Nelle ultime ore, si fanno sempre più insistenti le voci che vorrebbero LeBron James lontano da Miami. Il Prescelto sarà free agent, ma è possibile anche che continui la sua avventura in Florida. Ecco tre vantaggi per farlo:
1) Conosce ambiente e compagni: Restare a Miami per LeBron significherebbe sicuramente rimanere all’interno di una realtà collaudata e vincente. Due titoli in quattro anni (peraltro sempre in Finale dall’arrivo in Florida) sono qualcosa di storico, e una mini-dinastia si è già creata. Il feeling con i compagni dura ormai da 4 anni, almeno con l’osso portante (Wade, Bosh, Chalmers, Haslem) e perderlo proprio ora sarebbe inutile. La sconfitta contro S.Antonio pesa molto, ma l’organico del team di Southbeach potrà avere senz’altro altre chances. Proprio dagli Spurs si può prendere esempio: Wade ha dimostrato di riuscire ancora ad incidere quando la partita è decisiva e quando le ginocchia lo permettono (ugual discorso che in Texas vale per Duncan), il Bosh visto nell’accoppiata 2012/’13 è un fattore rilevante ed in più coach Spoelstra potrà vantare dalla sua comprimari di lusso come Allen ed il neo-arrivo Shabazz Napier.
2) Not one, not two, not three… All’arrivo a SouthBeach nell’estate 2010, nel giorno della presentazione ai tifosi, LBJ disse: “Not one title, not two, not three, not four, not five, not six”. Ecco, siamo a due su [almeno] sei. La promessa fatta quattro stagioni fa al momento è stata rispettata solo in parte e cambiare di nuovo squadra dopo le critiche subite all’addio a Cleveland potrebbero mettere un’enorme pressione negativa attorno all’uomo uscito da Akron. Se LeBron vuole continuare a mantenere la promessa, ad inseguire Jordan&Kobe e a smorzare le critiche post-sconfitta con gli Spurs, occorre vincere subito e tornare a smentire i critici e gli haters. La piazza ideale per farlo è Miami: ha già sperimentato cosa significhi vincere nella “Beach Town” e l’anno prossimo potrebbe essere la volta buona per ripetersi e arrivare a quota tre anelli. Al contrario, cambiare squadra rappresenterebbe una minor probabilità di vincere il titolo, soprattutto al primo tentativo: sicuri che King James voglia aspettare un altro anno?
3) James=Miami, che fa di tutto per tenerselo Se pensate a Micheal Jordan, rimandate ai Chicago Bulss, se pensate a Magic o Kobe pensate ai Lakers, se pensate a Larry Bird, vi vengono in mente i mitici Celtics. Un vincente non può continuare a cambiare squadra: già l’addio ai Cavs nel lontano, ma nemmeno troppo, 2011 aveva suscitato scalpore e messo sull’attenti i critici. LBJ non può permettersi di cambiare squadra un’altra volta. Necessita di affiancare il proprio nome ad una franchigia, ed il nome ideale è Miami. Dalla loro, gli Heat fanno di tutti per tenersi stretta la prima super-star dell’epoca dei social network. L’esempio più nitido risale a soli pochi giorni fa. Barclays Center, Brooklyn, è la Draft night. Diverse volte, dopo il titolo NCAA di UCoon, e il giorno stesso, LeBron aveva dichiarato come “Shabazz Napier sia l’atleta più promettente al Draft”, lanciando diversi messaggi d’ammirazione all’ormai ex playmaker degli Huskies. Ecco, proprio giovedì notte, Miami ha ceduto due giocatori, due scelte future e soldi ai nuovi Hornets, pur di riuscire ad accaparrarsi Napier. Ecco, Riley&il resto della dirigenza fanno di tutto, ora tocca solamente al giocatore cresciuto a St. Vincent & St. Mary.

