Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiIl Sei Nazioni migliore della storia dell’Italrugby

Il Sei Nazioni migliore della storia dell’Italrugby

di Andrea Delcuratolo
Sei Nazioni Italrugby

Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si trasforma. Per la nazionale Italiana di Rugby, si è trasformato tutto in questo mese e mezzo, giocando il Sei Nazioni migliore della propria storia. Due vittorie e un pareggio che sono sinonimo di un torneo giocato con una maturità e un entusiasmo che da tempo non si vedevano dalla nostra nazionale. Si respirava un’aria diversa già dalla presentazione del nuovo commissario tecnico, Gonzalo Quesada, uno dei principali artefici di un risultato che va ben oltre l’essere storico. 

Quesada, in carica dal 1° gennaio 2024, si è ritrovato una squadra abbattuta, depressa e sfiduciata dopo la Rugby World Cup del 2023, conclusa dagli Azzurri col terzo posto nella Pool A con Francia, All Blacks, Namibia ed Uruguay, figlio di due vittorie (Namibia ed Uruguay) e due sonore sconfitte (96-17 contro gli All Blacks e 60-7 contro la Francia). Eppure di materiale sul quale ripartire c’è n’era in abbondanza. Un gruppo giovane, dinamico e talentuoso. Da riformare mentalmente però.

Italrubgy, come nasce il Sei Nazioni migliore della nostra storia

La prima cosa fatta da Gonzalo Quesada è stata costruire la mentalità da killer instinct . La partita, per gli Azzurri, è sempre sullo 0-0. Questa filosofia ha consentito a Michele Lamaro, di ruolo terza linea e compagni, anche in momenti di difficoltà come il primo tempo contro la Francia e il primo quarto di partita con la Scozia, di restare lucidi e sfornare due grandi prestazioni.

La mentalità è stata costruita anche lavorando a un ingrediente sottovalutato negli ultimi anni: il cinismo. Ogni occasione avuta è stata capitalizzata al massimo contro Scozia e Galles, portando a segnare mete costruite partendo spesso dalla nostra metà campo.

Quesada ha poi fatto un lavoro enorme sulla difesa, molto meno ballerina rispetto agli ultimi tempi. Ecco qui che vediamo Michele Lamaro fare il record di placcaggi in un singolo Sei Nazioni (103), Tommaso Menoncello (terza linea e candidato ad MVP della competizione) e Ignacio Brex rispedire al mittente ogni singolo attacco, supportati perfettamente da Niccolò Cannone, Federico Ruzza (due seconde linee) e Paolo Garbisi, eccellente mediano di mischia e ottimo tiratore di piazzati. Alla fine del torneo, i placcaggi italiani sono ben 955. La diga italiana funziona bene e permette alla squadra di restare in partita anche subendo parziali importanti.

Essenziale è stata anche la profondità del roster azzurro. Qualcuno ha notato che contro il Galles è mancato Ange Capuozzo, uno dei nostri migliori giocatori? No. Lorenzo Pani, estremo delle Zebre Parma, l’ha sostituito egregiamente segnando anche una meta. Non abbiamo poi avuto a disposizione il pilone Marco Riccioni e Lorenzo Cannone era ancora convalescente da un infortunio. Nessuna paura. Ross Vintcent e Louis Lynagh, terza linea ed estremo rispettivamente, non hanno fatto per nulla rimpiangere le assenze. 

Ora, affrontati gli aspetti tecnici della vittoria, è giusto capire da dove arriva. Negli ultimi vent’anni, l’obiettivo principale è stato quello di sviluppare la squadra nel lungo termine e ridurre il divario con le altre squadre del Sei Nazioni. Questo ha implicato la ricerca e la definizione di un’identità di gioco per la squadra, che potesse essere più aggressiva o più conservativa, più improntata all’attacco o alla difesa, a seconda delle esigenze.

Inoltre, è stato necessario individuare i giocatori che potessero meglio adattarsi a questo stile di gioco. Nel frattempo, il rugby nel complesso ha subito cambiamenti significativi, spostandosi verso un approccio più tattico e difensivo negli ultimi anni. Spesso abbiamo visto l’Italia perdere di poco, con onore, uscendo dal campo con enormi rimpianti. La squadra arrembante e spregiudicata di Crowley ha canalizzato al meglio le energie con Gonzalo Quesada. 

Per anni ci siamo sentiti dire: “cosa ci andiamo a fare se dobbiamo perdere” “altro cucchiaio di legno” “io sono più forte”. Gli addetti ai lavori spingevano affinché la Georgia prendesse il nostro posto nella competizione. Abbiamo passato 5 anni senza nessuna vittoria, dal 2016 al 2021, cambiando tre volte il Commissario tecnico (Conor O’Shea, Franco Smith, Kieran Crowley). La risalita è stata lenta e dolorosa. Ma adesso è infermabile. 

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