Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsAtlanta HawksAtlanta Hawks, ecco la lettera incriminata di Bruce Levenson

Atlanta Hawks, ecco la lettera incriminata di Bruce Levenson

di Virginia Sanfilippo

Continuano i casi di razzismo in NBA. Dopo le celebri telefonate di Donald Sterling, che hanno costretto l’ex owner dei Los Angeles Clippers a cedere la franchigia di LA (ora nelle mani di Steve Ballmer), il commissioner Adam Silver si è trovato tra le mani un altro caso di razzismo, seppur mitigato in uno sfondo “economico”, questa volta: il proprietario degli Atlanta Hawks, Bruce Levenson, si è autodenunciato alla lega, per aver inviato una mail del 2012 al general manager degli Hawks, Danny Ferry, in cui sosteneva che la grande presenza di neri alla Philips Arena stesse, secondo lui, allontanando e spaventando le famiglie bianche. 

“Ho evidenziato che, nella nostra vendita degli abbonamenti, la fascia che comprende i maschi bianchi di 35-45 anni è molto ridotta, mentre per le altre franchigie rappresenta la fetta principale del pubblico abbonato. Mi sono chiesto il perchè, e ho notato che durante le nostre partite il 70% del pubblico è nero, le cheerleaders sono nere, la musica è hip hop, al bar il 90% delle persone sono nere, ci sono pochi padri e figli alle partite e i concerti che facciamo dopo le partite per attirare pubblico sono quasi sempre hip hop o gospel. Ho fatto un giro per le altre arene, e in nessuna c’è una situazione come la nostra. La mia teoria è che la folla di pubblico nero stia spaventando il pubblico bianco e che non ci sono abbastanza fan neri ricchi per poter costituire una base di abbonamenti sufficiente. Per favore, non fraintendermi, non c’era nulla di minaccioso nell’arena, ma penso semplicemente che i bianchi non si trovino a loro agio in un contesto in cui si trovano in netta minoranza. Quindi ho proposto di prendere alcune cheerleaders bianche e di utilizzare musica che sia più familiare al quarantenne bianco medio, se è questo il target su cui dobbiamo puntare. Mi sono anche impuntato perchè i fan che vengono scelti durante gli intervalli per scendere in campo a tirare sono sempre neri e la kiss cam inquadra sempre gente nera. So che è un argomento delicato, ma penso che questo sia il principale motivo per cui vendiamo così pochi abbonamenti stagionali”, questa la traduzione dei passi salienti della mail di Levenson.1410131061000-2014-09-07 Bruce Levenson1

Non c’è dubbio che la posizione adottata da Levenson sia fin troppo semplicistica, ancorata a vecchi stereotipi e ad un’idea della società americana in cui l’integrazione, quella vera, sia ancora lontana dall’essere raggiunta, ma nel mondo della NBA c’è anche chi lo difende, come una stella del calibro di Kareem Abdul-Jabbar, che su Levenson dichiara: “Le sue osservazioni circa la necessità di attrarre più tifosi bianchi sono assolutamente ragionevoli. Mi viene la pelle d’oca quando afferma che la folla nera spaventa il pubblico bianco, o che non c’è una base di spettatori di colore abbastanza benestante da costituire una sufficiente riserva di abbonamenti stagionali, ma, d’altra parte, non ho la prova che la prima o la seconda delle due affermazioni sia errata. Non ha mai sostenuto che gli spettatori bianchi valessero più di quelli di colore: se la Philips Arena fosse sempre esaurita e ogni posto a sedere fosse occupato da un afro-americano, non avrebbe scritto alcuna lettera. In realtà cercava solo un modo di cambiare quella che secondo lui era la percezione del pubblico bianco di Atlanta, in modo da vendere più biglietti e più abbonamenti, che , dopotutto, è il suo mestiere”.

Levenson, da parte sua, vista l’inchiesta aperta dalla lega nei suoi confronti, ha deciso di mettere in vendita le sue quote della franchigia di Atlanta, facendosi da parte. Non sono mancate, da più parti, le ipotesi “complottiste” in merito alla vicenda, che, per alcuni, sarebbe stata architettata ad arte da Levenson per avere la possibilità di vendere le sue quote senza un’eccessiva svalutazione.

 

You may also like

Lascia un commento