Intensità e difesa. Queste dovranno essere le due parole impresse nella testa dei giocatori degli Orlando Magic fino alla fine della stagione. Intensità e difesa, che sono mancate nelle sei partite giocate dal ritorno del promettente viaggio a ovest. Una vittoria soltanto, in casa contro gli Hawks, con tiro sulla sirena di Tobias Harris.
Intensità. I Magic dovranno imparare a giocare al 110% . Non hanno abbastanza talento da potersi permettere di iniziare le gare in modo sonnolento, o prendersi delle pause. Troppe volte si sono trovati nella condizione di dover recuperare già dopo i primi minuti per un cattivo approccio alla partita. Troppe volte hanno dilapidato vantaggi in doppia cifra abbassando l’intensità difensiva. E proprio la difesa è una nota dolente della squadra di coach Vaughn.
I Magic concedono ben 104,5 punti per 100 possessi, a fronte dei 99 fatti, e soprattutto nelle ultime due partite (a Boston e in casa contro i Jazz) hanno concesso quasi il 55% dal campo agli avversari. Troppi i canestri facili in area permessi da Oladipo e compagni. Ma se l’intensità costante per 48 minuti è soprattutto un problema mentale, la difesa è anche un problema tecnico. Manca spesso, troppo spesso, l’ultima rotazione. Va bene l’assenza di Aaron Gordon, che prima dell’infortunio stava dando segnali difensivi più che positivi, ma non può essere una giustificazione.
Come già detto in considerazioni passate, Frye è spesso fuori posizione, e Vucevic non è ancora un difensore all’altezza. Non è un caso, infatti, che le migliori partite Orlando le abbia giocate con O’Quinn al posto del montenegrino. Channing Frye è sicuramente un’arma tattica in fase offensiva, ma è altrettanto vero che in difesa in coppia con un non difensore come Vucevic crea diversi problemi vicino al ferro. Molto più complete, considerando attacco/difesa, sarebbero le coppie Frye/O’Quinn o Gordon/Vucevic. Ovvio che con l’assenza del prodotto di Arizona si debba correre un po’ ai ripari.
Un altro problema da affrontare in casa Magic è sicuramente la gestione dell’attacco. I 99 punti di OffRtg sono veramente pochi e considerato che Orlando ha un PACE (possessi per 48 minuti) di 94,6, ha una media effettiva di 93,8 punti per partita. Victor Oladipo non è un playmaker e giocare in quel ruolo lo porta ad essere meno pericoloso. Già non è un giocatore con tantissimi punti nelle mani, se poi deve anche essere colui che chiama i giochi lo si va a snaturare troppo. Payton è, a mio modo di vedere, la soluzione più naturale già da inizio partita, anche per ovviare alle partenze sonnolente. È un difensore già di un certo livello, Troy Burke quando marcato dall’ex Lousiana Lafayette ha dovuto forzare molte conclusioni abbassando notevolmente le percentuali, ed in transizione ha un’ottima visione di gioco. Nell’ultima partita contro i Jazz ha servito 11 assist, che sommati a 11 punti con 5/7 al tiro gli hanno permesso di mettere a referto la prima doppia-doppia in carriera. Certo, le palle perse sono un problema, ma è un problema di squadra non soltanto suo. Ovviamente con il suo ingresso nel quintetto iniziale ci dovrebbe essere l’uscita di Fournier, che forse è il giocatore sorpresa dei Magic 2014, ma il suo ingresso dalla panchina potrebbe mantenere alta l’intensità e la pericolosità offensiva di squadra. Si potrebbe anche dare una seconda possibilità a Ridnour, uscito ormai dalla rotazione di Vaughn, non è un difensore eccelso ma in attacco ha più raggio di tiro di Payton e comunque può condurre la squadra in maniera discreta.
Vincere in NBA non è facile, e i giovani Magic lo stanno scoprendo sulla propria pelle. Jacque Vaughn e il suo staff dovranno cambiare qualcosa se vorranno provare a invertire la rotta già da questa notte all’Amway Center contro i Philadelphia 76ers.
Per nbapassion.com,
Alberto Vairo


