A New York la vita sportiva delle due franchigie cestistiche, vive negli ultimi tempi una delle sue fasi storiche più concitate. Se i Knicks sprofondano, Brooklyn deve fare i conti con le consuete vicissitudini fuori dal campo, che da inizio stagione vedono in primo piano la vicenda Kyrie Irving.
L’ex campione NBA con la casacca dei Cleveland Cavaliers è tornato a calcare il parquet solo lo scorso 22 gennaio, nella vittoria esterna dei Nets sul campo di Indiana.
Renitente al vaccino dall’ “alba dei tempi”, Irving non è mai stato colto dal beneficio del dubbio, difendendo sempre con decisione la sua tesi, consapevole delle conseguenze e del mare di polemiche che avrebbe scosso.
D’altronde la questione vaccinale, è una sfera di dibattito non solo interna alla palla a spicchi, ma assume chiaramente una portata globale.
Intervistato per conto di Espn, Adam Silver, commissioner NBA, ha fatto il punto della situazione nella lega americana, con particolare premura sul caso che coinvolge il prodotto di Duke University.
Intorno alla seconda metà del 2021, mentre il Covid continuava la sua opera di espansione, negli Stati Uniti si affacciava l’avvio della campagna vaccinale, che avrebbe inevitabilmente segnato il corso di vita di milioni di persone.
Difatti i vari stati si accingevano a adottare moduli e regolamenti differenti, i quali giocoforza avrebbero avuto un impatto anche sul mondo della pallacanestro professionistica.
Tra i più curiosi e controversi, quello realizzato dall’ex sindaco Bill DeBlasio per la città di New York, che permetteva, sì l’ingresso di sole persone vaccinate, ma anche la paradossale presenza di cestisti della squadra visitante non vaccinati.
Insomma, un regolamento che lascia interdetti e al quale Silver ancora non riesce a trovare una logica.
Questa legge a New York ha la stranezza di essere applicata solo ai giocatori di casa. Penso che se la regola riguarda la protezione delle persone che sono nell’arena, non ha proprio senso per me che un giocatore in trasferta che non è vaccinato possa giocare al Barclays, mentre uno della squadra di casa no. Questo è il motivo per cui dovrebbero mettere mano a quella ordinanza. É pur vero che quando l’ordinanza era stata messa in atto, vi era in carica un altro sindaco. Comunque spero possa decidere di cambiarla disciplinando la vaccinazione facoltativa sia per i locali che per gli ospiti”
Sollecitato sulla questione, il neo primo cittadino della Grande Mela, Eric Adams si è detto disponibile a una revisione del mandato, ma non nell’immediato, per timore che ciò possa compromettere il graduale ritorno alla normalità.
Prima di tutto ribadisco che la regola è ingiusta. Credo che stiamo dicendo agli atleti di fuori città che possono entrare e non essere vaccinati. Invece gli atleti di New York devono essere vaccinati. E lo stesso vale per altri artisti, ad esempio. Voglio che la gente lo sappia. I performer in altri campi possono venire qui senza essere vaccinati ed esibirsi tranquillamente . Penso che sia ingiusto (…) Tuttavia sono davvero cauto perché non voglio far passare il messaggio sbagliato. Immaginare che la città possa chiudere di nuovo non mi fa prendere sonno la notte. Cambiarla ora significherebbe mandare messaggi contrastanti. Quindi ad essere sincero sono un po’ in difficoltà.
Irving: “Non mi sento in colpa, spero il mandato possa cambiare”
Nella conferenza stampa pre gara in quel di Miami, Kyrie Irving è intervenuto sulla vicenda che da mesi lo vede diretto interessato.
Il numero 11 si dice speranzoso sulla possibilità di tornare a calcare il legno del Barclays Center dopo una diuturna astinenza. In aggiunta si è dichiarato “esente da colpe” per la situazione in essere a New York, poiché figlio di una libera decisione personale, la quale però continua ineluttabilmente a condizionare il corso della sua stagione.
Non mi sento in colpa. Sono l’unico giocatore che ha a che fare con questa faccenda a New York City perché gioco lì. Se fossi in qualsiasi altro posto, in un’altra città, allora probabilmente non avrei lo stesso problema. Ma siccome sono lì, abbiamo Eric Adams e il mandato di New York. Abbiamo questioni in corso che sono circostanze di vita reale che non riguardano solo me. Quindi vi ripeto, non mi sento in colpa.

