Peter Guber, co-proprietario dei Golden State Warriors spiega, durante una intervista rilasciata a USA today come un possibile documentario sull’ultimo anno di Kevin Durant ai Golden State Warriors in stile “The Last Dance”, e la possibilità per la franchigia di vincere 4 titoli NBA in 5 anni, avrebbe potuto influenzare anche in modo negativo la squadra, creando agli occhi degli “outsiders” un clima di presunzione o superiorità verso le altre franchigie della lega, visto i paragoni che si scomodarono con i leggendari Bulls di Michael Jordan e Scottie Pippen.
Guber ha poi spiegato che anche gli Warriors avevano concesso a Andy Thompson, vice president of content production for NBA Entertainment, le credenziali per raccogliere materiale video con una troupe per 5 anni consecutivi (da 2015 al 2019)n durante la stagione regolare e tutti i playoffs fino alle finali, con l’intento di produrre un film sul percorso della squadra vincente delle Finals, anno per anno.
Ma Thompson nella stagione 2018/19 non riuscì a filmare i campioni in carica per il volere degli Warriors, al contrario di quanto accaduto con gli ultimi Bulls di Jordan, che lasciarono che la troupe di NBA entertainment entrasse all’interno dello spogliatoio della squadra grazie a delle condizioni ben diverse da quelle dei Dubs.
Phil Jackson era all’ultimo anno di contratto con la franchigia, e questo a Michael Jordan e Scottie Pippen fece capire che questa era l’ultima stagione della loro dinastia durata 6 anni. Jordan acconsentì alle riprese ma si riservò l’esclusiva sulla eventuale uscita del filmato. “Devi lasciare che il coach e il general manager insieme ai giocatori creino la loro cultura, sperando che si tramuti in una cultura vincente” Così Guber, “Poi torni indietro e cerchi di tirarne fuori il miglior dipinto possibile con un film o documentario, non dicendo: facciamolo adesso perché siamo sicuri di vincere, non penso sia una buona strategia, interessa ciò che stai facendo e non quello che potrà accadere”.
I Golden State Warriors basarono i loro successi su due dei migliori tiratori della NBA, gli “splash brothers” Stephen Curry e Klay Thompson, coadiuvati da un grande difensore come Draymond Green e un veterano in uscita dalla panchina a nome Andre Iguodala, vincitore del premio di MVP delle finals 2015.
“L’alchimia di squadra creò questo gruppo fantastico“, dice Guber “Prendi gli stessi giocatori tutti assieme ma in un’annata diversa, e non lavoreranno alla stessa maniera, la salute gioca un ruolo fondamentale in tutto ciò”.

