Sta per finire l’ennesima stagione disastrosa degli Houston Rockets e coach Stephen Silas non ha garanzie sul suo futuro in Texas. Quella contro i Denver Nuggets potrebbe essere l’ultima partita giocata al Toyota Center da padrone di casa per il figlio di Paul.
I Rockets sono ultimi nella Western Conference con 20-60 di record, hanno il 28esimo peggior attacco, la terza peggior difesa e sono ultimi per assist a partita. Nonostante ciò le dichiarazioni di Silas sono queste: “Non sono stato assolutamente perfetto. Ma sono orgoglioso del lavoro che ho fatto. Ho un contratto triennale (con opzione per il quarto anno) e questa è l’ultima partita in casa di questi 3 anni. Qualunque cosa accada, accadrà dopo questo, ma non posso essere altro che orgoglioso.”
Dopo il ciclo finito con l’addio di James Harden era giusto ripartire da zero, provando a costruire dei nuovi Rockets tankando così da ottenere le migliori scelte ai draft. E, tolta la parentesi John Wall, così si è fatto. Infatti la squadra è costituita quasi solo da giocatori scelti al draft. In particolare Jalen Green e Jabari Smith sono rispettivamente la seconda scelta assoluta del 2021 e la terza del 2022.
Silas è stato scelto come capo allenatore nel 2020 e gli è stata affidata una squadra in ricostruzione e gli è stato il compito di tankare, così da avere ogni anno nuovi giovani talenti da integrare nella squadra. In questo è riuscito benissimo, dato che gli ultimi 3 anni sono stati i peggiori della storia della franchigia come record.
Ora sono tutti curiosi di scoprire che giocatore sceglieranno al draft di quest’estate e se magari sarà proprio il desideratissimo Wembanyama. E sono tutti curiosi di sapere se per l’anno prossimo ci si debba aspettare qualcosa di diverso dai Rockets, magari una stagione giocata seriamente.
Il GM Rafael Stone guiderà la franchigia nei prossimi passi, ma non si sa se Silas guiderà ancora la squadra. “Questo è un duro lavoro e ci sono stati dei periodi bui negli ultimi 3 anni. ho trovato una forza in me stesso che non pensavo di avere. Ho scoperto di poter unire un gruppo, di poter aiutare dei ragazzi che non hanno altro nella loro vita se non il basket. Non lo sai mai finché non lo fai.” queste le parole dell’ex assistente coach dei Mavs.
“Ho imparato tanto su me stesso, su come si allena in NBA e su come si affrontano le avversità. Sono grato per aver avuto l’opportunità di allenare questa squadra. Sono fiero di avere il logo dei Rockets sul mio petto.” Silas ha poi dichiarato di non aver ancora discusso sul suo futuro con Stone o col proprietario Fertitta.
Jalen Green ha dichiarato che proprio Silas ha convinto la squadra a non mollare per questa stagione: “E’ stato bello avere coach Silas a parlare con noi, dirci quanto significhiamo per lui, quanto abbiamo bisogno di rimanere uniti. Sentirgli dire quelle cose ci ha reso più uniti. Dobbiamo farlo per lui. Dobbiamo giocare duro per lui, solo per quanto si sta spaccando la schiena per noi.”
L’ex assistente coach dei Mavs ci ha sempre saputo fare coi giovani talenti. Difatti ha allenato nei loro primi anni di carriera diverse superstar come LeBron James, Stephen Curry e Luka Doncic. Anche a Houston, a detta di Green, sembra aver creato un bel gruppo e potrebbe dare una grossa mano alle future stelle della squadra come lo stesso Green e Jabari Smith Jr.
Però gli obiettivi della squadra dall’anno prossimo potrebbero cambiare e se Silas vuole restare, allora dovrà cambiare approccio. Servirà una difesa, che quest’anno è stata non pervenuta per 80 partite. Servirà un sistema offensivo che non si basi solo su giocate individuali e tiri folli di Green o chi per lui. Ma servirà soprattutto un obiettivo da raggiungere e questo servirà per costruire una mentalità e un’identità a una squadra, che per ora non è mai stata tale, ma è stata solo un’accozzaglia di giocatori allo sbaraglio, liberi di fare come gli pare in campo.
Se si decide di non cambiare allenatore, allora Silas dovrà essere pronto a fare lo step successivo, perché non basterà più ciò che si è visto finora.

