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Draft NFL, il racconto del secondo e del terzo giro

di Andrea Delcuratolo

Secondo e terzo giro del draft NFL che non riservano troppe sorprese. Al Lambeau Field di Green Bay, ne escono vincitrici le squadre pronte per combattere per un posto nella post-season che avevano solo bisogno di puntellare i loro ruoli più deboli. A prendersi la scena sono i Seattle Seahawks (10-7 nell’ultima stagione) e gli Arizona Cardinals (8-9). Chi ha più necessità di puntellare sono i Chicago Bears (5-12) che partono per un altro anno di rebuilding. Vediamo chi ha preso le decisioni giuste.

Vedremo i Seattle Seahawks ai playoff?

Nella NFC West, gli equilibri possono variare in pochissimo tempo. Nell’ultima stagione, ad andare ai playoff sono stati i Los Angeles Rams (10-7) che hanno avuto la meglio proprio sulla squadra allenata da Mike Macdonald. Va da sé che la franchigia di stanza al Lumen Field avesse grande interesse in questo Draft. Ecco quindi che arrivano Nick Emmanwori (Safety, N. 35), Elijah Arroyo (Tight End, N. 50), Jalen Milroe (Quarterback, N. 92). 

Il safety prodotto di South Carolina è il giocatore che mancava a Seattle. Emmanwori porta esplosività, fisicità e velocità, elementi che rendono la difesa dei Seahawks molto più dinamica. Lo stesso si può dire dell’attacco, che vede l’aggiunta di Arroyo. Il prodotto dell’Univesrity of Miami gioca come tight end, ma è essenzialmente un wide receiver. Porterà velocità e un ampio raggio di ricezione, e l’offensive coordinator Klint Kubiak dovrà essere bravo a fargli arrivare spesso il pallone. Le 35 ricezioni per 590 yards complessive, segnando 7 touchdown, parlano di un giocatore molto interessante.

Un altra questione è però legata al quarterback. Sam Darnold riuscirà a replicare quanto fatto con i Minnesota Vikings? I Seahawks si tutelano con Jalen Milroe. Proveniente da Alabama, si tratta di un QB ambivalente, molto forte sia sul passaggio (2844 passing yards per 16 touchdown) che sulla corsa (726 rushing yards per ben 20 TD). 

 

Arizona Cardinals: Il terzo incomodo della NFC West?

Il terzo incomodo della NFC West possono essere veramente gli Arizona Cardinals. Con i San Francisco 49ers reduci da una stagione nettamente al di sotto delle aspettative, la squadra allenata da Jonathan Gannon può essere la mina vagante. Gli arrivi di Will Johnson (cornerback, n.47) e Jordan Burch (Edge, n.78) portano giocatori pronti sin da subito ad entrare nella mischia.

Arizona si è infatti presa cura di una grande necessità in modo eccellente. Johnson partirà subito titolare e dovrebbe migliorare una difesa sui passaggi che nella scorsa stagione ha permesso agli avversari di completare il 68,6% dei lanci (29° dato peggiore nella lega). I Cards hanno anche preso Burch per mettere pressione ai quarterback della NFC West. Il grande equlibrio della division mette la franchigia dell’Ariziona in una posizione tale da poter essere l’exploit della stagione 2025.  

La necessità degli Houston Texans di avere ricevitori forti sin da subito

Le porte girevoli dell’NRG Stadium ed un’infermeria che si è riempita oltremisura, portano i Texans ad intervenire specialmente sul reparto ricevitori. Stefon Diggs ha firmato per i New England Patriots dopo aver perso gran parte della scorsa stagione a causa della lesione del legamento crociato anteriore. I tempi di rientro di Tank Dell dal suo infortunio al ginocchio sono incerti.

E’ arrivato Christian Kirk dalla free agency, ma i Texans dovevano fare di più per sostenere C.J. Stroud. Jayden Higgins (n.34) è un ottimo prodotto da Iowa State che ha ricevuto 1.183 yards la scorsa stagione. Come backup di Dell può andare più che bene.

L’altra necessità da affrontare era riorganizzare l’offesnive line. Houston aveva un’altra seconda scelta e ha fatto uno scambio per ottenere l’offesnive tackle Airontae Ersery alla scelta 48, che ha un’altezza (2.00 m) e una stazza tale (150 kili) da proteggere molto bene C.J. Stroud dai defensive end avversari. L’allenatore dell’offensive line, Cole Popovich, ha molto da lavorare per tirare fuori tutte le abilità di Ersery. Ricordiamo che i Texans hanno completamente rinnovato la linea offensiva dopo aver subito 54 sack la scorsa stagione, il terzo dato peggiore della lega. 

Luther Burden III è il tanto atteso ricevitore per i Chicago Bears?

O adesso o mai più per Caleb Williams. Dopo una stagione al di sotto delle aspettative, se il quarterback titolare dei Bears fallisce anche in quest’annata, beh, al Soldier Field ci saranno molte domande da farsi. I Bears hanno ripulito l’attacco in fretta, a partire dalle mosse della linea offensiva nella free agency e proseguendo nei primi due giorni del draft. Hanno preso Colston Loveland (Tight End da Michigan arrivato cin la decima chiamata), e poi Burden al secondo giorno. I suoi numeri nel 2024 dicono “appena” 676 yards. Porta però esplosività, elemento che serve come il pane a Williams, autore di soli 6 touchdown la scorsa stagione. Molti pochi per una prima scelta.

La grande domanda: perché Shedeur Sanders ancora non è stato selezionato?

L’intera lega viene chiamata in causa. Ci sono gli abbagli e poi c’è quello che sta succedendo al quarterback Shedeur Sanders. Tutti lo davano fra le prime cinque scelte, ma ora siamo al terzo giorno e Sanders è ancora senza squadra. I New York Giants, i New Orleans Saints, i Seahawks e i Cleveland Browns hanno preso altre direzioni in questa posizione. I Pittsburgh Steelers e i Las Vegas Raiders non hanno preso nessun QB, il che è potenzialmente un grosso problema per Pittsburgh e forse più che altro un problema per Las Vegas. Eppure dopo 102 scelte, Sanders è ancora libero.

Sanders è stato il giocatore offensivo dell’anno della NCAA Big 12 ed è il figlio di Deion Sanders, cornerback già nella NFL Hall of Fame e allenatore di Colorado: quest’ultimo gli ha conferito un profilo importante, come pochi altri giocatori di football universitario prima di lui.

Il gioco di Shedeur Sanders è stato oggetto di critiche, tra cui la sua limitata mobilità e la tendenza a tenere la palla troppo a lungo dopo lo snap. Ma con l’avanzare della serata di venerdì, la non chiamata di Sanders è diventata più sconcertante. Ha sollevato dubbi sul fatto che la sua celebrità e la sua immensa fiducia siano state un ostacolo per alcune squadre, come indicato in numerosi rapporti precedenti al draft fatti da molti osservatori.

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