Devin Booker: diventare grande per cancellare il deserto

Phoenix Suns 2018/2019

Devin Booker, almeno fino alla scorsa stagione, ha fatto ciò che comunemente si definisce “predicare nel deserto“, e non era il deserto fisico dell’Arizona. Era un deserto tecnico, quello dei Phoenix Suns, una franchigia bisognosa di ricostruire e di sbarazzarsi di alcuni contratti gravosi. Eliminati i veterani più onerosi economicamente, il tanking ha permesso di arrivare alla prima scelta assoluta, concretizzatasi nei muscoli e nel talento di DeAndre Ayton, nuovo scudiero, insieme a Josh Jackson, della stella Devin Booker. Trasformare quel deserto in una straordinaria città sarà proprio compito del figlio di Melvin, che ha mostrato le propria propensione al canestro nelle passate stagioni, ma che ora è chiamato a diventare leader, a migliorare i propri punti deboli e i propri compagni, a trascinare il gruppo. In una parola il nuovo Devin Booker dovrà dominare, e l’inizio di questa annata NBA parla già a suo favore.

Devin Booker, supportato da Ayton e Jackson, ha una sola missione da ora: dominare
Devin Booker, supportato da Ayton e Jackson, ha una sola missione da ora: dominare

DEVIN BOOKER: CHIAMATELO ATTACCANTE

Quando venne chiamato con la tredicesima scelta al Draft del 2015, di Booker si diceva che fosse un incredibile tiratore, e nulla più. Niente si è mai rivelato più falso di questa affermazione. Il numero 1 dei Suns è quello che si definisce un attaccante, un realizzatore nel vero senso del termine. La stagione 2018/2019, dopo quattro partite, lo vede viaggiare a 27.8 punti di media. E, se è vero che il tiro da tre punti costituisce un’arma imprescindibile del suo gioco (37.8% con 7.8 tentativi a partita), è ancor più vero che non è assolutamente l’unica. Il 56.3% delle sue conclusioni arriva infatti da dentro l’arco (con oltre il 43% di realizzazione) e circa il 24% dei suoi punti è prodotto dalla lunetta. Va notato infatti che la sua capacità di subire falli ha pochi eguali nella NBA e si è affinata nel corso delle stagioni (oggi tenta 5 liberi in più a partita rispetto alla stagione da rookie).

Devin Booker sta dimostrando di saper colpire anche dopo aver dialogato con i compagni.

Una crescita ulteriore di Devin Booker si sta verificando nella capacità di aggredire il canestro e concludere al ferro: la sua stagione è cominciata con il 68% di realizzazione nella restricted area (17/25). Poi, anche Booker non può mancare di stare al passo con i tempi e, quindi, di tagliare dal proprio repertorio le conclusioni che stanno nel mezzo fra layup e tiri da tre punti, infatti sono meno di 20 fin qui le conclusioni tentate da una distanza tra i 3 e i 7 metri dal cesto. E ancora, il miglioramento si palesa pure nella pazienza di inserire la propria grande mole di tiri all’interno del gioco corale: Devin è passato dal 42.6% di canestri assistiti della stagione scorsa al 55.6% di questo pur breve scorcio di stagione. E a questo punto nessuno può più negare che Devin Booker sia tra i realizzatori con più frecce nella propria faretra, persino nella Lega dei grandi scorer.

MIGLIORARE, MIGLIORARE, MIGLIORARE

Si è capito? Per diventare definitivamente grande, Devin Booker deve continuare a lavorare per affinare i propri punti di debolezza, che ancora esistono e che devono essere estirpati dal gioco di un ragazzo che vuole, può e deve diventare tra i più dominanti della NBA. La difesa, prima di tutto, necessità primaria per una guardia, ruolo che mette davanti alcuni dei migliori attaccanti della Lega. Sicuramente, Booker è ben lontano dall’essere un difensore nato e voglioso, e non è aiutato da piedi non velocissimi per un esterno. Quale soluzione? Leggere, anticipare, usare la statura importante e l’intelligenza per non andare sotto in maniera oltremodo dannosa. Un vero leader, se attaccato dagli avversari in difesa, deve assolutamente dimostrare di saper reggere l’urto, allo staff e soprattutto ai compagni, per essere anche esempio. Ecco, i compagni: per Devin sarà punto di svolta l’imparare o meno a giocare efficacemente con loro e, da questo punto di vista, l’inizio promette bene. Non solo, come abbiamo detto, i tiri di Booker sono maggiormente costruiti con la circolazione del pallone, ma i suoi assist sono aumentati dai 4.7 della scorsa stagione ai 6.8 di questi primi quattro match.

Sia chiaro, non si pretende di analizzare quattro partite e farne la base sicura dello sbocciare definitivo di un talento. Ma, in fondo, ha ragione chi diceva che “chi ben comincia…” e, questo ce lo dovete concedere, Devin Booker ha cominciato proprio bene e a Phoenix, ora, è finalmente lecito sognare, perché il deserto si sta popolando e il sole sta sorgendo.