Home NBA, National Basketball AssociationNBA in EvidenzaOKC Thunder KO coi Lakers senza LeBron e Davis: è iniziato il tanking?

OKC Thunder KO coi Lakers senza LeBron e Davis: è iniziato il tanking?

di Michele Gibin
giocatori non scambiabili

Sembrava un anno nuovo, e invece niente. Contro i Los Angeles Lakers senza LeBron James, Anthony Davis e D’Angelo Russell gli Oklahoma City Thunder hanno perso per 123-117 la loro quinta partita di fila e la sesta nelle ultime 7 giocate, perdendo forse irrimediabilmente terreno anche per la corsa ai play-in.

Corsa che evidentemente non interessa ai Thunder di Sam Presti, con la star della squadra Shai Gilgeous-Alexander che ha saltato le ultime 4 partite per un infortunio ai muscoli addominali e è finito nel frattempo pure nell’health and safety protocol, quando ci eravamo quasi scordati della sua esistenza.

OKC è 0-5 di record dalla ripresa dopo l’All-Star Game, quasi una dichiarazione d’intenti.

Come quella di subire 123 punti dall’ex di giornata Dennis Schroder, da Troy Brown Jr e da Austin Reaves, concedendo ai Lakers 39 tiri liberi e dall’altra parte sparacchiando da tre punti con Lu Dort, Isaiah Joe e il carneade Lindy Waters III. 11 su 40 alla fine per i Thunder da oltre l’arco.

Il tempismo delle sconfitte dei Thunder è diabolico, quasi. Un KO contro i Suns ancora senza Durant, una sconfitta ai tempi supplementari contro i rivali Utah Jazz e contro i Lakers, e due sconfitte in fila contro i Sacramento Kings, il record recita oggi 28-34, ancora peggio dei poveri Portland Trail Blazers. I Lakers non hanno alcun interesse a perdere, non hanno alcuna scelta al draft 2023 da proteggere e giocano con la forza della disperazione per acchiappare i play-in. Giocatori come Jarred Vanderbilt, Malik Beasley, Dennis Schroder, Brown Jr e Austin Reaves giocano anche per il proprio contratto.

I giovani degli Oklahoma City Thunder non hanno ancora di questi problemi, fa però specie vedere oggi una squadra che fino alla pausa per l’All-Star Game aveva dimostrato con Gilgeous-Alexander di poter provare a fare almeno i play-in. Prima di smettere sostanzialmente di giocare (pardòn, di “iniziare a sviluppare i giovani”), OKC aveva vinto a gennaio 6 partite su 7 e 7 su 10, prima di incappare in sconfitte pesanti contro gli Houston Rockets, i New Orleans Pelicans e un’imbarcata tremenda (141-114) contro Klay Thompson e gli Warriors.

Le avvisaglie che la strada del tanking fosse già intrapresa si erano avute anche alla trade deadline, quando con due scambi minori ma significativi i Thunder avevano scaricato Darius Bazley ai Suns in cambio del contratto in scadenza di Dario Saric, e Mike Muscala ai Boston Celtics sostanzialmente gratis. Dare minuti e spazio a giocatori ancora tutti da fare come Jaylin Williams, Waters III e Aaron Wiiggins è stata infine una dichiarazione d’intenti.

Resta il dato di aver osservato per 4 mesi in Shai Gilgeous-Alexander un All-Star, un giocatore potenzialmente da quintetto All-NBA in una squadra che per il terzo anno di fila chiude i battenti e va in vacanza a fine febbraio. Victor Wembanyama sta arrivando, Chet Holmgren esordirà solo l’anno prossimo e OKC ha accumulato così tante prime scelte future al draft che sarà da considerare in prima fila sul mercato per la prossima superstar scontenta e desiderosa di cambiare aria.

Tutti intenti nobilissimi, sperando che Sam Presti non stia sfidando troppo apertamente il Fato…

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