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76ers, Markelle Fultz licenzia il suo “dottore” per il tiro dopo le recenti nuove difficoltà

di Michele Gibin
caso Markelle Fultz Fultz con la sua nuoova divisa

Markelle Fultz saluta il suo preparatore atletico Drew Hanlen. Come riportato da Alex Kennedy di hoopshype.com, il rapporto di lavoro tra la guardia dei Philadelphia 76ers e Hanlen sarebbe giunto al termine.

Nessuna dichiarazione sulle motivazioni è stata diramata dai diretti interessati.

Hanlen è l’uomo che in estate ha ricostruito da zero il movimento di tiro di Markelle Fultz, dopo una stagione da rookie passata quasi interamente ai box per un “misterioso” infortunio alla spalla destra.

Infortunio che i 76ers definirono un “problema di disequilibrio nella struttura muscolare della spalla“, patologia nota come “discinesia scapolare“.

Fermatosi dopo appena 4 partite di stagione regolare, l’ex scelta numero 1 al draft NBA 2017 dovette imbarcarsi in un lungo percorso di terapia e riabilitazione.

La separazione tra i due potrebbe essere legata alle recenti difficoltà di Fultz al tiro, dopo un esordio di stagione dai segnali incoraggianti. In ottobre, il prodotto di Washington ha tentato 13 tiri da tre punti (4 segnati), mostrando coraggio e mancanza di esitazioni.

Da novembre però, percentuali e fiducia di Markelle sono tornate a crollare. In 7 partite disputate, Fultz non ha ancora tentato un solo tiro da tre punti, e la percentuale ai tiri liberi non ha mai superato il 60% complessivo in stagione.

Il problema di Fultz appare di natura prevalentemente psico-motoria. In sole 17 partite da professionista, l’ex Washington Huskies ha variato più volte tecnica di esecuzione, soprattutto dalla lunetta. L’ultima “versione” prevede una curiosa finta di tiro, effettuata dopo aver portato la palla al di sopra delle spalle, e prima di lasciare andare il pallone.

Fultza sembra invece decisamente più a suo agio nei movimenti di arresto e tiro da 3-5 metri. Conclusione che prende come seconda opzione, quando la via al ferro è chiusa, ma che esegue con discreta naturalezza.

Markelle Fultz e la vita dopo Jimmy Butler

La mancanza di fiducia nel proprio tiro può essere devastante per un cestista. La pallacanestro è sport letale per mettere a nudo le carenze tecniche di un giocatore, e nel caso di Markelle Fultz, ad un occhio esterno – vale la pena sempre sottolinearlo – tale mancanza di fiducia pare essersi trasformata in terrore di andare in lunetta ed esporsi al pubblico ludibrio.

Il tam-tam sul web, iper-cinico bar sport del duemila, non aiuta di certo. Il paragone col suo collega di draft Jayson Tatum neppure.

Finora i 76ers hanno tenuto Fultz al riparo, schierandolo in quintetto e cercando di valorizzare le doti di “slasher”, di creatore di gioco e di grande difensore (dormite a parte, che qua e là fanno ancora capolino) del prodotto di Washington.

L’arrivo di Jimmy Butler (scelta logica e corretta del front office Sixers), a sua volta tiratore non eccelso (33.9% in carriera) e trattatore della palla, pone delle questioni offensive per coach Brett Brown.

Redick a parte, T.J. McConnell (a propria volta non un cecchino), Wilson Chandler e Mike Muscala (che sarebbe un centro) sono di fatto i migliori tiratori oggi a roster per i 76ers. La partenza di Covington e Saric darà più minuti al duo Furkan Korkmaz-Landry Shamet.

Il turco è potenzialmente un ottimo tiratore (3 su 6 da tre e 16 punti nella vittoria Sixers lunedì notte a Miami), seppure ancora acerbo. Shamet si è dimostrato più pronto, ed almeno inizialmente sarà favorito nella lotta agli ultimi minuti disponibili dalla panchina nelle nuove rotazioni di coach Brown.

Markelle Fultz continuerà a partire in quintetto.

Una “linea difensiva” Embiid-Butler-Simmons-Fultz può rivaleggiare con i pari-ruolo di Toronto Leonard-Anunoby-Siakam-Ibaka.

In attacco, la presenza simultanea di Simmons-Fultz-Simmons potrebbe tendere a far ristagnare l’attacco, restringere il campo ed invitare gli avversari a scagliarsi contro Embiid.

I nuovi 76ers dovranno cercare di far valere la presenza fisica, l’atletismo e la (potenzialmente) super difesa del quartetto di cui sopra, e sperare che la panchina – guidata dal sinora candidato numero uno quale Miglior Sesto Uomo dell’Anno J.J.Redick – possa fornire la necessaria dose di pericolosità da dietro l’arco dei tre punti.

 

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