La stagione 2019/20 dei Golden State Warriors ha segnato una brusca caduta della parabola che la dinastia guidata da Bob Myers e Steve Kerr stava compiendo. Si è trattata di un’uscita a vuoto per la franchigia, dopo cinque annate che hanno segnato la storia della NBA.
In realtà, i mancati risultati sono consequenziali degli enormi problemi dei tre All-Star. Klay Thompson non è mai sceso in campo dopo il grave infortunio capitato in gara 6 delle finali NBA del 2019. La stagione di Stephen Curry è durata solamente cinque partite, quando il 31 ottobre si è procurato una frattura alla mano. Con uno dei migliori duo nella lega rilegato lontano dal parquet, Draymond Green è rimasto solo sull’isola. Così si è visto riservare un trattamento meticoloso per prevenire ogni possibile danno fisico al suo corpo.
Una tale situazione ha lasciato presagire per la franchigia della Baia una situazione di stallo, che ha posto le premesse per delineare anticipatamente le basi per il prossimo futuro. La stagione 2020/21 ora sembra pronta a cominciare, e per i Golden State Warriors significherà rimettere piede sul parquet dopo dieci mesi.
Adam Silver sui Golden State Warriors
I Golden State Warriors sono stati la corrente futurista che ha invaso l’intera lega a partire dalla stagione 2014/15, un movimento che ha rivoluzionato numerosi aspetti della pallacanestro di allora. Come pionieri di questa nuova visione, hanno costantemente lavorato per elevare il loro gioco. E per gli avversari è stata un’ardua sfida creare un’efficace risposta. Da quel momento, cinque finali NBA consecutive e tre titoli vinti. Seppur su due di essi ci sia l’importante firma di Kevin Durant, il suo innesto va concepito come un ulteriore tassello che avvicinò sempre di più il progetto di Bob Myers alla perfezione.
I Golden State Warriors, già nel 2016, avevano depositato per le generazioni future una pietra miliare del proprio successo. Record di 24-0 per iniziare la stagione, terza striscia di vittorie consecutive più lunga nella storia della NBA. Il 73-9 con cui concludono la regular season è il più vincente risultato mai registrato, e Stephen Curry è il primo MVP eletto all’unanimità.
La cultura dei Golden State Warriors è stata un modello per chiunque, ed è tutt’altro che un ricordo del passato, perché forse è più viva che mai. La consapevolezza di ciò ha spinto Adam Silver a esprimere tutta la sua fiducia verso il ritorno a pieno regime della squadra di San Francisco.
Come riportato da SLAM, durante un’intervista con il San Francisco Chronicle, il Commissioner ha sottolineato come le sue aspettative siano molto positive. “Ho molta fiducia che torneranno presto ad affermarsi nella lega. Solo a vedere la qualità presente nel loro front-office, e ovviamente il livello dei giocatori presenti nel roster. Ho ragione di credere che torneranno di nuovo ad essere uno dei migliori team della lega.”
Cosa attende ora i Golden State Warriors
L’attenzione viene innanzitutto posta sulla salute ritrovata di Stephen Curry, Klay Thompson e Draymond Green. Per i Golden State Warriors, la presenza degli artefici delle storiche cavalcate degli anni passati può già considerarsi una vittoria. Ma ciò che ha contraddistinto i successi raggiunti è stata la profondità del roster della franchigia. Per quanto nessun fan avrebbe auspicato a trascorrere una stagione come quella appena terminata, i Golden State Warriors hanno potuto sfruttare il tempo per valutare il potenziale dei suoi più giovani giocatori.
Tra questi sicuramente il più brillante si è rivelato essere Eric Paschall, scelto alla 41 del secondo turno nel draft del 2019. La sua prima stagione lo ha consolidato come una possibile miniera d’oro per i Golden State Warriors, culminata con la nomina nel primo quintetto dei rookie per la stagione 2019/20. Questo dovrà essere il punto di partenza per il prodotto di Villanova, per affermarsi come un efficace e solido giocatore di rotazione per coach Steve Kerr.
Alla ricerca della quarta stella
Nell’era dei super team, tre asset di primo livello possono non rappresentare una garanzia di successo. La reale questione da porre non è se i Golden State Warriors necessitino di inserire un quarto giocatore, ma se Andrew Wiggins può finalmente compiere quel salto di qualità definitivo. Dopo aver concluso la stagione con una media punti di 19.4, la sua valutazione si è inondata di considerazioni negative riguardo un ruolo da protagonista in una contender.
La seconda prospettiva riguardo questo bivio passa anche attraverso il draft. I Golden State Warriors sentono che la loro grandezza non sta svanendo e una nuova linfa potrebbe sorgere dalla loro seconda scelta, o forse no. La certezza è che la free agency non è il territorio da sondare per incrementare la qualità del roster, in quanto i tre All-Star sono tutti nel vivo del proprio max-contract. Perciò, la previsione delle eventuali mosse che il management degli Warriors compirà in avvicinamento al 18 novembre, e oltre, è stata un trend topic recentemente. Al fine di soddisfare quei dettagliati bisogni di rotazione per costruire una seria candidata al titolo, i Golden State Warriors dovranno valutare numerose opzioni di movimento. Se quel giocatore non è Wiggins, può essere un giovane prospetto selezionato. Se così non sarà, si cercherà di costruire una trade. Quest’ultimo punto è un altro argomento su cui c’è una folta attenzione. Ciò nonostante, si intuisce che l’unico pacchetto che potrebbe generare una platea di contendenti sia quello che contiene la seconda scelta al draft e Wiggins.
Le sensazioni che si respirano attorno ai Golden State Warriors sono tutte indirizzate all’obiettivo di tornare in corsa per vincere, ora e subito.
L’orgoglio è la loro forza
Dopo una stagione da spettatori, i Golden State Warriors hanno dentro quel forte senso di rivalsa per affermarsi nella stessa lega che hanno dominato negli ultimi cinque anni. Lo scetticismo verso il loro ritorno è sano. Stephen Curry è lontano dai campi da undici mesi, l’ultima partita giocata da Klay Thompson è stata il 14 giugno 2019. Nessuno si aspetta che in maniera automatica tornino ad essere quel rullo compressore che nel 2014 si è precipitato sulla lega.
C’è una chimica da ricostruire, sicuramente delle lacune da colmare, ma è un azzardo non ritrovarsi nelle parole di Adam Silver. La lega si è dimostrata essere più aperta che mai, e al nome dei Golden State Warriors, segue l’appellativo di campioni.

