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NBA Weekly Review: Bulls, settimana da incorniciare con la vittoria sui Warriors

di Olivio Daniele Maggio

Questa volta il bilancio della settimana dei Chicago Bulls ha avuto un risvolto positivo: tre gare vinte e una sola persa, finendo col botto in casa della miglior squadra (almeno secondo i numeri) della lega. Ma andiamo con ordine e analizziamo le gare nel dettaglio.

Pau Gasol.

Pau Gasol.

Si comincia Giovedì 22,  con ospiti allo United Center i campioni in carica dei San Antonio  Spurs, privi del nostro Marco Belinelli e di Anderson, mentre Chicago deve fare ancora a meno di Noah e del solito Dunleavy. La prima parte di gara è molto equilibrata e i padroni di casa vanno negli spogliatoi in vantaggio di 6 lunghezze, grazie anche ai 15 punti nel solo primo tempo per D-Rose, a cui risponde Leonard che ne piazza 14 dei suoi 16 finali nel solo secondo quarto. Seconda metà di gioco senza storia: San Antonio diventa irriconoscibile, e i Bulls mettono la freccia con gli strappi decisivi di Gasol (12 e 17) e Butler (17 con 9 tiri). Top scorer di serata Rose, che con un 9/16 al tiro chiude con 22 punti (di cui 16 nel pitturato) in 27 minuti. Gli spurs chiuderanno con il 37% dal campo, complice anche la più alta intensità difensiva dei Bulls, salita di colpi nella ripresa.

Back to back, trasferta in Texas, a Dallas: partita affascinante, anche per il ritorno in squadra – e in quintetto – di Noah, che recupera dall’infortunio alla caviglia destra che lo aveva tenuto fuori le ultime partite. Nella prima parte di gara Chicago parte forte, guidata da un Rose che non sembra avere più timore dei contatti e che attacca continuativamente il ferro, punendo la pigrizia difensiva dei Mavs, che comunque tengono testa e all’intervallo sono sotto di tre sole lunghezze. Butler e Gasol dominano a rimbalzo nella seconda parte di gara e aiutano la squadra a confezionare un parziale che li porta sul +7 a tre minuti dalla fine; i Bulls gestiscono il vantaggio ma, a 30 secondi dal termine, sul +5, Gibson commette un fallo ingenuo su Ellis che confeziona un gioco da tre punti che accorcia il divario tra le squadre: possesso della partita, palla nelle mani di Rose che attacca il ferro, sbaglia ma i Mavs non controllano il rimbalzo. Finisce 102-98, coi Bulls che conquistano la seconda vittoria di fila.

Si arriva a domenica, l’NBA matinee: a Chicago arrivano gli Heat di Wade e compagnia, tra cui l’ex Deng. Partita molto fisica che Chicago non riuscirà mai a controllare; la ragione principale si chiama Hassan Whiteside: il venticinquenne proveniente dalla D-league sfodera una prestazione letteralmente storica con la tripla doppia messa a referto da 14 punti, 13 rimbalzi(6 offensivi) e 12 stoppate. La sua presenza fisica e intimidatoria per i Bulls ha rappresentato un vero e proprio ostacolo verso il ferro avversario. Aggiungici anche un  super Wade ed ecco che la sconfitta è servita: Chicago perde di 12 nel modo più inaspettato possibile.

Derrick Rose.

Derrick Rose, leader dei Chicago Bulls.

Arriviamo alla gara dell’ultima notte, alla Oracle Arena, a detta di molti il palazzo più caldo di tutti in relazione ai decibel dei tifosi. I Golden State Warriors vengono da 19 vittorie di fila in casa e stanno attraversando un periodo inverosimile 7 perse, 36 vinte e un sistema di gioco scoppiettante, divertente ed efficace. Bulls privi di Butler per influenza,  schierano Hinrich in quintetto. Primi minuti di gara e Klay Thompson sembra essere quello della partita contro Sacramento: non sbaglia niente, mette 15 punti in 6 minuti e spicci.  Rose cerca di rispondere a tono, cercando insistentemente la via del tiro da tre (chiuderà con 4/12 dall’arco) e  le due squadre vanno a riposo coi padroni di casa avanti di 5 lunghezze. Nella seconda parte di gara, la miglior squadra NBA nel tiro da 3 (per percentuale) non riesce più letteralmente a metterne uno; e per un sistema in cui questo è fondamentale, per Chicago diventa più facile tornare in partita, guidati a rimbalzo dalla coppia Noah – Gasol che ne catturano 31 in due. In attacco, Rose e Pau guidano i compagni di squadra rimanendo al passo della compagine di Steph Curry: arriviamo con 30 secondi da giocare, Chicago sotto di uno palla in mano: airball di Rose, controlla Lee (che dalla panchina gioca una partita stellare) che la da in banca a Curry. Miracolo: Steph invece che subire fallo perde la palla in malomodo, che finisce nelle mani di Rose, fino a quel momento  0 nella casella degli assist, il quale scarica fuori per Hinrich (0/5 da 3 fin lì) che mette la bomba del +2 a 16 secondi dalla fine, sufficienti però a Golden State per trovare due in tap in di Green, questa volta non tagliato fuori. Si va ai supplementari, dove la partita rimane in assoluto equilibrio. Parità , 8 secondi allo scadere, stepback di Rose e Bulls sul +2. Kerr disegna successivamente per Thompson, che si costruisce un tiro pulito ma difficile: lacrima dalla media distanza, palla che esce, i Bulls espugnano Oakland con una grande vittoria. Rose gioca una gara davvero ambigua, con 30 punti ma con 33 tiri , 1 solo assist, 0 recuperi e il record in carriera per palle perse, 11. Insomma, istintivo più che mai. Gasol regala una performacnce suntuosa: 18/16/8 e 4 stoppate (effettivamente l’All star titolare sarebbe lui). Non bastano quindi i 30 di Thompson per evitare la sconfitta agli Warriors.

Chicago chiude un periodo nero, dettato anche dal calendario davvero sfavorevole di questo periodo: nelle prossime settimane, da questo punto di vista le partite saranno quantomeno più abbordabili, se non altro per dare un po’ di riposo a chi viene spremuto da coach Thibodeau, cosa non rara in quel dell’Illinois.

Per NBA Passion,

Nicola Siliprandi

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