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Warriors, Curry e Kerr commentano l’infrazione di passi di Steph nel finale contro Dallas

di Michele Gibin
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Le partite in trasferta continuato a essere un’ostacolo quasi insormontabile per i Golden State Warriors, battuti per 116-113 a Dallas dai Mavericks e dai 42 punti di Luka Doncic, sconfitta che è arrivata anche a seguito di una controversa chiamata arbitrale per un’infrazione di passi ai danni di Stephen Curry.

Col punteggio sul 115-113 Mavs e circa 13 secondi ancora da giocare, Curry ha avuto in mano il pallone del potenziale pareggio o sorpasso, con un gioco da tre punti. Steph ha scelto di tentare un tiro da tre, sfruttando un blocco alto di Draymond Green e facendo saltare su una finta Maxi Kleber in aiuto. Al momento del tiro però, l’arbitro ha interrotto il gioco per fischiare un’infrazione di passi della star di Golden State, mentre il suo tentativo veniva per la verità parzialmente stoppato da Kleber.

Fischio sbagliato, alla luce del replay dell’azione, con Curry che dopo l’arresto a due tempi in step back tiene a terra il piede perno destro prima di saltare di nuovo per tirare. Tiro che sarebbe comunque terminato corto e fuori dal campo, stoppato da Kleber, senza il fischio però gli Warriors avrebbero avuto con probabilità una rimessa dal fondo a favore.

Curry ha chiuso con 32 punti, 5 rimbalzi e 5 assist la sua partita, e dopo la gara assieme a coach Steve Kerr ha commentato il fischio arbitrale ai suoi danni. “Allora, per prima cosa la mia giocata era sbagliata, avrei dovuto cercare un tiro da due punti ma mi sono un attimo confuso su tempo e punteggio. Onestamente, ho cercato di fare il tiro dell’eroe, I passi? Non credo ci fossero, non al livello perlomeno dal fermare il gioco, ma in fondo chi sono io per dirlo?“.

Steve Kerr ha invece chiesto agli arbitri “più continuità” nell’amministrare tali situazioni: “Un fischio è un fischio, e ormai è andata. Penso che la NBA abbia posto l’accento con gli arbitri a situazioni del genere, se qui fosse passi o no io non lo so, non ho ancora rivisto. Ma se è passi, allora va chiamato sempre, perché succederà 30 volte a partita che un giocatore cambia il piede perno. Per cui, va bene se un arbitro lo fischia, ma vorrei vedere più continuità, ecco“.

La giocata di Stephen Curry ha ricordato quella in cui, a inizio novembre, Tyler Herro segnò il canestro della vittoria per i suoi Miami Heat contro i Sacramento Kings. Come Curry, Herro aveva effettuato una finta per poi segnare da tre a 1 secondo dal termine, in quell’occasione però strisciando platealmente il piede perno senza che gli arbitri fermassero il gioco.

Dopo il fischio, gli Warriors avevano commesso fallo su Dorian Finney-Smith che aveva segnato uno solo dei due tiri liberi, e sul -3 (116-113) Klay Thompson aveva fallito sulla sirena un buon tiro da tre punti per il potenziale pareggio.

Con la vittoria di martedì notte, i Dallas Mavericks (10-10) si sono portati in classifica alle spalle proprio di Golden State (11-11) che in stagione ha finora vinto due sole volte in trasferta su 12 partite giocate.

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