I Philadelphia 76ers continuano a viaggiare sulle montagne russe. La squadra di Doc Rivers è incappata nella quinta sconfitta nelle ultime dieci e a Salt Lake City contro gli Utah Jazz è andato in scena un monologo dei padroni di casa, in totale controllo per tutto l’arco dell’incontro.
A nulla sono valse le discrete prove del terzetto composto da Embiid-Curry-Harris, autori rispettivamente di 19, 18 e 17 punti.
La compagine della Pennsylvania è apparsa scarica, incapace di reggere l’urto di un avversario in stato di grazia, sempre più prossimo a raggiungere la vetta della Western Conference. È pur vero altresì che i Sixers erano reduci da un trittico di trasferte che li ha visti giocare sul parquet amico soltanto in una sola occasione. Dunque a conti fatti è inevitabile supporre che la stanchezza abbia inciso pesantemente sulla resa dei giocatori del tecnico ex Clippers. Lo stesso Rivers ai microfoni di Ky Carlin di Yahoo Sports, ha affibbiato proprio la penuria di energia tra le cause dell’opaca prestazione.
“Questa è la NBA e alcune notti puoi vedere i giocatori scarichi anche semplicemente osservandoli. Abbiamo giocato 10 partite su 12 in trasferta. Pure io ero stanco ma non è sicuramente la sola ragione di questa sconfitta”.
I Sixers hanno peccato soprattutto di lucidità. Tante le occasioni create e mal sfruttate. I Jazz hanno giganteggiato in fase di rimbalzo dove i soli Gobert e Hassan Whiteside ne hanno collezionati 31, a fronte dei 34 accumulati da Embiid e compagni.
Anche nella costruzione della manovra Phila ha faticato non poco, trovando spesso la via del ferro nei tentativi da lontano. A testimoniare, il misero 6 su 33 da oltre l’arco, espressione evidente di una squadra spremuta sul fronte fisico.
“Ogni palla 50/50 è andata a favore loro (…) ogni palla che richiedeva energia per essere raggiunta, è stata persa. Già da questo si poteva vedere bene qual era l’andazzo della partita”.
Sulla linea tracciata da Doc Rivers, si è inserito Tobias Harris, il quale ha voluto porre l’accento su una fase offensiva condizionata dal ritmo compassato che ha caratterizzato l’intero match della franchigia in tenuta bianco azzurra.
“non siamo riusciti mai ad entrare in ritmo. Penso che grande parte di ciò sia stata la fase difensiva, non siamo stati abbastanza bravi a fermarli per uscire poi in transizione. Difficile vincere una partita contro una buona squadra che sta giocando bene se poi sia in difesa che in attacco sei povero di idee”.
76ers, Joel Embiid perplesso per i pochi fischi a favore
Per il lungo camerunense è stata una prestazione buona, ma non eccelsa. Lontana dai fasti a cui ci ha sempre abituato. C’era ad attenderlo dopo un filotto di partite ravvicinate, specie per un giocatore da poco uscito dalle grinfie del Covid. Ciò che ha fatto storcere il naso ai tanti seguaci di Phila e allo stesso Embiid sono il numero esiguo di liberi assegnati all’All-Star in maglia 21.
Qualcuno oltreoceano ipotizzava che il motivo fosse da ricondurre a uno stile di gioco improntato più sul jumper dalla media, che sulle classiche penetrazioni. Il centro dei Sixers ha però voluto smentire questa voce, sostenendo come da parte degli arbitri sia mancata la coerenza.
Nell’incontro previo alla partita della Energy Solutions Arena, Embiid era andato in lunetta in ben 19 occasioni. Contro i Jazz si è dovuto accontentare solo di quattro miseri tentativi.
“Per carità non mi voglio lamentare. Però fatemi dire che non c’è mai davvero alcuna coerenza. So sempre che prima di eseguire uno schema,difficilmente mi faranno andare in lunetta, soprattutto se la partita precedente mi ci hanno mandato spesso. Perciò è inevitabile che gli avversari ne approfittino e siano un pò più spinti negli scontri fisici”
” Io credo che non debba importare se qualcuno è andato alla linea di tiro libero 50 volte la partita precedente, un fallo è un fallo”
Chissà se queste parole suoneranno alle orecchie dei direttori di gara che questa sera arbitreranno lo scontro tra la squadra di Doc Rivers e i funambolici Warriors di uno Stephen Curry in formato MVP.

