L’altro Kevin Durant

di Olivio Daniele Maggio
Kevin Durant e LeBron James, due delle stelle che NBApassion vi racconterà

Kevin Durant è senza ombra di dubbio la freccia più acuminata che Steve Kerr può scagliare contro i suoi avversari. In fondo, l’adattamento nelle fila dei Golden State Warriors pareva fin da subito scontato,  anzi scontatissimo, vista la sua capacità di segnare praticamente in tutti modi (dal midrange, da tre, in penetrazione, in isolamento, spot up e affini) e il suo essere tatticamente versatile.  Questo sistema offensivo, che prevede una circolazione di palla frenetica unita a movimenti armonici dei giocatori e fulminanti transizioni, poteva renderlo solo più efficiente.

Kevin Durant si è costruito la fama da scorer implacabile da quando ha messo piede in NBA. Ma alla fine si parla di un giocatore eclettico, che fa valere il suo tasso tecnico anche nella propria metà campo. Già, soprattutto da quando è approdato nella Baia il numero 35 sta registrando una crescita sensibile in difesa: come accaduto per l’attacco, le peculiarità fisico/tecniche gli hanno permesso di trovare un posto di rilievo nella retroguardia californiana.

I Warriors tendono ad essere sempre aggressivi sul pallone, ruotano in continuazione per non far respirare gli avversari. Anche gli aiuti sul lato debole in tal senso sono fondamentali. Come quelli di Durant, pronto ad intervenire quando l’attaccante va in penetrazione, grazie alle sue letture e alle lunghe leve; non è un caso che riesca a mettere a referto almeno 2 stoppate per partita e garantire una buona protezione del ferro. Lo stesso accade quando un avversario è spalle a canestro: infatti se un compagno ha bisogno di una mano, lascia la propria controparte e si precipita a chiudere le velleità. Un intimidatore guardingo dotato di senso della posizione e di un pizzico di scaltrezza. Kevin Durant porta a casa più o meno 6 rimbalzi difensivi a partita (solo Green fa di meglio in graduatoria) utili ad innescare le tanto decantate ripartenze. Sa sempre dove piazzarsi per abbrancare il pallone. Pallone che sporca nel momento in cui ci va a mettere la mano coprendo così le linee di passaggio.

 

Jrue Holiday trova spazio per la penetrazione ma Durant interviene giusto in tempo.

 

La famigerata death lineup consente ai Warriors di avere una difesa ancor più camaleontica, poichè KD, posizionato nella casella PF, può prendersi in consegna uno dei lunghi sui pick and roll e reggere con facilità i cambi. Assieme a Draymond Green compone un frontcourt duttile ed arcigno in grado di contrastare i lunghi classici e i cosiddetti stretch four/five.

Attenzione riservata alla difesa dell’area, e a quella relativa al perimetro. Kevin Durant è tempestivo nell’andare a compiere un closeout sul tiratore di turno, con rapidità e decisione. La sua apertura alare gli consente di offuscare la visuale del tiratore avversario che è costretto a passare la palla o a forzare il tiro da 3. Statisticamente, concede solo una tripla su 4 ed una percentuale del 35% circa. Talvolta riesce a rendersi protagonista di un recupero e successivo contropiede.

 

KD va a disturbare con successo il tentativo da tre di Carmelo Anthony.

 

Della roccaforte dei Warriors è una delle fondamenta più solide, regge gran parte del peso dell’assetto. Pure da solo. Il numero 35 è preparatissimo nel far fronte agli isolamenti: l’attaccante viene tenuto a bada con la prestanza fisica unita all’accortezza negli scivolamenti laterali e a un fluido footwork. Una volta prese le misure è dura staccarselo di dosso, poichè le dimensioni e il dinamismo gli consentono di difendere su diversi ruoli. L’efficacia regna pure negli isolamenti in post, infatti Kevin Durant tiene i piedi ben incollati a terra e resiste alle sportellate, impedendo agli avversari di concludere in maniera pulita (e qui le sue braccia sbarrano la strada con veementi stoppate). Sono al di sotto degli 0.70 i punti concessi per possesso sugli isolamenti avversari.

 

Difficile battere Durant nell’uno contro uno quando mantiene saldi i nervi.

 

Tanta qualità e freddezza nella metà campo offensiva, intuizione e solidità nelle retrovie. Kevin Durant ha probabilmente svestito i panni dello scorer e ha indossato quelli di un two way player sagace e formidabile, che sa adattarsi ad ogni tipo di situazione.

 

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