Aveva salutato e lasciato andare per sempre la madre malata con una promessa, quella di vincere un titolo NBA, subito dopo aver saputo di essere stato scambiato dai Boston Celtics in direzione Cleveland; poi però qualcosa si è incrinato, e prestazioni sottotono e scarsa chimica con la squadra l’hanno reso spendibile. Finito ai Jazz Jae Crowder sembra ora ritrovato ed ha già ingranato la marcia giusta nella gara di ieri notte contro i Portland Trail Blazers (vinta 115-96). E anche se è presto per trarre un giudizio, l’aria negli headquarters della franchigia dello Utah è sicuramente positiva.
Coi primi numeri da Jazz Jae Crowder ha già convinto
Inserito nella maxi-trade che ha portato i Cavs a rifarsi il look spostando pedine considerate fondamentali ad inizio stagione, sembra che il prodotto di Marquette abbia proprio fatto di necessità virtù. Come nuovo membro degli Utah Jazz Jae Crowder ha esordito suonando la carica, con una prestazione da 15 punti, 5 rimbalzi e 3 assist, con tanto di pepata dichiarazione di sentirsi bene a giocare in un sistema (riferimenti ad esperienze precedenti puramente non casuali).
Lo sostiene lui, ma anche il suo nuovo GM Dennis Lindsey, che intervistato da Eric Woodyard di The Deseret News si è detto del tutto entusiasta del nuovo arrivato:
[Crowder] È molto versatile in difesa e può davvero spaziare dalla posizione di due a quella di quattro, con cambi e fisicità. […] Di lui avevamo già visto abbastanza per poter pensare che facesse proprio al caso del nostro modo di giocare. Eravamo davvero ansiosi di averlo qui.
Una promozione a pieno titolo, quasi “sulla fiducia”, per un giocatore che sotto la guida di coach Lue in Ohio era stato ampiamente sottotono. D’altronde Crowder potrebbe non aver ancora superato la perdita della madre, e gli ulteriori nervosismi dovuti al periodo negativo dei Cavaliers prima della trade-rivoluzione potrebbero aver complicato la condizione mentale del giocatore, professionista sì, ma anche essere umano.
Crowder buon rinforzo per un mercato tra alti e bassi
L’ala ex Cavs è arrivata in un momento di grazia per la squadra di Quin Snyder: i Jazz giocano bene, sono al decimo posto della Western Conference e bussano alla porta di Clippers e Pelicans, per dare una svolta al record di 28-28 e guadagnare uno spot per i playoff che ad oggi Donovan Mitchell e compagni probabilmente meriterebbero.
Ai Jazz Jae Crowder non è però arrivato per nulla: a Cleveland è andato Rodney Hood, in ottima forma e capace di trentelli dalla panchina giusto una settimana fa. Ma nella NBA solo in pochi sono dati per scontati, quindi sul mercato anche Hood, che a dire dello stesso GM Lindsey è stato cercato da ben 20 squadre prima di approdare alla corte di Re LeBron. I Jazz avevano ottenuto anche Derrick Rose, ma l’MVP 2011 è stato prontamente tagliato ed è in cerca di nuova dimora. Ecco Crowder dunque, con tanta voglia di tornare se stesso e una promessa da mantenere.
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