Viste le condizioni in cui si sono presentati, la vera notizia per Team USA sarebbe stata vincere contro la Francia di Evan Fournier all’esordio alle Olimpiadi.
Francia che alla Saitama Super Arena di Tokyo passa invece per 83-76, sfruttando un terzo periodo da 25-11 di parziale e infliggendo agli americani la prima sconfitta alle Olimpiadi dal lontano e disastroso 2004 ad Atene. Evan Fournier segna 28 punti con 11 su 22 al tiro, Rudy Gobert chiude con 14 punti e 9 rimbalzi e i transalpini si aggiudicano i primi 2 punti del girone A assieme alla Repubblica Ceca che aveva regolato in precedenza l’Iran per 84-78.
Dopo un buon primo tempo (45-37), la partita di Team USA si trasforma presto in un mezzo disastro. Il trio Devin Booker, Jrue Holiday e Khris Middleton viene gettato nella mischia a 5 giorni dalla fine delle finali NBA e senza essersi praticamente allenato con i compagni, Damian Lillard spara a salve al suo esordio olimpico in carriera e Kevin Durant commette il quarto fallo dopo 4 minuti dall’inizio del terzo quarto.
E’ il segnale che per gli Stati Uniti butta male. Il migliore in campo, forse ispirato dalla vittoria del titolo NBA, è Jrue Holiday che segna 18 punti e nel quarto periodo sigla i canestri che permetto a Team USA di restare lì nel punteggio, dopo che Fournier aveva scavato un vantaggio di +6 (62-56). Con i canestri di Holiday gli USA si portano a loro volta in vantaggio (69-63 e poi ancora 74-67) e nonostante le difficoltà danno l’impressione di poter portare a casa la partita.
La Francia però non aveva ancora finito: Nicolas Batum, Fournier e Gobert la riportano sotto, Team USA sbaglia di tutto in attacco con Jayson Tatum (3 su 9 al tiro), Zach LaVine e stavolta anche Holiday e Lillard perde pure un pallone importante, e la “frittata” è fatta.
E’ Evan Fournier a segnare la tripla del sorpasso sul 76-74 a un minuto dal termine, ai francesi basta quindi non sbagliare dalla lunetta per sigillare il risultato.
Team USA KO, Popovich: “Il gap di talento si restringe ogni anno”
Considerando le amichevoli, questa è la terza sconfitta in 5 partite per Team USA, tre sconfitte contro squadre infarcite di giocatori NBA e che al contrario del – diciamolo – raccogliticcio roster americano sono gruppi rodati. Nel post partita anche le parole di Gregg Popovich suonano stantie: “Non c’è da essere sorpresi, Quando si perde non si è sorpresi, si è delusi e non capisco cosa ci sia da sorprendersi. Non si dà il giusto merito alla Francia, come se ci si aspettasse di batterli di 30 punti. Sono una grande squadra, e sono stati superiori per 40 minuti. Il gap di talento tra noi e le altre nazionali si restringe ogni anno, ormai“.
A fine partita Fournier parla di “grande vittoria che rende il nostro paese fiero, anche se è solo la prima partita. Team USA? Sono forti presi uno per uno ma sono una squadra battibile“.
Damian Lillard non ha brillato, tutt’altro. Né lui né Kevin Durant, leader riconosciuti della squadra, hanno giocato bene, per KD soli 20 minuti di gioco visti i problemi di falli. “Team USA ha una storia di vittorie alle Olimpiadi, per cui è normale che quando perdiamo a tanti sembra la fine del mondo“, così Lillard “Ma noi siamo qui per fare il nostro lavoro, fare tutto il necessario per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti“.
“Hanno giocato una partita migliore della nostra, segnato quando contava, hanno difeso. Io? Ho passato un tiro che avrei dovuto prendere e ci ho perso il pallone (…) un paio di episodi sono andati a nostro sfavore e ci siamo fatti sfuggire la partita. ma di cose da migliorare ce ne sono più d’una“.
La realtà è che Team USA è costretta ad affrontare il girone di qualificazione (passano in 3 su 4, a meno di disastri) come un supplemento di preparazione, con 3 giocatori aggregatisi in squadra neppure 48 ore fa, due rimpiazzi (Keldon Johnson e l’incredibile JaVale McGee, chiamato a sorpresa) non al livello di Kevin Love e soprattutto Bradley Beal costretti al forfait, e una fiducia reciproca tutta da costruire.
Dopo la sconfitta, The Athletic ha riportato di una squadra “scontenta” della gestione di Gregg Popovich, una gestione dell’attacco definita “alla San Antonio Spurs” e non ben vista dal gruppo. Popovich che sempre stando al magazine USA sarebbe stato duro con i suoi dopo la partita.
La notizia positiva è che le prossime due avversarie, Iran e Repubblica Ceca, sono abbordabili. Se gli USA fossero stati nel girone A, quello tosto e toccato all’Italia, ne avremmo viste delle belle.

