La stagione dei Boston Celtics è stata fino ad ora una delle più tumultuose ed incerte del recente passato, con la franchigia guidata da coach Brad Stevens che al momento occupa l’ottavo posto ad est, un risultato a dir poco deludente che non rispecchia minimamente la quantità di talento presente in casa Celtics. Ad aver compromesso la loro annata hanno contribuito diversi fattori, dal protocollo anti-Covid alla mancanza di un leader sul campo, ma ciò che ha destato maggiori preoccupazioni è stato il basso morale di squadra ed, in certi casi, l’assenza di chimica tra i diversi giocatori.
Recentemente l’integrità dei Celtics ha subito un ulteriore colpo a causa di alcune voci di mercato che vociferavano un probabile allontanamento di Tristan Thompson, lungo ex Cleveland Cavaliers arrivato giusto quest’estate via free agency, dalla squadra. A riportare tale informazione è stato Kevin O’Connor tramite il podcast The Ringer, all’interno del quale O’Connor alludeva alla mancanza di professionalità e diligenza da parte dello stesso Thompson.
Sembrava difatti che il centro trentenne, campione NBA nel 2016, facesse poca attenzione alle varie restrizioni imposte dalla lega, finendo troppo spesso nel famigerato protocollo anti-Covid. Secondo alcune fonti questo comportamento appena riportato avrebbe fatto storcere il naso a diversi giocatori Celtics, andando a creare un certo stato di malumore all’interno dello spogliatoio.
Tuttavia, in soccorso di Thompson sono giunti diversi suoi compagni, i quali hanno puntualmente smentito le recenti voci.
Tristan Thompson ed il malumore nello spogliatoio, a smentire le voci ci pensano Kemba e Brown
Il primo a rispondere ai commenti fatti da O’Connor è stato Jaylen Brown, il quale in questa stagione ha effettuato un bel salto di qualità, in particolare nella metà campo offensiva. L’ala dei Boston Celtics ha risposto ad un tweet inerente utilizzando semplicemente l’emoji del cappellino, che deriva dall’inglese “cap” e nello slang statunitense significa menzogna, bugia, falsità.
Nella discussione si è poi inserito anche Kemba Walker, il cui nome spesso ritorna quando si parla di scambi. L’ex point-guard degli Charlotte Hornets ha risposto “Noi amiamo TT”, un messaggio di conforto per Tristan Thompson che vuole rispondere alla voce “I Celtics non apprezzano la presenza di Thompson nel loro spogliatoio”.
Al di là della questione morale e chimica di squadra, non è da escludersi la possibilità di uno scambio che coinvolga Thompson per altre ragioni. Difatti, mentre i Brooklyn Nets hanno formato una corazzata ed i Philadelphia 76ers sembrerebbero aver trovato la quadra, i Celtics sono sostanzialmente gli stessi della scorsa stagione, stessi pregi ma in particolare medesimi difetti.
Una voce delle ultime ore riporta l’interesse dei Celtics nei confronti di Aaron Gordon, ala degli Orlando Magic il quale ha richiesto negli scorsi giorni di essere mandato altrove. Thompson è inoltre nel mirino dei Toronto Raptors, che ad oggi nel reparto lunghi contano solo Chris Boucher ed un Aron Baynes molto sottotono.
Ma per quale motivo i Celtics avrebbero intenzione di scambiare Thompson? Boston deve fari i conti, dal giorno in cui Al Horford li ha abbandonati, con una grave mancanza nel reparto lunghi. Fino alla scorsa stagione, per di più, i due centri Daniel Theis e Robert Williams non avevano dimostrato di potersi meritare un ruolo fisso nel quintetto titolare. E’ per tal motivo che i Celtics, in free agency, avevano cercato di ripiegare sull’ex centro dei Cavaliers, reduce dalla sua miglior stagione in carriera.
Nonostante ciò, quest’anno abbiamo assistito ad una sorta di inversione di tendenza: colui che avrebbe dovuto far molto bene, ovvero lo stesso Tristan Thompson, non si è poi adattato nel migliore dei modi alla sua nuova squadra, al contrario, gli altri due che non avrebbero dovuto far così bene, hanno invece fatto diverse belle figure sul parquet. Pur considerando le prestazioni positive di Williams e Theis, ciò non basta per garantire a coach Brad Stevens sicurezza e costanza nel pitturato.
Il problema della presenza sotto canestro quindi persiste, e la mancanza di specialisti difensivi sul mercato non aiuta di certo. Andre Drummond, pur non essendo un giocatore prettamente difensivo, poteva essere una buona soluzione, ma nelle scorse settimane si è parlato sempre di meno di un suo approdo ai Celtics. John Collins risulta essere un altro nome spesso accostato a Boston, ma al momento non si sa né se gli Atlanta Hawks vorranno cederlo né se lo stesso Collins potrebbe inserirsi bene ai Celtics.
Viste le difficoltà nel trovare il giusto candidato, sembrerebbe che Boston si voglia quindi concentrare sulla sua seconda, ma comunque grande, problematica: la panchina. La franchigia del Massachusetts manca completamente di almeno un giocatore che, uscendo dalla panchina, possa contribuire alla fase offensiva in qualità di scorer.
E’ quindi questa l’unica ragione che spiega l’interesse nei confronti di Evan Fournier, guardia dei Magic con abbastanza punti nelle mani. In uno scambio del genere potrebbe inserirsi Aaron Gordon, sicuramente in via di partenza, e dall’altra parte i Celtics potrebbero aggiungere o due giovani che in squadra stanno trovando poco spazio, come ad esempio Aaron Nesmith e Romeo Langford, oppure la guardia Marcus Smart anch’esso richiesto da svariate squadre.
Infine, sia Celtics che Magic possiedono e possono muovere gran parte delle loro scelte al draft, quindi questo garantirà loro maggiore flessibilità in caso di eventuali trattative.

