Per il coach dei Denver Nuggets Michael Malone la testa di serie dei Miami Heat, la numero 8, “non conta più” alla vigilia delle NBA Finals, e sottovalutare Miami arrivati a questo punti sarebbe l’errore peggiore da commettere.
Gli Heat di coach Erik Spoelstra e Jimmy Butler saranno anche “solo” una testa di serie numero 8, ma sono un gruppo che in finale NBA ci è già stato nel 2020, seppur nel contesto particolarissimo della bolla NBA a Orlando, in piena pandemia. Spoelstra allenerà nelle sue seste Finals in carriera, Udonis Haslem è arrivato a quota 7, Kevin Love a 5 e Butler, Bam Adebayo, Tyler Herro, Duncan Robinson e Kyle Lowry sono al loro secondo viaggio.
E Denver? Jeff Green e Kentavious Caldwell-Pope a parte si tratta di esordienti assoluti a questo livello, con Nikola Jokic, Jamal Murray, Michael Porter Jr, Aaron Gordon e Bruce Brown alla prima finale in carriera.
“Una volta arrivati fino a qui, la testa di serie non conta più, e a chi pensa che per noi sarà una serie facile beh, non so davvero cosa rispondere. Questa sarà la sfida più importante della nostra vita, sono le finali NBA, proveremo a vincere il primo titolo NBA nella storia della franchigia e sarà la cosa più dura che avremmo fatto in vita nostra. Ed è così che deve essere“, ha detto Malone. “Abbiamo il massimo rispetto per Miami, lottano e sono sempre vivi, non sanno cosa vuol dire mollare“.
Volenti o nolenti, i Denver Nuggets partiranno con tutti i favori del pronostico. Testa di serie numero 1 a Ovest, Denver ha eliminato i Minnesota Timberwolves al primo turno e i quotati Phoenix Suns al secondo turno, per 4-2. I Los Angeles Lakers non hanno avuto infine una chance in finale di conference contro Jokic e Murray.
Miami potrebbe riavere Tyler Herro da gara 3 quando la serie tornerà in Florida, e gli infortuni dell’ex Kentucky e di Victor Oladipo, e l’età avanzata di Kyle Lowry e Kevin Love hanno creato l’occasione per giocatori come Robinson, Gabe Vincent e soprattutto Caleb Martin di emergere. Martin ha addirittura conteso a Jimmy Butler il premio come MVP delle Eastern Conference Finals, 5-4 il voto finale degli esperti in giuria.
Coach Malone individua comunque in Butler il pericolo pubblico numero uno: “Quello che lo separa da quasi tutti gli altri è il suo spirito competitivo, la determinazione sempre e comunque. E’ stato incredibile vederlo dire quelle cosa lo scorso anno dopo l’eliminazione e poi vederle accadere 12 mesi dopo. Perché è così difficile da marcare? E’ grosso fisicamente, è forte e sa guadagnarsi tanti falli e tiri liberi. Ed è un giocatore da grandi momenti, senza paura“.
A marcare Jimmy Butler sarà in prevalenza Aaron Gordon, il miglior difensore esterno per i Nuggets, con Jeff Green e Porter Jr in seconda battuta e Caldwell-Pope e Bruce Brown come alternative più mobili.
“Con Butler è una marcatura diversa rispetto a chi ho marcato in questi playoffs“, così Gordon “Durant, LeBron o Towns. Jimmy fa un po’ tutto, va in transizione, taglia, va a rimbalzo d’attacco, va in backdoor. E’ molto abile. Io dovrò solo rendergli la vita difficile, senza spendere falli. Abbiamo il massimo rispetto per Miami, lottano e sono sempre vivi, non sanno cosa vuol dire mollare”.

