Una buona ricetta richiede la giusta dose di ingredienti: quella per il titolo poi richiede un’amalgama gustosa unica e rara. Gli Oklahoma City Thunder questa amalgama l’hanno spesso sbagliata per motivi multipli e differenti: anche quest’anno le speranze di inizio stagione, a causa della sfortuna legata a numerosi infortuni, hanno portato a cambiare gli obiettivi, dato che la squadra che si è ritrovata a lottare per l’ottavo posto annaspando qua e là.
Tuttavia, in seguito alle trade avvenute in febbraio, i sogni dei Thunder sono stati rilanciati, grazie anche al bilancio vittorie-sconfitte (arrivato a recitare un record di 12-5) e con l’ottavo posto conquistato grazie ad una buona percentuale di successi (ad est OKC sarebbe sesta).
Quindi ora quali sono le reali aspettative a partire da ora? Senza Kevin Durant si può provare comunque un reale assalto al titolo? Perché questo avvenga serve che ci sia quella famosa alchimia nominata inizialmente, con l’uso di quattro ingredienti necessari per il titolo: un sistema di gioco, un leader, cuore di una arena infuocata e esperienza accumulata nei playoff.
Vediamo allora questi fattori come si sono sviluppati finora dalle parti di Oklahoma.
GIOCO
Coach Brooks non è tra gli allenatori più amati dagli appassionati di basket. Troppe volte gli sono stati imputati diversi capi d’accusa: cattive gestioni dei finali di partita, brutte scelte offensive o scarse rotazioni ,solo per citarne alcune. Quando la serie di infortuni ha cominciato a sembrare una trama degna di un film tragicomico, è arrivata la sessione di mercato lo scorso febbraio che ha dato modo al GM Sam Presti di testare la duttilità del coach, togliendogli alcuni giocatori considerati chiave finora, Jackson e Perkins. Al posto dei partenti sono arrivati sostituiti di buon livello come Kanter, DJ Augustin, Singler e Novak.
La sfida per Brooks non era tra più facili, soprattutto per chi come lui è stato sempre abituato ad affidarsi a una stretta cerchia di giocatori e ad andare fino in fondo con questi, anche a costo di naufragare in modo reboante.
L’assenza cronica di Durant inoltre ha tolto una risorsa fondamentale del gioco, con il risultato di utilizzare meno frequentemente alcune scelte offensive. Tuttavia coach Brooks ha avuto una buona stella dalla sua parte: il turbinio di trade descritto prima infatti ha portato in casa Thunder Enes Kanter, giovane centro degli Utah Jazz che ha permesso al gioco di Oklahoma di fare un triplo salto carpiato in avanti. Infatti se da una parte Westbrook riesce a garantire l’attenzione su di sè di almeno tre uomini, Kanter contemporaneamente riesce ad procurarsi lo spazio ideale per poter ingaggiare duelli uno contro uno in cui riesce ad affermare tutto il suo talento. Così insieme a Westbrook si è trovata subito una grande intesa, come dimostrano splendide giocate di pick and roll e una situazione favorevole di forza in attacco sotto canestro. Inoltre, con i difensori avversari costretti ad abbassare il livello della loro zona di protezione, si sono inoltre aperti diversi spazi sul perimetro, che però finora non sono stati adeguatamente sfruttati.
Infatti, se da un lato è vero che Morrow si trova in questo momento decimo nella classifica degli scorer da 3 punti, gli altri si sono rivelati un pochino sotto il livello richiesto per questo tipo di gioco: Waiters infatti finora ha deluso abbastanza, mentre DJ Augustin sembra essere un buon giocatore ma non da 20 punti a partita in un playoff.
Inoltre il problema maggiore per questi Thunder si trova nella fase difensiva, poiché dopo le trade si è passati dal concedere 101 punti per 100 possessi a 105,7, posizionandosi ventiquattresimi nella lega e con alcune scelte difensive decisamente inadeguate.
Questo perché la presenza di Kanter è tanto positiva in fase offensiva, quanto scarsa nelle situazioni difensive: la sua difficoltà nel proteggere il ferro in difesa porta l’altro suo compagno di reparto (Ibaka o Adams) a dover fare da elastico tra il supportare Kanter e l’occuparsi del proprio giocatore che parte dal perimetro. I risultati sono stati scarsi in modo particolare per Adams, che è abituato trovare nel centro il suo ruolo ideale (grazie anche ad un discorso di accoppiamenti in difesa). L’unico che potrebbe avere la qualità e l’intelligenza di saper gestire situazioni simili è Collison, il quale tuttavia si trova al momento infortunato.
Un altro tipo di soluzione potrebbe essere quella di utilizzare una guardia con doti più difensive e di sostanza (come Roberson), ma in questo caso si perderebbe quella possibile soluzione di tiro dal perimetro scritta prima. Il giusto mix di efficacia difensiva e soluzioni offensive potrebbe così trovarsi in Anthony Morrow, che sembra il più completo tra le guardie a disposizione considerando entrambe le fasi di gioco.
Un ideale quintetto Westbrook-Morrow-Roberson-Ibaka-Kanter, con Collison sesto uomo in grado di dare una mano in alcune situazioni difensive e Adams a prendersi le marcature più dure contro i giocatori più fisici, porterebbe così a risolvere il grattacapo e a permettere di provare a infastidire con questi giocatori durante i playoff l’avversaria di turno, in attesa del rientro di Kevin Durant.
CUORE
Se c’è una cosa che non manca a questa squadra, si tratta sicuramente del cuore. Che questa sia una stagione sfortunata, lo sappiamo. Quando così tanti infortuni arrivano a ridimensionare le tue attese, si corre il rischio che la gente non ti capisca, che si disinnamori o che cominci a smettere di seguirti. L’effetto bandwagon ha nella storia NBA colpito diverse franchigie, ma non i Thunder.
La Chesapeake Energy Arena infatti continua a conservare il suo spirito originale, caratterizzato da una adrenalina contagiosa che scorre incessante durante tutta la partita. Solo San Francisco e Portland in grado di offrire durante le partite un’atmosfera paragonabile: la marea blu è sempre stata vicina ai suoi beniamini, pronta a salutare un Reggie Jackson andante per accogliere un Enes Kanter appena arrivato ma già idolo.
Oklahoma non avrà il fascino di Los Angeles e New York, ma la gente di quelle parti e i suoi tifosi sono passionali e appassionanti: i Thunder sono un bene prezioso e la città lo sa.
LEADER
Chi all’inizio di stagione si sarebbe aspettato questa evoluzione di Westbrook, passato dall’essere la spalla dello scorso MVP Kevin Durant al diventare un giocatore in grado di trascinare letteralmente la squadra ai playoff? Pochi, molto pochi.
Russ sembrava dovesse essere quel classico giocatore in grado di divertire, ma non in grado di vincere le partite: niente di più sbagliato. Questo Westbrook infatti è una delle cose più devastanti a livello individuale che si sia mai vista su un campo NBA.
La sua tenuta nel corso dei playoff sarà tutta da dimostrare, ma quello che sta scendendo in campo ora più che un giocatore sembra essere un tornado che vuole distruggere qualunque cosa gli capiti davanti. Sicuramente si può dire che il suo gioco è mutato, grazie anche all’esperienza accumulata nel corso degli anni che l’ha portato ad aumentare in maniera vertiginosa il numero di assist a partita, tanto da esser terzo nella classifica generale dedicata proprio agli assistmen.
Già all’All Star Game di New York aveva deciso di rompere gli indugi e decidere di trasformare la partita in una sua personale: chissà se questa sensazione non si riveda durante i playoff, così da eliminare quei cattivi ricordi conditi di tiri no-sense da otto metri.
ESPERIENZA
Avete presente quei momenti chiave in cui Duncan, Parker e Ginobili, dopo una stagione senza particolari spunti, decidono di vincere il titolo ribaltando ogni legge di logica e raziocinio basata sulla classifica della regular season? Ecco, i Thunder ni.
“Ni” perché se è vero che da un lato il vecchio blocco, formato da Westbrook, Ibaka, Collison, Adams ecc… ha fatto molta esperienza da postseason in questi anni, arrivando anche a giocarsi gare 7 o titolo quando i palloni pesano un macigno; dall’altro i nuovi arrivi (Kanter, Singler, Waiters) si mostrano un pò acerbi da questo punto di vista.
Manca, tanto per capirci, un Derek Fisher, un giocatore dalla lunga esperienza capace di dire le cose giuste e fare le giocate giuste nei momenti cruciali. Ray Allen a questo proposito poteva essere una opzione, ma il giocatore ha recentemente annunciato di preferire star fermo per quest’anno.
Il risultato finale quindi è la sensazione che i Thunder abbiano un roster molto competitivo, con una panchina notevolmente rafforzata dopo gli scambi a febbraio, un Westbrook in questa nuova versione che assicura leadership e e la certezza di avere in squadra uno dei primi giocatori al mondo. Tuttavia, a causa dei numerosi infortuni, di situazioni fisiche precarie e di qualche prestazione sotto le righe di alcuni elementi, la sensazione è che questa squadra senza Kevin Durant non abbia la necessaria forza di fronteggiare una serie di playoff contro gli avversari più forti.
Per NBA Passion,
Matteo Meschi



