Ascolti TV in calo anche del 51% per le finali NBA, assenza forzata di pubblico nelle arene chiuse dalla pandemia, ma per la NBA c’è finalmente una buona notizia, ovvero il successo della riforma che consente dal 2017 alle squadre di porre uno sponsor sulle divise da gioco.
A tre anni dal lancio, le patch pubblicitarie sulle maglie NBA hanno fruttato oltre 150 milioni di dollari di utili, in pochi mesi tutte e 30 le squadre NBA (gli ultimi gli Oklahoma City Thunder) hanno aderito e stretto accordi di sponsorizzazione con aziende, spesso preferendo delle compagnie locali, ma anche con grandi gruppi multinazionali.
Per oltre sessant’anni, le divise da gioco delle squadre della National Basketball Association erano rimaste “immacolate”, eccezion fatta che per il logo dell’azienda partner tecnico della lega (Adidas, Champion, Reebok e Nike negli anni). Un elemento tipico dello sport americano e in netta opposizione alle abitudini europee, dove gli sponsor campeggiano da anni sulle maglie di calciatori, cestisti, pallavolisti e così via.
Una campagna dunque che ha avuto un successo tangibile in soli 3 anni, ed una notizia positiva per la NBA che ha vissuto in questo 2020 un anno tremendo, tra la rottura diplomatica e commerciale con la Cina dell’ottobre 2019, costata la bellezza di (almeno) 300 milioni di dollari di mancati introiti, e la sospensione della stagione per oltre 4 mesi a causa della pandemia da coronavirus che ha cancellato dai bilanci i ricavi derivati dalle arene (biglietti, parcheggi e indotto commerciale). La lega tutta ha dovuto inoltre affrontare la dolorosa e prematura scomparsa di Kobe Bryant, uno dei più grandi campioni NBA di sempre e uno dei simboli della pallacanestro made in USA.
La bolla in cui le squadre hanno terminato la stagione è costata almeno 150 milioni di dollari alla NBA, che si è se non altro consolata col successo logistico: playoffs completati e nessun caso di positività al virus all’interno del blindatissimo campus del Walt Disney World Resort.
NBA, gli analisti prevedono un calo degli investimenti dei potenziali sponsor
Come praticamente ogni settore di mercato, anche la volontà delle aziende di investire nella pubblicità sulle divise dei giocatori NBA farà i conti con la pandemia, almeno come stimato dagli analisti. Almeno un 20% in meno di investimenti “per almeno altri 12 mesi, o finché la pandemia non avrà arrestato la sua corsa (…) le aziende vedranno in questo periodo gli sponsor sulle maglie NBA come un lusso dal quale è possibile astenersi, per il momento. Credo che (la NBA, ndr) sia preparata ad un leggero calo nelle entrate da questo settore di mercato“.
E il calo degli ascolti TV, vistoso nella seconda parte della ripresa della stagione a Orlando dopo un inizio incoraggiante, probabilmente frutto della curiosità attorno alla “bolla”, potrebbe rendere ancora più tiepido il mercato. Meno telespettatori, meno persone che vedono lo sponsor sulle maglie degli atleti, e proprio nell’anno in cui scadranno gli accordi tra alcuni dei partner più importanti.
Gli Houston Rockets hanno giocato a Orlando senza sponsor, scaduto e non rinnovato il contratto con Rokit, azienda produttrice di telefonia mobile.
I Brooklyn Nets, che la prossima stagione con il ritorno di Kevin Durant, Kyrie Irving e con coach Steve Nash al suo esordio in panchina saranno una delle squadre più in vista (e più trasmesse sulle TV nazionali) si sono posizionati in questa stagione in fondo alla classifica delle squadre più “riconoscibili”: solo il 30-32% dei tifosi NBA anche a livello locale (area di New York) sono effettivamente consapevoli di quale sia lo sponsor della squadra (Infor, per la cronaca), i Nets in questa stagione sono andati in diretta sulle TV nazionali per sole 8 volte.

DeAndre Jordan dei Brooklyn Nets
Un numero destinato ad aumentare, ma riusciranno Durant e Irving ad aumentare la brand awareness del brand Brooklyn Nets? In questa stagione, in termini di riconoscibilità, solo Phoenix Suns, Washington Wizards, i canadesi Toronto Raptors, Charlotte Hornets e Atlanta Hawks hanno fatto peggio di Brooklyn.
Sono diverse le grandi aziende che sponsorizzano le squadre NBA: Goodyear per i Cleveland Cavs, Rakuten per i Golden State Warriors, Motorola per gli Indiana Pacers, FedEx (anche main sponsor dell’arena) per i Memphis Grizzlies, PayPal per i Phoenix Suns, Geico e Western Union per Wizards e Nuggets, e l’immancabile Walt Disney Co. per gli Orlando Magic.

