Nel momento di massima tensione tra Ben Simmons e i Philadelphia 76ers, coach Doc Rivers parla ospite di The Jump su ESPN della situazione della sua squadra.
Rivers ha raccontato di “sperare” che le cose con Simmons possano cambiare e espresso la volontà di riavere il suo giocatore abile e arruolato per il training camp. Cosa che l’australiano avrebbe escluso categoricamente, ammettendo una trade come unica risoluzione possibile.
“Speriamo di poter cambiare le cose, fa parte del nostro lavoro. A volte nello sport si fallisce, e si rimonta subito in sella per riprovarci. Sareste sorpresi di sapere quante volte mi sono trovato in una situazione simile, in una delle 29 squadre che a fine stagione non ha vinto. Perdere fa male, è una cosa che bisogna riuscire a elaborare. Ed è quello che faremo“.
Il problema dei 76ers è che per tentare di ricucire con Ben Simmons occorrerà un grande sforzo, soprattutto dopo le parole di Rivers e della star della squadra Joel Embiid a caldo dopo la sconfitta di gara 7 contro gli Atlanta Hawks al secondo turno di playoffs. In quell’occasione, Rivers si chiese se Ben Simmons potesse essere “la point guard titolare di una squadra da titolo”, rispondendo a precisa domanda. Embiid fece anche di peggio, individuando nel mancato layup di Simmons a 3 minuti dal termine della partita e col punteggio in bilico, addirittura il momento in cui la sconfitta sarebbe diventata inevitabile.
“A dire la verità non dissi proprio così“, Doc Rivers spiega “Ci fu una domanda precisa e io risposi semplicemente che, al momento, non avrei saputo cosa dire. Non aveva nulla a che fare con Simmons“.
“Da quel momento quella piccola risposta ha preso una vita propria ed è cresciuta (…) e si, penso che Ben Simmons possa giocare per una squadra da titolo. Fa così tante cose in campo, come i Ben Wallace che vanno nella Hall of Fame, i Dennis Rodman. Giocatori che non segnano tanti punti ma aiutano le loro squadre a vincere. Io penso però che Simmons possa segnare di più di quanto fatto, ma non è questo che lo rende grande. Sono tutte le altre cose che fa in campo a renderlo così (…) la sua rapidità, la sua capacità di mettere pressione alle difese e di trovare il compagno libero. C’è del lavoro da fare, sia per lui che per noi, ma possiamo vincere assieme, assolutamente“.
Rivers ha poi ammesso di aver parlato con Ben Simmons durante l’estate, “e capisco come si senta ora“.
Quella di Simmons e i 76ers, semmai vi sarà lo spazio per ricucire la situazione, pare essere stata un’estate persa. Dopo la cocente eliminazione, il piano (almeno a parole) di Philadelphia era quello di lavorare assieme al giocatore australiano sui suoi limiti più grandi, ovvero il tiro da fuori e i tiri liberi. Nulla di tutto questo è accaduto, con Simmons che si è allenato in autonomia e senza avere contatti con la squadra.
E nel tentativo di ristabilire la sua posizione dopo il corto circuito della scorsa stagione e l’eliminazione, oggi Rivers compie probabilmente un altro mezzo passo falso, paragonando oggi colui che, al suo ingresso nella NBA, era paragonato a Magic Johnson e LeBron James, a splendidi (e vincenti) giocatori di ruolo come Ben Wallace e Dennis Rodman.
Un modo singolare di lusingare un giocatore scontento, e che assomiglia più a un’autoassoluzione.

