Andamento stagionale: 13W e 40L
Se cercate sul web chi o cosa sono i Los Angels Lakers, la prima cosa che esce è la definizione: “The Los Angeles Lakers are a professional basketball team based in Los Angeles, California”.
Squadra professionista di Basket, per chi non masticasse l’inglese. La cosa che balza all’occhio è l’uso del presente del verbo essere inglese: are.
Forse, permettetemi di dirlo o meglio di scriverlo, lo erano. Oggi i Lakers non sono una squadra professionistica, mi spiego: i Lakers professionisti, vincenti erano, e ne cito solo alcuni: Magic, Shaq, Chamberlain, Gasol e come non mettere Kobe. Questi erano professionisti e lo facevano bene il loro mestiere: 16 titoli Nba, 31 di Conference e 23 di Division.
L’ultimo dei fenomeni citati, il Black Mamba, è la rappresentazione dei Lakers del presente: non va, sfortunato e sempre fermo ai box. La stella di LA, giocatore chiave nonché simbolo di un’intera franchigia non molla: tornerà anche da quest’ultimo infortunio e vorrà vincere.
Sorge una domanda, spontanea e giustificata: come?
L’azienda gialloviola secondo una recente classifica di Forbes, varrebbe attorno ai 2,6 miliardi di dollari: una sorta di macchina di lusso che monta al suo interno il motore di una utilitaria. Urgono cambiamenti rapidi e precisi.
Punti forti
Impossibile non abusare del suo nome e del suo talento: Kobe. Il numero 24 giallo-viola è indiscutibilmente il fulcro del team, freddo, glaciale e ancora letale, un vero Mamba.
In campo e fuori dovrà essere superstar, mentore e motivatore. Probabilmente si punterà sui giovani; in primis per Julius Randle, che vede nel 24 una sorta di obiettivo. Pochi mesi fa aveva dichiarato di voler diventare come Bryant. Questi 2, probabilmente, saranno la colonna portante del team, accompagnati forse da Dragic, se l’affare dovesse andare in porto: inoltre in caso di lottery positiva, anzi non negativa e sfortunata, i Lakers avrebbero anche una top 5 picks al prossimo draft, pieno di lunghi che possono fare comodo ad LA nella sua ricostruzione, in primis Okafor.
Punti deboli
Potremmo stare qui ad elencarne molti, quello più evidente per le prospettive future è l’ingaggio di Bryant. Croce e delizia della città degli angeli. Infatti il giocatore percepisce un salario di 25 milioni di dollari, il più alto in Nba. Oltre l’aspetto monetario; la presenza di Bryant implica la sua forte immagine all’interno della franchigia che potrebbe impedire l’arrivo di una nuova star, che non vorrebbe (a meno di un sacrifico per una vittoria) fare da spalla al 37enne.
Deficit di team ne abbiamo molti, manca totalmente un’idea di gioco, mancano gli interpreti; assente anche una filosofia vincente.
Manca dunque il vero carattere dei Lakers e quello che li ha resi grandi davvero: inoltre la sfortuna hanno gioca la sua parte.
Pensare a Randle subito out tutta la stagione dopo l’infortunio alla prima gara con Houston, oppure Kobe che si fa di nuovo mala (questa volta alla spalla).
Di certo non manca la componente dirigenziale: cosa succede ad LA? La dirigenza ed il Gm hanno le idee chiare su come riscostruire la franchigia? Durante la prossima free agency e durante il draft lo capiremo meglio…
Ottica futura:
Le idee per il futuro sono molte: la dirigenza vuole rifondare, via Lin, forse Hill e Boozer: molti saranno i contratti in scadenza e permetteranno dunque di avere molto spazio salariale a disposizione.
Si cercherà di fare spazio ai giovani ma soprattutto di liberare spazio salariale per l’arrivo di una star.
Vincere nell’immediato pare difficile, ci vorranno circa 2/3 anni e forse il sempre più imminente addio di Bryant tra un anno. Questo sbloccherebbe spazio per un free agent con i fiochi, come Davis o Durant oltre che un immenso spazio nel salario che permettere manovre di avvicinamento ad un big della lega: affinché uno di questi possa scegliere proprio LA c’è bisogno però di gettare le basi per un futuro luminoso.
Per il 2015 si prova a trattenere la prima scelta, ceduta nella trade per avere Nash. Questa è protetta: se i Lakers dovessero finire nelle 5 peggiori squadre Nba, avrebbero diritto alla scelta nel draft. Pare proprio dall’andamento della stagione dei Lakers che questi vogliano “tankare”: termine che indica nell’Nba un accontentarsi di una stagione con poche vittorie in cambio di una prima scelta.
Non dimentichiamo che Los Angeles dista solo 10 Km da Hollywood: i colpi di scena non sono da escludere. Chissà che Jeanie Buss non sappia regalare un finale, o meglio un inizio stellare al mondo gialloviola.

