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Detroit Pistons, no-profit sul NY Times contro Tom Gores: “Venda la squadra”

di Michele Gibin
detroit pistons

L’associazione no-profit Worth Rises ha acquistato un’intera pagina del New York Times di domenica per chiedere alla NBA di agire contro il proprietario dei Detroit Pistons Tom Gores.

Gores è proprietario della Securus Technologies, compagnia con sede a Los Angeles che gestisce i servizi di rete telefonica del sistema carcerario americano. Le chiamate dalle prigioni statali e federali sono a carico dei detenuti e dei familiari, e l’accusa di Worth Rises contro Tom Gores è quella di applicare tariffe troppo costose per il servizio, e soprattutto per un servizio rivolto a persone in condizioni di detenzione. Secondo l’associazione, il costo per una chiamata da 15 minuti può superare i 14 dollari.

Nel suo annuncio Worth Rises si chiede: “Se le vite dei neri contano (black lives matter, ndr), che cosa sta facendo la NBA contro Tom Gores dei Detroit Pistons? Il fatto che Gores sia proprietario di quell’azienda scredita tutto l’impegno profuso dalla NBA in materia di giustizia e uguaglianza sociale (…) con la sua azienda Gores è in netta contraddizione con il principio che le vite dei neri contino, qualcosa che è necessario affrontare“.

In una posizione del genere, e nel modo in cui (Gores, ndr) costruisce parte della sua fortuna, non gli dovrebbe essere permesso di possedere la vostra squadra di basket preferita“, così Bianca Tylek, presidente della no-profit Worth Rises.

Accuse da cui Gores si è difeso, spiegando attraverso un portavoce che la Securus Technologies utilizza parte dei profitti per reinvestirli in opere di riforma del sistema carcerario statunitense. L’azione di Worth Rises contro Tom Gores e la sua azienda non è cosa nuova: sotto la pressione del gruppo e dell’opinione pubblica, nel gennaio 2020 la Securus Technologies si era impegnata a investire 3 milioni di dollari in progetti contro il fenomeno della recidività nei crimini, e aveva annunciato sforzi per ridurre il costo medio delle tariffe dal 30% al 45%.

La NBA ha annunciato tramite un portavoce di seguire da vicino la vicenda, dando sostegno a Tom Gores “per le sue azioni nel campo delle riforme del sistema carcerario“.

Negli Stati Uniti, circa il 40% dei 2.3 milioni di detenuti è afroamericano, in diversi stati dell’Unione i costi per una chiamata a carico del detenuto toccano i 14 dollari per 15 minuti di telefonata, una tariffa considerata troppo alta da gruppi come Worth Rises e altri e di fatto una barriera che si frappone tra le persone detenute e i familiari. Anche a livello politico, la Federal Communications Commission ha fatto di recente pressione sui governatori degli stati per abbassare le tariffe fino a 14-16 centesimi al minuto rispetto agli attuali 20-25, un costo considerato “esorbitante” per chiamate all’interno del territorio statale.

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