ancora sperare di lottare per un posto ai Playoffs 2015:
1) Il ritorno in campo di Westbrook e Durant
La loro assenza non poteva che essere un limite per i piani di coach Brooks, ma che il team ne risentisse così tanto erano in pochi forse a pensarlo. Westbrook e Durant, con il loro talento, sono stati i due fautori della svolta della franchigia, che prima di loro aveva vissuto alcuni anni difficili, riuscendo a riportare il team alle Finals dopo tanti anni di assenza. Non a caso, senza loro due, i Thunder attualmente hanno un record di 5 sole vittorie e ben 13 sconfitte. Un avvio che non si vedeva dalla stagione 2008-09, anno in cui la franchigia subì lo storico passaggio da Seattle a Oklahoma City. Il talento di Russell e Kevin non si può mettere in discussione e le giocate decisive nei momenti chiave delle partite non potranno mai essere replicate dai pur ottimi Ibaka, Jackson e compagnia. Ragion per cui, il loro ritorno non può che smorzare il nervosismo che alleggia nello spogliatoio, portando nuovamente punti e vittorie importanti per la squadra.
2) Nessun margine di errore
Lo abbiamo detto, i ritorni importanti di Westbrook e Durant non possono che riportare sorriso e vittorie. È vero, più di un mese è ormai passato e sicuramente sperare di avvicinare le prime posizioni, in una Western Conference incredibilmente competitiva e spietata, è un’impresa impossibile. L’unica ragione che tiene in vita le speranze dei Thunder di poter partecipare per il sesto anno consecutivo ai Playoffs, è data da un dato: sei vittorie.
È questo il margine che separa i Thunder dall’ottavo posto occupato dai cugini dell’Arizona. Il tempo per recuperare c’è, siamo ancora ad inizio Dicembre e mancano la bellezza di 62 partite. I Thunder, quindi, possono sperare di realizzare un buon recupero a partire già dalle prossime partite, nella speranza di rientrare nel giro che conta. E perché no, magari sperare che alcuni team possano mollare leggermente la presa, in modo da riuscire a scalare la Conference e risalire ulteriormente di posizione.
3) Basta sfortuna
Iniziare una stagione con tanti infortuni, anche alquanto pesanti, non è mai facile, specie se l’obiettivo stagionale è
puntare a consacrarsi, vincendo il titolo NBA. Possiamo quindi affermare che, gli Oklahoma City Thunder non sono stati sicuramente tra i team più fortunati di questo avvio stagionale. Il bollettino parla chiaro: Durant, Westbrook, Jones, McGary, Collison, Morrow, Lamb, Jerrett e Jackson. 9/15esimi del roster sono già passati dall’infermeria, in soli 39 giorni di Regular Season. Davvero assurdo. Ora basta però, è il momento di svoltare pagina, incrociare le dita e sperare che i Thunder abbiano finito di pagare il conto con il destino e che, per il resto della stagione, si possa essere più sereni sotto questo aspetto. In fondo, si sa, la tecnica e l’organizzazione nello sport sono importanti, ma anche la fortuna fa la sua grossa, sporca, parte negli equilibri del gioco.
I Thunder stanno vivendo un momento difficile, il primo da quando esistono i Big Three dell’Oklahoma. Sicuramente la sfortuna ha giocato un ruolo decisamente importante nel bilancio di questo avvio di stagione per gli uomini di coach Brooks, ma siamo certi che Durant e compagni, con il loro talento e la loro fame di vittorie, riusciranno a uscire fuori da questa spiacevole situazione.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino
Sembra non avere mai fine il periodo sfortunato degli Oklahoma City Thunder. Durante la gara di stanotte contro i Los Angeles Clippers, un altro nome si è aggiunto alla già lunga lista degli infortunati: Russell Westbrook, che in assenza di KD stava degnamente facendo le sue veci, ha riportato una lieve frattura alla mano.
Ecco il momento dell’infortunio:
https://www.youtube.com/watch?v=zDZGB8VSp5o
Senza Kevin Durant, tutto il peso dell’inizio di stagione degli Oklahoma City Thunder è tutto sulle spalle di Russell Westbrook: la PG di Brooks però si è fermata nel corso della sfida contro i Los Angels Clippers, lasciando con il fiato sospeso i tifosi dei Thunder.
Westbrook verso la metà del secondo quarto è dovuto uscire dal campo per un contatto con il compagno di squadra, Kendrick Perkins, ed è rimasto nella locker room per il resto della gara.
A fine gara Scott Brooks, l’head coach dei Thunder, ha fatto il punto sulla sua situazione come riporta J.A Adande di ESPN: Westbrook ha riportato una piccola frattura al secondo matacarpo della mano destra.
L’entità del suo stop verrà valutato venerdì mattina quando verrà sottoposto a nuovi test: non la migliore notizia per la franchigia di Oklahoma City, dopo le prime due sconfitte stagionali!
Un Russell Westbrook devastante si è presentato al cospetto del Moda Center di Portland, ma i suoi 38 punti (26 nel 1° tempo) non sono bastati a battere i Trail Blazers.
Thunder @ Trail Blazers 89-106: un Westbrook da 38 punti non basta, Portland vince la prima
Scritto da Virginia Sanfilippo
Oklahoma City Thunder @ Portland Trail Blazers 89-106
Prima sconfitta stagionale per i Thunder di Scott Brooks: al Moda Center, contro una Portland a ranghi pienissimi, Oklahoma City fa quello che può per rimediare ad un inizio di stagione che si prospetta fra i più difficili dai tempi dei Seattle SuperSonics.
Stanotte, tra le fila di OKC, non mancava solo l’MVP Kevin Durant, ma anche Reggie Jackson (caviglia), Grant Jerrett (caviglia), Jeremy Lamb (schiena), il neo draftato Mitch McGary (frattura al piede destro) ed Anthony Morrow (legamento mediale collaterale destro). Eppure, a dispetto della sfortuna, i Thunder tengono in mano la gara per tre quarti abbondanti, trovando in Russell Westbrook quel condottiero che serviva, ma che da più parti non ci si aspettava.
Il Play di OKC fa un incredibile primo tempo da dominatore, mettendo a referto 26 punti nei primi 24 minuti, sostituendo più che degnamente la figura di leader che durante lo scorso campionato era stata ricoperta da KD, vista l’assenza per infortunio di Westbrook. Quest’anno, a parti invertite, RW0 risponde presente all’appello di Brooks, ma senza di lui i Thunder sarebbero poca cosa, e questo è un problema che non cambia, per OKC.
I Blazers si comportano bene: schierati in quintetto con gli stessi titolari dello scorso campionato, quello che gli valse 54 vittorie e il raggiungimento del secondo round dei playoffs, i ragazzi di coach Terry Stotts si limitano a rincorrere i Thunder, nella prima metà di gara. Aldridge è ormai una certezza, conduce i Blazers per mano nel primo tempo, con l’aiuto di un bel Matthews e di Chris Kaman nel secondo quarto, portando Portland all’intervallo lungo con sole 5 lunghezze di distanza dai Thunder (54-49).
Nel secondo tempo Westbrook tenta di dare la sterzata decisiva alla gara, ma dall’altro lato trova un ingombrante Batum a tagliargli la strada, e si va al quarto quarto sul punteggio di 77-75 per i Thunder. Pronti, via, e Matthews piazza la prima delle tre bombe che metterà dentro negli ultimi 12 minuti; Lillard lo segue a ruota poco dopo e i Thunder chiamano timeout. Si torna in campo, momento di black out per OKC, Ibaka perde palla, Kaman mette il canestro dell’8-0 e di fatto consegna la gara a Portland, perchè dall’altra parte si annaspa, deve intervenire un novellino come Lance Thomas per dare un po’ di respiro ai Thunder. Sull’81-85, Westbrook sbaglia il tiro del -2, poi subisce un blocco da Robin Lopez e Lillard completa l’opera riportando i Blazers sul +8 (81-89). Dopo di ciò, non ci sarà più storia: i Portland confezionano la loro prima vittoria in campionato con le altre due triple di Matthews (ne mette 5-9 in totale) e i Thunder buttano al vento una bella prestazione e una vittoria che, viste le premesse iniziali, sarebbe stata preziosissima in questo periodo.
Top Performers
Oklahoma City: R. Westbrook 38 Pts, 3 Reb, 6 Ast, 3 Stl
Portland: L. Aldridge 27 Pts, 3 Reb, 2 Ast, 1 Stl, 2 Blk
| OKC | POR | ||||
|---|---|---|---|---|---|
| PTS | Russell Westbrook | 38 | LaMarcus Aldridge | 27 | |
| REB | Kendrick Perkins | 8 | Robin Lopez | 10 | |
| AST | Russell Westbrook | 6 | Nicolas Batum | 6 |
Previsione: 57-25
Nonostante una Western Conference dove la competitività ha raggiunto livelli semi-impensabili, anche quest’anno i Thunder sono considerati tra le squadre “da battere”. L’anno scorso l’eliminazione nella corsa Playoff è arrivata solamente contro i futuri campioni NBA, quegli Spurs che nel maggio-giugno 2014 spiegavano pallacanestro come forse non era mai stata spiegata.
Certo, l’avvio di stagione non sarà dei più semplici: l’infortunio al mignolo del piede destro di Durant terrà il capocannoniere ed MVP della passata stagione fuori dai giochi per le prime (almeno) 20 partite, lasciando così momentaneamente le redini della squadra a Westbrook, che lo stesso Durant sottolinea essere un leader naturale, raccontando di come quest’estate, sin dal primo giorno di training camp, stia cercando, più che mai, di dare l’esempio alla squadra. La qualità dell’alternanza – o convivenza – con Reggie Jackson – in ascesa continua – sarà le vera scintilla di una squadra che fa del campo aperto il suo punto di forza.
La fiducia in questo gruppo e – soprattutto – in coach Scott Brooks, da parte della dirigenza, è stata ancora una volta totale, andando a riconfermare quasi interamente il roster della passata stagione: la trade che ha portato Thabo Sefolosha in quel di Atlanta fa pensare che lo svizzero abbia pagato le sue pessime ultime uscite negli ultimi Playoff, almeno offensivamente, dando così spazio all’arrivo di Anthony Morrow, tiratore esperto e di carattere, che in un sistema collaudato come quello dei Thunder troverà sicuramente ritmo in attacco, con spazi creati dall’attenzione delle difese avversarie allo straripante talento del duo Westbrook-Durant.
Quest’anno ci si aspetta un salto di qualità da Jeremy Lamb, giocatore dal talento offensivo davvero di alto livello ma che forse appare più in ombra di quello che potenzialmente potrebbe dare a questa squadra; forse con più minuti a disposizione potrebbe essere l’ago della bilancia dei Thunder in uscita dalla panchina.
Perkins e Collison sono sempre una garanzia a protezione del ferro, ma è anche vero che gli anni passano e il tempo non fa sconti a nessuno: ci si aspetta infatti una ulteriore riduzione di minuti per entrambi – che sta avvenendo già da tre anni a questa parte. Dovrà quindi farsi trovare pronto quello che, inizialmente, pareva soltanto essere una firma “commercialmente” conveniente per il merchandising neozelandese dei Thunder, ma che, nella sua prima stagione NBA ha già fatto vedere cose molto interessanti, soprattutto nei movimenti senza palla (fondamentali per Brooks e il suo staff): Steven Adams avrà un ruolo molto più importante di quello che si potesse pensare solo un anno fa. Le sue performance in preseason (sì, è preseason, ma qualcosa significherà pure) sono state peraltro molto convincenti.
La certezza Ibaka invece non ha bisogno di chiarimenti: uno dei migliori difensori della lega, negli ultimi anni ha sviluppato un eccellente tiro dalla media che ha ridimensionato il suo gioco. La sua fisicità sarà ancora una volta fondamentale per l’esito della stagione.
La sensazione è che se neanche quest’anno OKC riuscirà a dare l’ultimo strappo, quello decisivo, quello che serve nei momenti che contano, dalla dirigenza ai giocatori ci si dovrà davvero interrogare sul futuro e su come affrontarlo. Contro KD però, è dura scommettere. Questa potrebbe veramente essere l’ultima chance, ma se le seconde e terze linee risponderanno presente all’appello, allora forse questi Thunder potranno finalmente fare le cose sul serio.
QUINTETTO
PG: Russel Westbrook
SG: Anthony Morrow
SF: Kevin Durant
PF: Serge Ibaka
C: Steven Adams
PANCHINA
PG: Reggie Jackson
SG: Jeremy Lamb, Sebastian Telfair, Semaj Christon (D-League)
SF: Andre Roberson, Josh Huestis (D-League)
PF: Nick Collison, Perry Jones III, Grant Jerrett
C: Kendrick Perkins, Mitch McGary, Hasheem Thabeet
Per NbaPassion.com,
Nicola Siliprandi
Possiamo dire che, le recenti dichiarazioni di Brooks, giocando un pò con le parole, sono come un “fulmine” a ciel sereno. Almeno questa sembra essere l’impressione data.
Scott Brooks, alla settima stagione da Head Coach dei Thunder, è conosciuto dagli addetti Nba e non, per essere una persona alquanto pacata. Questa volta invece non usa mezzi termini per esprimere il proprio concetto: “Credo che Westbrook sia la migliore Point Guard al mondo. Ho visto tutti i suoi allenamenti e ogni sua partita, il tempo che sta passando a migliorarsi lo sta rendendo la migliore guardia nel basket”. Parole che devono interpretate come un’investitura pesante nei confronti di Westbrook verso lo spogliatoio della franchigia dell’Oklahoma. Il Playmaker originario della California è reduce da una stagione di alti e bassi, condizionata inizialmente da alcune prestazioni veramente deludenti, continuata con alcuni
infortuni che gli hanno fatto saltare ben 37 partite di Regular Season e terminata con delle prestazioni ai Playoffs che hanno smentito anche i più critici (basti pensare alla tripla-doppia rifilata ai San Antonio Spurs). Le parole di Brooks, potrebbero certamente dare qualche fastidio a gente come Paul o Rondo, ma l’intento è chiaro. I Thunder, nella figura di Westbrook in questo caso, non possono più sbagliare. Non sono più gli outsiders che possono arrivare lontano come nel caso della stagione 2011-2012. Non sono più una squadra da finale di conference e nulla più. No, nessuno può più pensarlo. E i primi a dover avere ben impresso questo concetto in mente, devono essere proprio Westbrook & co.
Gli anni passano, le stagioni pure e in Oklahoma non sono ancora riusciti a vincere il titolo Nba che inseguono ormai da 4 anni. Questa stagione è vietato fallire. Scott Brooks lo sa. Quest’anno si punta decisi alle Finals e non basta parteciparvi. I Thunder hanno l’obbligo di vincere.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino
Le migliori quarte scelte nel draft NBA degli ultimi 30 anni? Ecco l’elenco delle top 5 di NBA Passion.
5) Lamar Odom
Odom si è sicuramente meritato i propri titoli. Il finale di carriera tra droga e squalifiche non rende per la sua avventura NBA. Difensore arcigno, sempre. Se decideva di difendere, soprattutto in post, era veramente complicato segnare. Kobe poteva contarci.
4) Chris Bosh
A Toronto ha dimostrato il suo valore base. Da quando è andato a Miami, invece, ha iniziato a migliorare passo dopo passo, seguendo le orme di LBJ e Wade. Ora che è una stella proseguirà insieme a Flash la sua carriera a South Beach e senza il King dovrà caricarsi la squadra sulle spalle.
3) Russel Westbrook
L’atletismo fatto persona. Come ha detto lui, a volte è troppo veloce fisicamente per riuscire a fare ciò che ha pensato di fare. Assolutamente devastante. Speriamo che sia l’anno buono per lui e KD.
2) Chris Paul
Il ruolo di Playmaker è uno dei più difficili da occupare, soprattutto in una squadra contender. Chris Paul ci riesce benissimo a Los Angeles. Interpreta il ruolo nel modo giusto e continuerà a farlo.
1) Dikembe Mutombo
La stoppata fatta giocatore. La difesa fatta giocatore. Altissimo, imponente e tutto ciò che lo può rendere difficile da superare.

Mercato NBA, ultime notizie su scambi e trattativeNBA StatisticheNBA TeamsNBA, National Basketball AssociationOklahoma City ThunderRubriche NBAWestern Conference Teams
OKC, il prossimo è l’anno giusto?
Scritto da Giulio Scopacasa
La situazione della squadra di Oklahoma City non è semplice. Si è forti, molto forti ma, a quanto pare, non abbastanza per raggiungere il titolo. L’MVP Kevin Durant, un gran difensore come Ibaka e l’estroversia di una PG come Westbrook, che fa dell’atletismo la sua arma principale non sono bastati ai Thunder per riuscire a battere quella macchina perfetta chiamata Spurs e approdare alle Finals. Probabilmente gli Spurs lo hanno voluto più di OKC ma è complice anche l’infortunio del numero 9 spagnolo dei Thunder a rendere difficile il gioco per RW0 e compagni. Il vero trascinatore della squadra nei playoffs non è l’MVP della RS ma proprio il Playmaker della squadra di Scott Brooks. Ma nonostante le notizie negative riguardo al futuro Thunder, ci sono anche buone novelle. Reggie jackson continua a migliorare facendo passi da gigante e viene da molti piazzato nel quintetto insieme a Westbrook per il 2014-2015. Secondo punto è il continuo sviluppo di uno che è gia tra i migliori giocatori della storia. KD si sta sempre più impersonando nel ruolo di trascinatore della squadra. Meglio ci riuscirà più possibilità avranno i Thunder di vincere l’anello. Per quanto riguarda il mercato si punta alla stella Pau Gasol da affiancare a Ibaka sotto canestro creando un quintetto di tutto rispetto (Westbrook, Jackson, Durant, Ibaka, Gasol). Per la panchina si cerca un tiratore efficace nonstante magari un minutaggio non troppo rilevante.
Per questo ruolo si pensa a Anthony Morrow ex-New Orleans Pelicans. Su di lui ci sono anche gli Heat. Passiamo a quello che molti ritengono il vero problema della squadra: l’allenatore. Il pensiero comune è la difficoltà di Scott Brooks di incanalare tutto il talento e il potenziale presenti nel roster in un sistema di gioco che possa valorizzare al meglio i giocatori e nascondere al meglio i difetti di essi. Questa frase può riassumere i Thunder. Sperando che il prossimo anno Durant possa condurre la squadra ad un concreto risultato dal draft arriva l’ala grande da Michigan, super-convincente in inizio Summer League, Mitch McGary. Lui potrebbe essere un innesto importante e essere sfruttato al miglior modo dall’allenator della prossima stagione.. Brooks? Beh.. Questo lo vedremo..
Per NBA Passion,
Giulio Scopacasa
Tutti contro Russel, o almeno così sembrava prima delle cifre MOSTRUOSE messe in campo dal play dei Thunder. A non dubitare mai delle incredibili capacità del play californiano è Kevin Love, compagno di squadra dello stesso Westbrook ad UCLA.
Per dimostrare tutta la stima nei confronti dell’ormai ex compagno, Love, durante l’eliminazione dei Thunder contro gli Spurs in gara 6 ha Twittato : “No matter the outcome…Russell Westbrook top 5 in the world”.
Però, secondo molte statistiche raccolte da Adam Formal di Bleacher Report, Westbrook sarebbe ”solamente” 16esimo nella lista dei giocatori più forti della lega. Inoltre sulla posizione nel Ranking ha influito molto la doppia operazione alle ginocchia effettuate le scorso anno nel perido dei Playoffs. I numeri di Westbrook in questa stagione sono paragonabili solo ad altri 5 giocatori, che hanno avuto un minutaggio simile al play
| Per Game | Shooting | Advanced | ||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Rk | Player | TRB | AST | STL | TOV | PTS | FG% | 3P% | USG% | TOV% |
| 1 | Russell Westbrook | 5.7 | 6.9 | 1.9 | 3.8 | 21.8 | .437 | .318 | 34.4 | 16.1 |
| 2 | DeMarcus Cousins | 11.7 | 2.9 | 1.5 | 3.5 | 22.7 | .496 | .000 | 32.7 | 14.7 |
| 3 | LeBron James | 6.9 | 6.3 | 1.6 | 3.5 | 27.1 | .567 | .379 | 31.0 | 14.4 |
| 4 | Kevin Durant | 7.4 | 5.5 | 1.3 | 3.5 | 32.0 | .503 | .391 | 33.0 | 12.2 |
| 5 | Carmelo Anthony | 8.1 | 3.1 | 1.2 | 2.6 | 27.4 | .452 | .402 | 32.4 | 9.5 |
Insomma, Westbrook potrebbe davvero diventare quel giocatore determinante che crede di essere, cercando di equilibrare le situazioni in cui attaccare e quelle in cui giocare di squadra. Che questa crescita sia fondamentale per arrivare all’anello?
Per NbaPassion,
Francesco Papillo










