Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiI peggiori contratti dei giocatori NBA

I peggiori contratti dei giocatori NBA

di Giandamiano Bovi
John Wall-peggiori contratti NBA

Quali sono i peggiori contratti dei giocatori Nba? I meno appetibili sul mercato, più difficili da scambiare e in grado di bloccare il cap di una franchigia? Analizziamo cinque casi di giocatori rinnovati a cifre spropositate nelle scorse off-seasons. Non prendiamo in considerazione contratti in scadenza nell’estate 2019 né contratti su cui è stata utilizzata la stretch provision. Questa regola, approvata nel 2011, prevede la possibilità di tagliare un giocatore distribuendo il rimanente salario garantito per il doppio degli anni rimanenti più uno. Per fare un esempio recente, la stretch provision è stata usata sui contratti di Joachim Noah e di Luol Deng. I Knicks avranno a cap il francese per circa 6.4 milioni di dollari fino al 2022 (i 19 milioni previsti per la stagione 2019/2020 sono stati “spalmati” su tre anni). I Lakers hanno invece distribuito i 15 milioni di Luol Deng in 5 annui fino al 2022.

Ci soffermeremo ora su 5 casi eclatanti di giocatori che stanno deludendo le aspettative dopo aver firmato ricchi rinnovi.

John Wall, Washington Wizards 

I Wizards sembrano attualmente una squadra sul punto di esplodere. Il loro leader conclamato, John Wall, si è più volte detto insoddisfatto di compagni e staff tecnico.

Pochi dubbi sul valore assoluto del giocatore, uno tra i migliori play a Est quando sano e in forma. Ma il rinnovo di contratto firmato da Wall ha cifre spropositate: 170 milioni in 4 anni a partire dal prossimo. Se i Wizards dovessero mancare l’appuntamento con i playoffs, o vedersi eliminati al primo turno, potrebbero avere la tentazione di smontare la squadra e darsi al tanking. Come gestire il contratto assurdo di Wall? Chi potrebbe volere un All-Star decisivo sì ma attualmente strapagato? Cosa potrebbe ricevere Washington in cambio, data la necessità di pareggiare un salario da 40 milioni annui? Attualmente, data la posizione in classifica della squadra e le alte possibilità di fallimento, il contratto di Wall diventa un peso più che una risorsa per la franchigia.

Chandler Parsons, Memphis Grizzlies

Al momento della firma di Parsons, Memphis sperava di aggiungere quella pericolosità perimetrale nello spot di ala piccola troppo spesso mancata nelle stagioni precedenti. Purtroppo Parsons è un giocatore storicamente falcidiato dagli infortuni, e ha giocato solo 73 gare in 3 stagioni con Memphis: 3 presenze nella stagione attuale. Memphis avrà il fardello del contratto da 25 milioni annui di Parsons fino all’estate 2020. Il prossimo anno è una player-option, ma difficilmente Parsons, ormai più dedito a fare il modello che il giocatore di basket, lascerà sul tavolo 25 milioni. Questa disastrosa firma nella free agency 2016 impedisce a Memphis di aggiungere a roster quel talento che le manca per rafforzarsi nella lotta playoffs. I milioni di Parsons potrebbero significare uno o due buoni giocatori in più a roster, quel che servirebbe per far tirare il fiato a Conley e Gasol.

Andrew Wiggins, Minnesota Timberwolves

Wiggins venne scambiato dai Cleveland Cavs all’interno di un’ampia trade che portò Kevin Love al fianco di  LeBron James. Sul giovane rookie diretto a Minnesota c’erano però grandi aspettative: veniva additato addirittura come erede di James. Al quinto anno nella lega, Wiggins non è diventato altro che uno scorer, nemmeno tra i più efficienti. Nella stagione appena iniziata, produce 15 punti con il 35% da tre e il 37% da due. Queste percentuali sarebbero accettabili per un giocatore di rotazione, ma non lo sono per una presupposta seconda stella entrata nel primo anno di un quinquennale da 148 milioni di dollari complessivi. L’ex Kansas ha ancora potenziale per sviluppare le proprie doti, avendo solo 23 anni. Tuttavia, al momento è ben lontano dal meritare anche la metà del massimo salariale offertogli da Minnesota. I Timberwolves rischiano di rimanere nel limbo della Western Conference, perchè hanno puntato troppi soldi su un giocatore acerbo che non ha mostrato miglioramenti decisivi nelle sue prime stagioni. Difficile trovare qualcuno disposto a prendersi Wiggins dando qualcosa di appetibile in cambio.

Gorgui Dieng, Minnesota Timberwolves

La dirigenza di Minnesota non si è mostrata una delle più illuminate nella gestione dei rinnovi. Oltre al contratto spropositato di Wiggins, i Wolves hanno offerto un quadriennale a salire da 64 milioni a Gorgui Dieng. Il centro senegalese aveva mostrato caratteristiche utili al basket moderno nelle sue prime stagioni nella lega, ma sembra essersi ora adagiato dopo aver firmato quel contratto. Nella stagione 2016, durante la quale rinnovò, giocava 32 minuti di media e si faceva valere sotto i tabelloni con 8 rimbalzi a partita. Oggi, garantisce solo 13 minuti e 4 rimbalzi, non mette intensità sul parquet e si limita far rifiatare Towns come centro di riserva. Dieng può essere ancora considerato un giocatore utile in NBA, ma non merita assolutamente le cifre concesse dalla dirigenza di Minnesota. Nella stagione 2020/2021 guadagnerà ancora 17 milioni. Il suo contratto è forse il più difficilmente scambiabile dell’intera lega.

Ryan Anderson, Phoenix Suns

Tra i contratti peggiori della lega troviamo anche quello di Ryan Anderson, tanto straordinario al fianco di Anthony Davis (avete presente Mirotic a Chicago e Mirotic a New Orleans?) quanto pessimo nella sua avventura ai Rockets. Houston si è liberata del suo contratto, che prevede 20 milioni circa in questa stagione e 21 nella prossima, spedendolo a Phoenix in cambio dell’infortunato Brandon Knight e del deludente Chriss. Knight non ha ancora messo piede in campo in questa stagione, ha saltato la scorsa eppure ha contratto ancora per 15 milioni nella prossima. Chriss ha convinto Houston al punto da vedersi negata l’opzione da 4 milioni per il prossimo anno. Questo chiarisce il valore attuale di Ryan Anderson, che ai Suns segna 4.5 punti di media. Per i Suns il suo terribile contratto non è però un peso eccessivo. I piani della dirigenza non prevedono infatti di creare una squadra competitiva nel breve termine, ma di far crescere con calma giovani come Booker e Ayton. Phoenix può aspettare con tutta calma che scada il contratto di Anderson per poi affrontare in modo aggressivo la free agency 2020.

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