Se la NBA userà il principio della recidività con Draymond Green, l’ala degli Warriors rischia una sospensione ancor più severa di quella rimediata dopo l’aggressione a Rudy Gobert. In quell’occasione, Joe Dumars che è sostanzialmente il giudice sportivo NBA, aveva motivato le 5 partite di sospensione “con la storia del giocatore di condotta antisportiva“.
C’è caso che le partite di punizione per Draymond Green possano diventare anche il doppio, e sarebbe un macigno per una squadra già in difficoltà (10-13) e vecchia come Golden State. Dal suo rientro da un problema al ginocchio, Stephen Curry sta tirando con percentuali basse e ha ben poco aiuto in attacco, dove Klay Thompson, Chris Paul e un Andrew Wiggins involuto in modo inquietante viste le cifre del suo contratto, non lo stanno aiutando.
In questa stagione, quando riesce a restare in campo, Draymond Green sta tenendo cifre individuali dignitose (oltre 10 punti e 6 assist di media a partita, col 45% da tre) ma la squadra gira molto meno rispetto al passato anche recentissimo, fino a un anno fa. Golden State è sedicesima per offensive rating e sedicesima per defensive rating, e quando Green è in campo la difesa affonda (-7-7 di plus\minus), con lui in campo e senza, la differenza per gli Warriors è impietosa: -6.7 di net rating quando Green gioca.
Golden State è stata brava ancora una volta a pescare via draft e free agency giocatori funzionali. Riserve come Saric, Podziemski, Kuminga, Chris Paul e Gary Payton II hanno tutti un net rating più che positivo, derivato anche dal fatto che spesso si sono trovati a provare a rimediare ai disastri combinati dai titolari, il quintetto ideale e più utilizzato da Steve Kerr in stagione, con Curry, Thompson, Wiggins, Green e Looney ha al momento un net rating di -8.1 per 100 possessi, e subisce 117.0 punti per 100 possessi, roba da peggior difesa NBA o quasi.
A 33 anni Draymond Green è un giocatore in declino, con una “fedina penale” notevole e che ha perso soprattutto lucidità. E durante la off-season gli Warriors dopo essersi sbarazzati di Jordan Poole (poco male), lo hanno gratificato con un rinnovo di contratto da 4 anni e 100 milioni di dollari oggi virtualmente incedibile. Quale squadra in questo momento se la sentirebbe di provare a recuperarlo e sperare di spremere le ultime gocce, tante o poche che siano, di grandezza difensiva e carisma dell’Orso Ballerino?
I Chicago Bulls sarebbero determinati a provare a ottenere qualcosa dal nucleo costruito tre anni fa con Zach LaVine, DeMar DeRozan e Nikola Vucevic, e avrebbero i contratti per provare a imbastire una trade. Coby White sta però giocando il suo miglior basket in carriera, i Bulls si possono permettere di perdere Alex Caruso? Il giocatore da cedere, in una trade del genere, sarebbe probabilmente proprio LaVine.
I Detroit Pistons avevano altri piani per questa stagione, che salvo miracoli finirà come se non peggio delle precedenti. Mettere un altro veterano accanto a Cade Cunningham, Jalen Duren, Ausar Thompson e Jaden Ivey avrebbe senso, Detroit non avrebbe problemi a inserire una prima scelta futura al draft nella trade assieme ai contratti di Joe Harris o Alec Burks e Monte Morris. Draymond Green è poi originario del Michigan e non è la prima volta che viene accostato ai Pistons.
Pistons che però sono ancora così indietro sulla tabella di marcia.
Difficile che oggi gli Orlando Magic possano pensare di toccare una squadra così coesa, e vincente finalmente. I contratti e le scelte future al draft non mancano e un’occhiata potrebbero però darla. Lo stesso discorso vale per gli Oklahoma City Thunder che si sono scoperti ancora più ambiziosi di quanto preventivato, secondi a Ovest e che però necessitano di esperienza e chili sotto canestro in vista dei playoffs.
Squadre come i Cleveland Cavs, i New York Knicks e persino gli LA Clippers sono sotto pressione e in cerca di risultati. E in questo senso, se davvero un giocatore dal pedigree di pluricampione NBA come Draymond Green dovesse diventare disponibile, al netto delle difficoltà attuali, un “sondaggio” potrebbero tentarlo. E Golden State avrebbe ogni diritto di tentare di “lucrare” sullo scaricabarile, approffittando della pressione sulle altrui teste.
Oppure sulla fame, che potrebbe giocare brutti scherzi, di squadre ambiziose, anche perché obbligate a esserlo. I Minnesota Timberwolves corrispondono a tale definizione, se non fosse che Gobert è stato una delle vittime più recenti di Draymond Green, e in un modo che rende un’eventuale riconciliazione tra i due inverosimile. I Miami Heat non hanno molto da offrire ma se esiste un ambiente adatto a Green, è senz’altro a South Beach dove le gerarchie sono chiare e l’obiettivo è solo provare a vincere un altro titolo NBA. Kyle Lowry, Duncan Robinson, Nikola Jovic e (forse) Jaime Jaquez Jr sono i giocatori cui guardare, Tyler Herro è sopravvissuto a un’altra estate di voci di trade ma si è fatto male di nuovo, e come già successo ai playoffs lo scorso anno, la squadra gioca e vince abbastanza anche senza di lui.
I Milwaukee Bucks che per ora vincono ma sembrano a un passo dalla crisi di nervi tra Adrian Griffin e la squadra, non hanno sostanzialmente nulla da offrire agli Warriors ma daranno un’occhiata, c’è da scommetterci. Il contratto ancora così lungo di Green impedisce a squadre come Toronto Raptors, New Orleans Pelicans o Houston Rockets di agire.
A Ovest, i Dallas Mavericks potrebbero avere voce in capitolo, coi contratti di Richaun Holmes e Maxi Kleber, o di Tim Hardaway Jr da proporre. I Mavs hanno investito tutto nella coppia Luka Doncic-Kyrie Irving e per adesso sta funzionando, Dallas è però 23esima per defensive rating e controlla solo le prime scelte al draft 2026, 2027 e 2028.
I Sacramento Kings potrebbero avere una connection decisiva con Draymond Green, ovvero coach Mike Brown. Al contrario di Dallas, Sacramento controlla tutte le sue prime scelte future dal 2027 in poi (per quelle precedenti, Atlanta ha un’opzione per via della trade per Kevin Huerter nel 2022), ma oltre a Trey Lyles in un’eventuale trade dovrebbero finire Davion Mitchell, se non addirittura Harrison Barnes, a sua volta sotto contratto a lungo, fino al 2026 e giocatore che non serve particolarmente agli Warriors, oggi.

