La scalata verso il potere e la fama richiede strategie ben precise, carisma potente e pazienza. Frank Underwood, protagonista della serie House Of Cards e interpretato magistralmente da Kevin Spacey, racchiude nel suo personaggio tutte le qualità richieste per arrivare alla presidenza degli Stati Uniti d’America. E’ cinico, calcolatore e furbo: la sua personalità è in grande modo sfaccettata, non lascia spazio a ripensamenti cruciali per il suo grande obiettivo. Nel corso della serie, ci ha insegnato che le parole sono aria al vento, possono dire di tutto. Ma sono i fatti a dimostrare la vera realtà. Frank ha tante facce, sa quando e come usarle al meglio. Perchè, il potere fa sognare con la mente ma la strada per arrivarci non è alla portata di tutti.
Non è un caso il paragone con i Washington Wizards, a cui possiamo trovare molte analogie con la serie; sono anni che John Wall e compagni si apprestano al grande salto di qualità per arrivare più in fondo possibile. Il succitato Wall è uno dei talenti più cristallini della lega e un leader formidabile. Paragonare Frank Underwood e il playmaker dei Maghi, non sarebbe un azzardo. Due facce della stessa medaglia, con un solo pensiero in testa: la vittoria. Conosciamo le capacità del caro John e l’ora per il definitivo successo (individuale e collettivo) non tarderà ad arrivare.
L’ultima stagione non si può ritenere un fallimento, dato che i Wizards sono arrivati in semifinale di Conference contro i Boston Celtics dell’alieno Isaiah Thomas e lottato fino all’ultimo pallone, arrivando a Gara 7. E’ sicuramente una parte di un percorso ancora tutto da formare, senza bruciare i giovani talenti in squadra e senza rimuginare sulle battaglie perse; guardando alcune partite della stagione appena trascorsa, come quelle contro gli Atlanta Hawks durante i playoff, l’attenzione alla fase difensiva era alla base di ogni tattica. La forza nei Wizards sta nella grande rapidità in progressione e nella lotta, con molti successi, nel gioco aereo (avere in squadra armadi come Gortat o Morris, in tal senso, è molto utile). Potremmo affiancare a Wall come suo braccio destro Bradley Beal, guardia tiratrice ma ancora con tanto da imparare; sicuramente, è un perno molto importante per regolare i tempi di gioco e dare un equilibrio, quasi come un allievo di J.W. Molto spesso si è cimentato in giocate difensive decisive, come stoppate su azioni in contropiede; per non parlare del tiro da tre sul ribaltamento di fronte, un’opzione davvero concreta. La grande possibilità di poter crescere con un ragazzo talentuoso, quanto carismatico, è solo un bene per i ragazzi appena approdati nella lega. Più volte, Wall ha affermato di sentire la pressione su di lui, si conoscono le reali abilità del playmaker e si sta puntando ad arrivare sempre più in alto. Senza indugio. A livello tecnico non si sono visti cambiamenti radicali durante questa sessione estiva di mercato, ma si sta cercando di puntare sull’affiatamento di una squadra già collaudata, con l’inserimento di qualche innesto a chiudere il cerchio. Insomma, non ci sono stati i grandi colpi che avrebbero fatto gridare al clamoroso, come Irving-Thomas.
Passando al lato tecnico, con l’esperienza del coach Scott Brooks, la maggior parte delle idee sono state assimilate al meglio e sul campo si sono visti i risultati. Guardando la serie contro Atlanta o Boston, possiamo evidenziare come Washington sia riuscita a tenere testa e a rispondere con personalità, ma è stata punita troppe volte per distrazioni evitabili, ad esempio hanno sofferto molto la agilità di Thomas e i tagli da dietro alla marcatura (backdoor). O ancora, non avevano sempre il totale controllo della propria area dei tre secondi, in cui venivano sovrastati dagli avversari nella verticalità. Morris e i suoi compagni di reparto non hanno lo stesso passo dei folletti verdi e lo hanno dimostrato, non essendo totalmente reattivi a contrastarli. Inutile ripetere che il numero quattro di Boston ha creato confusione nella mente dei suoi rivali: giocava senza un punto di riferimento per aprire al massimo le manovre tattiche della squadra, creando numerose opzioni per colpire alla retina (da tre punti o penetrazioni fulminanti). Nota positiva nel reparto arretrato è la fisicità di Gortat, Oubre e Morris che possono comandare sui rimbalzi e a far ripartire la squadra.
Spesso Wall sfrutta l’intesa nei giochi a due con Gortat per scatenare la sua creatività.
Dal lato offensivo, l’asticella pende maggiormente dalla forma di Wall: se è in partita, ci sono possibilità di vittoria ma si sa che si gioca in cinque e non da soli. E’ lui il capo, il presidente (visto l’accostamento televisivo), a livello carismatico e di talento. E’ uno dei team più giovani del torneo e la poca esperienza ha influito molto sulle ultime annate, ma la prospettiva riserva belle sorprese.
Si cercherà di superare il record di 49 vittorie stagionali e approdare il più lontano possibile nei playoff. Si dovrà perfezionare qualche movimento determinante per la stagione, aggiustare una difesa alle volte macchinosa e continuare sulla strada intrapresa in questi anni. La scalata ai vertici sta per incominciare.


