I giocatori NBA hanno guadagnato 484 milioni di dollari complessivi in meno rispetto alle stime per la stagione 2024-25, a causa di una leggera contrazione nell’importo del cosiddetto basketball-related income, ovvero la fetta di introiti della lega che va nelle tasche degli atleti.
Secondo il contratto collettivo di lavoro CBA in vigore, ai giocatori va a ogni stagione il 51% del basketball-related income, e la NBA trattiene ogni anno una percentuale degli stipendi totali dei giocatori per versali in un fondo escrow, una sorta di fondo di garanzia. Nel 2024-25 la lega ha trattenuto il 10% dei salari totali per “dirottarli” verso il fondo escrow e il 91% di tale percentuale è stato versato alle 30 franchigie. Ai giocatori è dunque tornato indietro “solo” il 9% della medesima percentuale, cosa che ha quindi generato la riduzione effettiva dei salari di cui sopra. A registrare la differenza maggiore sono stati i contratti più pesanti, basti pensare che Stephen Curry – il giocatore oggi più pagato su base annua – ha lasciato sul tavolo quasi 5 milioni dei suoi 55.7 per il 2024-25.
Una contrazione dovuta ai minori ricavi provenienti dalle TV e network, soprattutto di quelli locali in crisi. I playoffs NBA 2025 hanno inoltre registrato un calo d’ascolti rispetto al passato.
Nelle scorse settimane la NBA ha annunciato le stime di crescita del salary cap per i prossimi anni, e anche in questo caso la crescita dovrebbe essere minore rispetto al preventivato. Dalla prossima stagione entrerà in vigore il nuovo mega-contratto da 76 miliardi di dollari in 11 anni per i diritti TV con ESPN\ABC, NBC e Amazon Prime Video, un affare da 7 miliardi di dollari annui per la lega.

