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Perché i Celtics dovrebbero cedere Jaylen Brown per Damian Lillard

di Michele Gibin
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Chris Haynes, che di Damian Lillard è amico, media “attaché” e messaggero quando serve, aveva garantito a giugno che “Dame non andrà mai a Boston“, ergo ai Celtics in caso avesse deciso di chiedere una trade ai Portland Trail Blazers.

Un mesetto più tardi Lillard ha effettivamente richiesto la trade, verso i Miami Heat e nessun’altra. L’unico problema, i Trail Blazers non sono obbligati in alcun modo ad accontentare Dame accettando una trade che il Gm della squadra Joe Cronin, e soprattutto la proprietà, non ritengano vantaggiosa. E l’offerta – stimata – di Miami incentrata su Tyler Herro, Duncan Robinson, il contratto in scadenza di Kyle Lowry e almeno 2 future prime scelte non assomiglia neppure alla miglior offerta possibile per il numero 0, dovesse mai aprirsi un’asta.

Portland dovrà decidere se tenere duro e fare la figura della squadra “cattiva” che non accontenta il miglior giocatore di sempre nella storia della franchigia, oppure cedere, esaudire l’ultimo desiderio sportivo da Trail Blazers di Dame e fare una bella figura da franchigia attenta alle necessità dei giocatori, mai così sensibili e coscienti del proprio peso come in quest’epoca.

Portland, che ha appena scelto Scoot Henderson al draft, e che ha a roster Anfernee Simons e Shaedon Sharpe, non ha alcun bisogno di Tyler Herro. Cronin potrebbe rilanciare in sede di trattativa con Miami chiedendo Bam Adebayo e allora la trade potrebbe avvitarsi, oppure complicare le cose cercando una terza squadra cui dirottare Herro, in cambio di un giocatore più funzionale.

Ed è qui, che Lillard voglia o meno, che altre squadre potrebbero inserirsi con un blitz alla Toronto Raptors 2018 (Kawhi Leonard). Dopo che la richiesta di trade di Lillard è diventata pubblica, Cronin ha diffuso un comunicato stampa secondo cui i Portland Trail Blazers “restano impegnati” a costruire una squadra vincente. Ergo, potrebbero chiedere la luna per Damian Lillard.

La storia recente delle trade per delle superstar “gioca” dalla parte di Lillard. Donovan Mitchell, Rudy Gobert, Kevin Durant, James Harden sono stati tutti scambiati per un patrimonio di 3-4 future prime scelte, oltre ai contratti necessari per far quadrare i conti. Non c’è a oggi alcun indizio che per Dame Lillard la storia debba essere diversa, ma anche qui il massimo che i Miami Heat possono offire non assomiglia a ciò che Utah Jazz, Houston Rockets e Brooklyn Nets hanno ottenuto a loro volta per i nomi sopra citati.

Ci sono squadre decisamente più attrezzate per fare ai Blazers un’offerta non rinunciabile. I New Orleans Pelicans potrebbero mettere sul tavolo persino Zion Williamson, New York Knicks e San Antonio Spurs dispongono di un mare di prime scelte future, così come gli Utah Jazz che in più hanno persino un roster niente male. I Brooklyn Nets hanno tante scelte e un roster quantomeno interessante, farebbero fatica a trovare i contratti da girare a Portland dopo aver ceduto Joe Harris ai Detroit Pistons.

I Philadelphia 76ers sono invece nella stessa orbita di Miami: Tyrese Maxey non sarebbe disponibile, e farebbe comunque a cazzotti con Henderson e Simons.

I motivi per cui Damian Lillard “non andrebbe mai a Boston” non sono noti. Dame ha giocato e vinto a Tokyo alle Olimpiadi anche con Jayson Tatum, con cui i rapporti sono ottimi, e la pressione di vincere subito che la superstar di Portland incontrebbbe ai Celtics è la medesima che troverebbe a Miami. I Celtics hanno cambiato parzialmente assetto sacrificando Marcus Smart per Kristaps Porzingis e ora, Malcolm Brogdon a parte, hanno un bel buco nello spot di point guard.

Boston è inoltre in trattative con Jaylen Brown per il rinnovo al supermassimo salariale per cui il numero 7 è eleggibile. Un contratto stimato da 295 milioni di dollari per 5 anni e che scatterebbe dal 2024.

Se quello di Joe Cronin non è un bluff (e potrebbe esserlo), Jaylen Brown assomiglia proprio al giocatore che i Trail Blazers potrebbero volere in cambio di Lillard: più giovane, che possa giocare accanto a Henderson, Simons e Sharpe e che andrebbe a sostituire Lillard come prima star della squadra. Brown ha 27 anni, 6 in meno di Lillard, e a Boston è già diventato All-Star e All-NBA e ha raggiunto una finale NBA. E il suo rinnovo comportebbe per i Celtics una spesa proiettata di oltre 600 milioni di dollari totali nei prossimi anni per soli due giocatori, Tatum e Brown, cui vanno aggiunti i 60 milioni di dollari fino al 2025 dovuti, a cose fatte, a Porzingis più i contratti già in essere di Derrick White, Brogdon e Robert Williams III.

Damian Lillard è sotto contratto fino al 2027 (player option) per altri 216 milioni di dollari, un anno in meno e 78-79 milioni secchi in meno rispetto al contratto stimato per Brown. Lillard compirà 33 anni il 15 luglio ma non ha ancora dato segni di declino, la sua annata 2022-23 è stata la migliore in carriera per efficienza in una squadra che senza di lui non aveva alcuna possibilità di competere. Jaylen Brown, va detto, ha giocato per contro dei playoffs sotto le aspettative, viaggiando a 22.7 punti di media con 3.4 assist e 3.3 palle perse a partita, col un brutto 68.9% ai tiri liberi su soli 3.7 tentativi a gara e 3.1 falli a partita. E spesso sparendo alle spalle di Tatum e Marcus Smart nei secondi tempi delle partite.

Messi sulla bilancia, l’unico motivo per cui preferire Brown a Lillard per i Celtics sarebbe l’età, fattore da ben considerare viste le cifre in ballo. E’ pur vero che Boston, dopo aver centrato le Finals nel 2022 e dopo il KO (proprio contro Miami!) nel 2023, è obbligata a fare di tutto per massimizzare la “finestra” per il titolo.

Lillard porterebbe a Boston istantaneamente un playmaking e decisioni migliori rispetto a Brown e Smart, una capacità di giocare i finali di partita che non ha bisogno di essere qui riepilogata, leadership e carisma da vendere. I Celtics, con Tatum, Robert Williams III, Porzingis, Al Horford e Brogdon (qualora non dovesse partire) hanno tutto ciò che serve per coprire le spalle a Dame in difesa.

I Celtics dispongono inoltre di tutte le proprie future prime scelte fino al 2030 e della scelta al primo giro (protetta per le sole prime 4 posizioni) dei Memphis Grizzlies al draft NBA 2024. Ovvero di tutte le munizioni figurate per vincere qualsiasi eventuale asta per Damian Lillard.

Tutti discorsi che cozzano, al momento perlomeno, con la supposta volontà del giocatore di accettare una trade solamente verso Miami. Il contratto di Damian Lillard non prevede però alcuna “no trade clause” e il front office attuale dei Trail Blazers, va ricordato, non è lo stesso che nel 2021 accordò a Lillard il maxi rinnovo alle attuali cifre.

Condizioni sufficienti per i Boston Celtics per tentare il colpaccio?

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