Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsGruppo di giocatori NBA “perplessi” sull’opportunità di giocare a Orlando

Gruppo di giocatori NBA “perplessi” sull’opportunità di giocare a Orlando

di Michele Gibin
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Una fazione di 40-50 giocatori NBA avrebbe espresso dubbi sulla prospettiva di giocare ad Orlando la fine della stagione, una posizione che avrebbe invitato lega e NBPA a prevedere la possibilità per chi non se la sentisse, di non giocare.

Non esistono oggi prese di posizione ufficiale o “ritiri”, ma un nutrito gruppo di atleti avrebbe posto alcuni dubbi.

Tra questi, la necessità di oltre un mese di isolamento dalle famiglie (non sarà consentito il soggiorno a Orlando ai famigliari prima del secondo turno di playoffs) a partire sin dalla metà di luglio per i training camp.

I giocatori delle squadre che, classifica alla mano, avranno ben poche chance di conquistare i playoffs con sole 8 partite di regular season a disposizione, avrebbero inoltre esposto dubbi sull’effettiva necessità della loro presenza.

Ai dubbi di tipo logistico si aggiungerebbero quelli di carattere sociale. Alcuni giocatori riterrebbero non corretto tornare a giocare in un momento così difficile per la comunità afroamericana negli USA. L’omicidio di George Floyd lo scorso 25 maggio ha indignato gli Stati Uniti e acceso proteste importanti in tutto il Paese, e il clima di campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali a novembre rischia di dare connotati politici alla causa dei movimenti come Black Lives Matter e per l’eguaglianza sociale.

Un altro punto sul quale NBA e NBPA dovranno mediare sono i protocolli di sicurezza per la salute degli atleti. La NBA prevederà test giornalieri tramite tampone ed una quarantena di almeno 10 giorni in caso di positività al coronavirus, e se un giocatore dovesse lasciare la “bolla” di Orlando per necessità e poi rientrarvi, dovrebbe sottoporsi al medesimo periodo di quarantena.

Su indicazioni dei CDC (centri per il controllo e studio delle malattie infettive negli USA), il personale delle squadre superiore ai 65 anni di età potrebbe essere esonerato. Se questo avverrà, allenatori come Gregg Popovich, Alvin Gentry e Mike D’Antoni non potranno sedere in panchina a Orlando. il 75enne Pat Riley, presidentissimo dei Miami Heat, avrebbe già deciso di non volare a Orlando con la squadra.

I giocatori che dovessero scegliere di non giocare al Walt Disney World Resort non verrebbero pagati per le partite saltate, alle squadre potrebbe essere concesso di sostituire gli assenti a roster. La decisione volontaria di non giocare avrebbe ovviamente carattere definitivo, nessun giocatore sarà concesso di rientrare in corsa.

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