La sconfitta dei suoi Miami Heat, invischiati in una lotta playoffs serratissima, non avrebbe comunque potuto rovinare la serata di Chris Bosh, celebrato dal pubblico della American Airlines Arena in occasione della cerimonia di ritiro della sua maglia numero 1.
Chris Bosh è diventato il quarto giocatore della storia dei Miami Heat vedere la sua maglia pendere dalle volte della “AAA” (Tim Hardaway, Alonzo Mourning e Shaquille O’Neal i suoi nuovi “colleghi”).
L’ex star dei Toronto Raptors, vincitore di due titoli NBA (2012 e 2013) in maglia Miami Heat ha incassato le congratulazioni a distanza dell’ex compagno di squadra LeBron James, impegnato contro gli Washington Wizards con i suoi Los Angeles Lakers ed impossibilitato a presenziare, ed ha ringraziato squadra, città e pubblico in un lungo e sentito discorso.
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— Miami HEAT (@MiamiHEAT) March 27, 2019
“Voglio ringraziare la famiglia Harrison (proprietari dei Miami Heat, ndr) e Pat Riley per le belle parole” Esordisce Bosh “Forse non sapete che incontrai Pat per la prima volta quando ero solo un esile 19enne di Dallas, Texas. Sfortunatamente per lui, al draft 2003 io fui scelto con la chiamato numero 4 così lui dovette ripiegare su un ragazzino che si chiamava D-Wade… (presente in platea, ndr). Devo dirtelo, Dwyane: mi spiace che la mia maglia venga ritirata prima della tua, almeno potrò dire di averti battuto in qualcosa… In ogni caso, ci ritrovammo poi tutti nel prosieguo delle nostre carriere, ed il resto è storia“.
Chris Bosh: “Grazie Miami, mi avete sempre dato la forza di combattere”
Bosh elenca poi i traguardi raggiunti dai Miami Heat del big-three James-Wade-Bosh, e la leggendaria gara-6 delle finali NBA del 2013 (citando il fatto che, a ridosso del termine della partita, gli organizzatori avevano già iniziato ad allestire i cordoni di sicurezza per la premiazione dei san Antonio Spurs, prima del pareggio di Ray Allen).
“Andare a rimbalzo è una questione di determinazione, di voglia di combattere, una cosa che ho imparato da mio nonno ‘Daddy’ Jack Bosh” Prosegue Bosh “che divenne un uomo di successo ed un proprietario terriero in Texas durante la ‘Jim Crow Era’ (l’adozione delle leggi segregazioniste negli Stati Uniti del sud, ndr). Mio nonno mi disse: ‘Chris, farai grandi cose’, e mio padre mi spinse a dare il meglio di me, accompagnandomi ogni giorno a scuola ed agli allenamenti, mattino, sera e domeniche (…) Quando nel 2015 mi trovavo in ospedale, con un ago inserito tra le costole, gli Heat mi portarono centinaia e centinaia di lettere scritte da voi (rivolto al pubblico, ndr), ed io le lessi tutte, e queste mi ispirarono a tornare in campo anche se non sapevo dove avrei trovato le forze per farlo. Miami è questo per me, un posto speciale che mi ha spinto a superare anche i momenti più bui“.
The memories, the championships & the @MiamiHEAT family… @chrisbosh speaks on his jersey retirement! #ThankYouChr1s https://t.co/YtacEi8CXn
— NBA (@NBA) March 27, 2019
Chris Bosh ringrazia poi gli inservienti ed i lavoratori della American Airlines Arena, e rivolge alcune parole di ringraziamento in spagnolo per omaggiare la comunità ispanica della città: “In quella gara-6, voi tutti mi avete dato l’energia per rimanere concentrato fino alla fine, e dato la possibilità di prendere il rimbalzo più importante della storia del Gioco. Oggi mi sento bene. Sono felice, sto bene (…) ma niente potrà eguagliare le emozioni vissute assieme quella notte“.
“Oggi, quelle quattro lettere sul retro di quella maglia ci sono il nome della mia famiglia, di mia moglie, dei miei figli, di mio padre e di mio nonno Daddy Jack. Ora sono scritte per sempre nella storia, assieme alle quattro lettere ‘H-E-A-T’, ovvero tutti voi (al pubblico, ndr). Mi avete mostrato la via ed aiutato a rialzarmi quando ero a terra. Come on, Heat!“

