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Bulls, DeMar DeRozan svela perché non indossa più le Jordan: “colpa” di Kobe

di Carmen Apadula
DeRozan kobe

Anche a 2 anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Kobe Bryant brucia ancora intensamente nelle menti di tutti i fan e giocatori NBA, che non riescono a non pensare a lui per molto tempo.

 Ma tra i giocatori che attualmente giocano nella lega, pochi possono affermare di essere più fan di Kobe rispetto alla guardia dei Chicago Bulls, DeMar DeRozan.

DeRozan ha cercato di ispirarsi al Black Mamba per gran parte delle sue tecniche di gioco, essendo entrambi esperti tiratori dalla media distanza e condividendo una mentalità che li rende una sfida per qualsiasi avversario. Uno stile di gioco che ha poi definito un’intera generazione cestistica, il cui impatto si sente ancora oggi.

E, per dimostrare l’infinito rispetto che DeRozan provava per Kobe, ancora oggi scende in campo con le sue scarpe. Recentemente ha inoltre raccontato un aneddoto proprio riguardante questo particolare, che può sembrare trascurabile ma in realtà non lo è affatto. 

DeRozan è stato ospite di Serge Ibaka, in una puntata del suo podcast “How Hungry Are You?”, e ha fatto sorridere molti fan raccontando di quando decise di indossare un paio di Jordan per giocare una partita contro i Los Angeles Lakers

 “Kobe mi ha sempre apprezzato molto in campo, anche perché la mia stima nei suoi riguardi era molto evidente, quasi idolatria” ha detto. “Nel 2012, quando i Lakers vennero a giocare a Toronto, ho deciso di indossare un paio di Jordan per la partita. Volevo attirare l’attenzione di Kobe, che mi faceva sempre i complimenti siccome prediligevo la sua linea di scarpe. Non era sfacciataggine, fu più una trovata provocatoria e goliardica. Lui notò subito il dettaglio e cominciò ad usare tantissimo trash talking verso di me, cercando di affossarmi psicologicamente prima ancora che tecnicamente. Quella sera chiuse la partita con un game-winner (proprio in faccia allo stesso DeRozan, ndr) dalla bellezza straordinaria per vendicarsi, dimostrando di saper prender spunto da ogni singolo dettaglio scomodo o sospetto per poi incidere nei momenti decisivi. Dal quel giorno, non ho mai più indossato un paio di Jordan, chiunque fosse l’avversario.”

Kobe e DeRozan erano molto legati ai tempi, quindi non sorprende che il Black Mamba abbia preso la cosa sul personale quando ha visto l’ex Raptors indossare le Jordan quella sera. Ha sempre rispettato MJ, ma indossare le sue scarpe fu come un tradimento. Fortunatamente DeRozan ha imparato la lezione.

Questo era il tipo di impatto che Kobe aveva sui suoi avversari. E’ sempre stato un tipo molto competitivo, e cose come quelle accadevano spesso. La sua competitività è infatti anche il motivo per cui il suo ricordo è ancora vivo. Ma ciò è anche grazie alla potente aura che irradiava, rimasta impressa a molte delle persone che lo hanno avuto l’onore di incontrarlo dal vivo.

“È surreale” ha continuato DeRozan. “Voglio dire, solo due delle persone che ho conosciuto avevano quell’aura. Era come se fosse divina. Quelle due persone erano lui e Jordan. Solo loro due, giuro. Ogni volta che entravo in campo sentivo una sensazione diversa. Non so nemmeno cosa fosse. Porto sempre nel cuore gli insegnamenti di Kobe, la sua mentalità e il suo approccio alla pallacanestro. Devi affrontare ogni partita come se fosse l’ultima della tua carriera, lasciando perdere tutte le speculazioni sul divertimento e la serenità. L’obiettivo di Kobe non è mai stato quello di partecipare. Ha sempre inseguito ossessivamente la vittoria, con la convinzione di dover affinare ogni aspetto tecnico e comportamentale, per avere un vantaggio sugli altri nel raggiungerla. Gara 7 delle Finals o una partita di preseason non appartengono a due mondi separati, e non richiedono approcci diversi. Conta solo la pallacanestro, in qualunque sua declinazione.”

Kobe sarà sempre ricordato per la sua eccezionale personalità ed etica del lavoro. Che sia Chandler Parsons o Shaquille O’Neal, tutti sembrano avere una sua storia riguardante il Black Mamba che gli sta a cuore. Quella miscela di fiducia, trash talking e abilità mercuriale lo rendeva una gioia assoluta da guardare e contro cui giocare. 

La sua scomparsa ha lasciato un buco enorme nella NBA. Ma la lega ha fatto un lavoro incredibile per mantenere viva la sua memoria, giocatori compresi. Non ci sarà mai un altro giocatore come lui nell’NBA.

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