Home NBA, National Basketball AssociationNBA News“Giù la maschera”, dentro la galassia No Vax dei giocatori NBA

“Giù la maschera”, dentro la galassia No Vax dei giocatori NBA

di Michele Gibin
kyrie irving

Secondo un articolo pubblicato su Rolling Stone, sarebbero a oggi 50 o 60 i giocatori NBA non vaccinati, a un mese dall’inizio della regular season 2021\22.

La NBA non ha come noto introdotto alcun obbligo vaccinale per i giocatori, dopo aver preso atto del secco rifiuto a trattare su tale punto da parte del sindacato NBPA dei giocatori, presieduto da CJ McCollum e diretto da Tamika Tremaglio in qualità di executive director.

La mancanza di obblighi non dovrebbe inficiare di per sé il regolare svolgimento della stagione, se non che al momento, e solo a New York e San Francisco, i giocatori non vaccinati non potrebbero neppure entrare nelle arene e centri di allenamento. Le due città hanno infatti introdotto norme severe per l’accesso a luoghi ed eventi pubblici al chiuso, richiedendo almeno una dose di vaccino e annesso certificato.

Nei giorni scorsi, i Golden State Warriors hanno reso noto che Andrew Wiggins non è vaccinato, e che la NBA ha rifiutato la sua richiesta di esenzione per motivi religiosi.

Sean Marks, gm dei Brooklyn Nets, aveva dichiarato alcuni giorni fa che almeno due membri del team “non sarebbero stati oggi in condizione di prendere parte alle attività della squadra“, ergo che non fossero vaccinati. Uno dei due “membri” è poi emerso essere la star Kyrie Irving.

Jonathan Isaac, giovane star degli Orlando Magic, è secondo Rolling Stone “orgogliosamente non vaccinato“, e dietro a questi tre nomi vi sarebbe un gruppo di almeno 50 giocatori che di vaccino e obblighi, non vogliono sentir parlare.

I Boston Celtics avrebbero al momento “diversi giocatori non vaccinati“, come confermato a RS da Enes Kanter, che ha aggiunto di non essere tra questi. Due giorni fa, Rob Pelinka, presidente dei Lakers, aveva dichiarato che “entro l’inizio della stagione” tutti i giocatori saranno abili e arruolati“, confermando tra le righe che al momento vi sono ancora “sacche di resistenza” in squadra, da persuadere.

Ed è la persuasione l’unica arma che NBA e squadre potranno usare per convincere almeno una parte di chi non si è ancora vaccinato, a procedere. Al momento, Warriors, Nets e Knicks non potrebbero schierare in campo in casa i giocatori non vaccinati, in osservanza delle misure anti Covid adottate in città. Cosa accadrebbe se altre città seguissero l’esempio di NY e ‘Frisco? Inoltre, i protocolli NBA per la prossima stagione prevedranno spazi separati negli spogliatoi e arene e persino a tavola per gli atleti vaccinati e non vaccinati, così come una diversa politica di test cui sottoporsi. I team punteranno anche sulla capacità di persuasione degli irriducibili da parte dei compagni di squadra, sebbene alcuni giocatori, rimasti anonimi, abbiano ammesso al magazine USA di sentirsi “un poco frustrati” di avere colleghi convintamente non vaccinati, e che hanno però passato l’estate tra club, feste e luoghi affollati.

NBA, il caso Kyrie Irving rischia di diventare spinoso?

La posizione di Kyrie Irving, per via del suo status di star NBA e di personalità spesso “contro” l’autorità precostituita, rischia di diventare spinosa per la NBA e i Brooklyn Nets. “Assieme a lui tanti altri giocatori hanno deciso di non farlo”, così la zia di Kyrie, Tyki Irving, “Forse potrebbero costituire un precedente, come ad esempio saltare alcune partite per via delle regole che sono state loro imposte, ma essere comunque in campo con regolarità (…) esisterà qualche formula comune con la NBA per trovare una soluzione“.

Tyki Irving dice però di più: “Il suo rifiuto è basato su principi morali, non religiosi. Per cui occorrerà trovare una soluzione. Che sia diverse saltare alcune partite o altro. Se però ritenessero che sia così importante imporre un vaccino”, dice ancora la Irving “Che non impedisce comunque di ammalarsi, allora sarebbe meglio che semplicemente dicano: se non ti vaccini, non potrai far parte della franchigia che hai aiutato a mettere su“. Il problema di tale ragionamento è che, in base alle misure oggi vigenti a New York, Irving dovrebbe saltare tutte le partite casalinghe dei Nets, ovvero 41 su 82.

Kyrie Irving è stato al centro di alcune polemiche nelle scorse settimane per un suo tweet, in cui incitava le persone a “togliersi la maschera”. “La mia maschera è giù, ora voi togliete la vostra, non abbiate paura“, aveva scritto la star dei Nets che ha poi spiegato il senso figurato delle sue parole in un secondo tweet. In estate, nei suoi tour per incontrare fan e ragazzi nelle scuole nei territori della riserva indiana di Standing Rock, South Dakota, e limitrofe (Irving ha origini Sioux dal lato materno, ndr), Kyrie non ha mai indossato la mascherina. “Tutti l’avevano, anche i ragazzi“, così la madre di uno studente “Tranne Kyrie, lui non la indossa mai“.

Sui social, Kyrie Irving ha iniziato a seguire pagine e profili che propugnano le tesi “fondamentali” del cospiratore no vax, tra Illuminati, nuovo ordine mondiale e complotti che vedono nel vaccino Moderna, fornito di immancabile microchip, quale parte di un “piano di Satana” contro gli afroamericani. Alcuni di questi profili social sono stati chiusi, ma come scrive sempre Rolling Stone, tale particolare versione complottista avrebbe avuto un certo successo nelle chat di gruppo tra giocatori e negli spogliatoi.

Negli Stati Uniti la campagna vaccinale si è sostanzialmente arenata attorno al 56% di persone vaccinate con due dosi. Alcuni stati come ad esempio Alabama, Lousiana e Oklahoma, languono al di sotto del 50% e probabilmente non lo raggiungeranno mai, mente anche negli USA si inizia già a pianificare il terzo giro di dosi per affrontare la stagione fredda.

Tra le personalità NBA più nette contro i giocatori che scelgono di non vaccinarsi c’è Kareem Abdul-Jabbar, che si è speso nei mesi scorsi per la campagna di sensibilizzazione negli Stati Uniti: “Chi non lo fa, fallisce nel suo compito di assumersi le responsabilità che vengono con la fama. Gli atleti non devono per forza diventare portavoce di un governo, ma qui si tratta di salute pubblica (…) soprattutto gli atleti neri, non incoraggiando le persone a vaccinarsi, di fatto contribuiscono alle tante morti. E sono inoltre preoccupato dal fatto che tale atteggiamento perpetua lo stereotipo del nero stupido che non riesce a comprendere delle evidenze scientifiche e trarre una conclusione razionale“.

Jabbar si dice quindi a favore dell’obbligo vaccinale anche per i giocatori NBA. “Dovrebbero insistere affinché i giocatori e staff si vaccinino, pena la rimozione dalla squadra. Non ci dovrebbe essere spazio per chi mette a rischio la sua salute e quella delle altre persone solo perché incapace di cogliere la gravità estrema della situazione, o perché non informata. Ciò che trovo davvero ingenuo poi è la protervia con cui i negazionisti dicono di non credere agli esperti. Se loro stessi o i loro figli si ammalassero, quanto velocemente farebbero tutto quello che questi stessi medici direbbero loro di fare?“.

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