L’espulsione di Draymond Green, nel secondo quarto di Gara 1 contro i Memphis Grizzlies, è stato solo uno dei tanti colpi di scena della partita di domenica sera, giocatasi al FedEx Forum.
Gli Warriors hanno chiuso il match per 117-116, ma è chiaro che il Flagrant 2 commesso dall’orso ballerino su Brandon Clarke ha cambiato le carte in tavola. Infatti i componenti del team, e non solo, non si aspettavano una sentenza del genere.
In base ai rapporti ufficiali, Green è stato espulso per aver prima dato a Clarke una manata alla testa, e poi per averlo spinto a terra trattenendolo per la maglietta, considerata un’azione “non necessaria ed eccessiva”. Dal canto suo, Green si è difeso dicendo che ha anche cercato di sostenere Clarke dopo aver commesso fallo, e che non ritiene assolutamente la sua azione eccessiva. Sostiene infatti di essere stato espulso solo a causa della sua cattiva reputazione.
Detto questo, sorge spontaneo chiedersi se questo Flagrant-2 avrà un peso sul modus operandi dell’orso ballerino da ora in avanti.
“Non cambierò mai il mio modo di giocare a basket” è la sua risposta. “E’ questo che mi ha portato fin qui. Mi ha portato a vincere 3 campionati, essere nominato per 4 volte All-Star e ad essere eletto Giocatore Difensivo dell’Anno. Non ho intenzione di cambiare ora”.
Dopo l’espulsione di Green, Brandon Clarke ha dichiarato che la sua giocata non lo ha sorpreso neanche un po’, avendo visto Green fare giocate del genere durante tutta la sua carriera. Ma il n°23 degli Warriors non si è lasciato turbare troppo dalle parole dell’avversario.
“La mia reputazione è un distintivo d’onore” ha detto. “Non tutti possono guadagnarsela. E poi ogni volta che succede mi sembra simile alle altre, non è cambiato nulla in tutta la mia carriera (riferendosi in particolare a quando venne espulso in Gara 5 delle Finals 2015/16, ndr)”.
Ma se da un lato neanche coach Kerr e i suoi compagni di squadra vogliono che Draymond Green cambi il suo modo di giocare, dall’altro gli hanno raccomandato di giocare con una certa attenzione, in modo da evitare di essere addirittura sospeso.
Steph Curry, in particolare, ha ritenuto che: “La cosa migliore da fare, e speriamo che soprattutto Draymond possa farlo, è lasciarsi il tutto alle spalle, continuando ad essere se stesso, a giocare a modo suo, e ad avere un buon impatto sulla partita come solo lui sa fare. Vogliamo che in campo scenda il Draymond che ci aspettiamo. Solo lui può dire cosa significa per lui e il modo in cui affronta ogni partita. Ovviamente non siamo così scioccati, ma non possiamo permetterci di trovarci in una situazione in cui l’interpretazione delle regole gli va contro. Deve solo essere consapevole di questo“.

