Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsCharlotte HornetsNBA 2015: conferme e delusioni rispetto alle aspettative della scorsa estate

NBA 2015: conferme e delusioni rispetto alle aspettative della scorsa estate

di Gabriel Greotti
evidenza, james, wiggins

Durante la scorsa estate, in attesa che la regular season del massimo campionato americano di basket avesse inizio, ci si è posti un bel po’ di interrogativi su come sarebbe stata la stagione di certi giocatori o di alcune franchigie in particolare. Ad oggi, siamo in grado di tracciare un bilancio parziale: durante la scorsa offseason si è parlato molto di quel draft 2014 che doveva essere pieno di talento ma, ad oggi, sta parzialmente deludendo le aspettative. Si è parlato in particolare di Andrew Wiggins, prospetto numero 1 di quel draft e di LeBron James, stella già affermata tornato alle origini a Cleveland proprio durante l’estate.

Il confronto tra una possibile (e probabile) stella futura ovviamente, ad oggi va valutato con le giuste prospettive. Wiggins è finito a Minnesota, franchigia che sta attraversando un periodo di rebuilding e che ha recentemente riportato a Minneapolis Kevin Garnett, che ai Timberwolves ha mosso i suoi primi passi tra i professionisti. Dopo un’inizio di stagione non brillantissimo, l’ala prodotto di Kansas University  ha cominciato ad ingranare con i Wolves, inanellando prestazioni sempre più convincenti col passare del tempo: le aspettative riguardo a questo ragazzo non sono certo deluse, talento e tecnica sono dalla sua così come la carta d’identità. Wiggins, alla sua prima stagione tra i pro, sta facendo registrare medie di 15.3 punti e 4.3 rimbalzi a partita, tirando con il 43% dal campo e il 35% da 3 punti, con un impiego medio di 34 minuti abbondanti nelle 54 gare giocate sinora.

James, dal canto suo, sta vivendo una situazione piuttosto simile con i suoi Cleveland Cavaliers: l’ala nativa di Akron ha cominciato la stagione in sordina, culminata con qualche partita saltata a causa di un’infortunio, ma poi ha preso per mano i suoi e li ha portati sino al quarto posto attuale nella Eastern Conference, ad una sola gara dai Bulls di coach Thibodeau. Le statistiche di LeBron restano spaventose, e lo mettono in lizza per l’agguerrita corsa all’MVP stagionale.

Altra rivalità tanto chiacchierata in estate è quella tra due franchigie completamente rimaneggiate negli ultimi tempi: Houston Rockets e Dallas Mavericks. I General Manager delle due franchigie, come riporta Jason Gallagher di Grantland in un articolo che risale all’agosto 2014, sono sempre stati in sintonia, ma nella stagione corrente si stanno dando grande battaglia a colpi di mercato. Harden arrivò nel 2012 ai Rockets conseguentemente alla trade imbastita dai Thunder, nella quale sembravano coinvolti anche i Mavs che poi si sono ritirati, Howard è finito ai Rockets dopo l’infelice avventura ai Lakers mentre i Mavericks possono beneficiare di Chandler Parsons, ottimo in un sistema in cui viene inserito come seconda-terza opzione offensiva. Attualmente i Rockets sono in posizione migliore rispetto ai Mavs: i ragazzi di coach McHale sono infatti al terzo posto della Western Conference con un record di 37 vittorie e 18 sconfitte, nonostante l’assenza per infortunio di Howard stia creando non pochi problemi sotto canestro, mentre i Mavs si ritrovano al sesto posto della Western Conference con un record di 38 vittorie e 20 sconfitte, nonostante abbiano recentemente acquisito Rondo dai Celtics al fine di dare più intensità difensiva e circolazione di palla al back court.

Veniamo ora alle cocenti delusioni: Lance Stephenson, ex guardia dei Pacers, è finito agli Hornets tramite free agency in estate, i quali pensavano di poter costruire qualcosa di importante intorno al ragazzo che nella stagione 2013-2014 è stato il leader della classifica delle triple-doppie ad Indiana, ma le attese sinora non sono state ripagate. Stephenson presenta grossi limiti a livello caratteriale, e ne ha più volte dato la dimostrazione. Oltre a questo, complici anche gli infortuni, Stephenson fa registrare medie stagionali che non rispecchiano neanche lontanamente il giocatore che era ai Pacers: la guardia prodotto di Cincinnati segna 8.9 punti di media con 5.5 rimbalzi e 4.9 assist a partita, con un impiego di 30 minuti scarsi. Le statistiche dell’anno precedente erano decisamente migliori, soprattutto per quanto riguarda le percentuali, che hanno subito un crollo verticale nella stagione di Stephenson: il ragazzo è passato dal 49% dal campo della scorsa stagione al 36% nella stagione corrente, con una percentuale da oltre l’arco dei tre punti che si abbassa dal 35% dell’anno scorso al 15% odierno. Insomma un acquisto che sinora si è mostrato poco prolifico per la dirigenza degli Hornets.

Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)

You may also like

Lascia un commento