Effetto Doncic.
Giudicare lo scambio di scelte Trae Young-Luka Doncic tra Atlanta Hawks e Dallas Mavericks non è cosa giusta da farsi dopo 25 partite di regular season.
Nessuno potrebbe dire quali difficolta avrebbe incontrato lo sloveno in una situazione come quella di Atlanta, e quanto al contrario a Young avrebbe giovato un ambiente positivo come quello di Dallas. I conti si faranno alla fine, com’è noto.
Quel che però è evidente è che l’effetto Doncic ha fatto dei Dallas Mavericks una candidata ad un posto ai playoffs della Western Conference, abbastanza incredibilmente. Luka ha facilitato i compiti di regia di Dennis Smith Jr, ha dirottato gran parte delle attenzioni difensive fino ad oggi dedicate al solo Harrison Barnes su di lui, tappato buchi in ogni dove è si e dimostrato già in grado di chiudere una partita NBA.
Luka Doncic è sullo stesso sentiero intrapreso 12 mesi fa da Donovan Mitchell e Ben Simmons. Rookie che tutto sono apparsi tranne che rookie. 18.2 punti, 5.6 rimbalzi e 4.1 assist per un giocatore in grado fare qualsiasi cosa in campo, anche portare la sua squadra al vertice della “particolare classifica” riservata alle squadre texane.
Il ritorno di sul parquet di Dirk Nowitzki sarebbe la ciliegina sulla torta di una stagione che potrebbe portare a Luka il premio di Rookie of the Year, a Dallas un ritorno alla post season dopo tre anni di assenza, e quattro eliminazioni al primo turno consecutive dopo la grande vittoria del titolo NBA nel 2011, e a DeAndre Jordan – chissà – una sfida contro la sua ex squadra, i Los Angeles Clippers.

