Ben Simmons torna a far parlare di sé, ma non per un canestro decisivo o per una prestazione spettacolare. Stavolta al centro della scena c’è il suo futuro, sempre più incerto. L’australiano, prima scelta assoluta al Draft 2016 e per anni indicato come uno dei prospetti più brillanti della sua generazione, sembra trovarsi a un punto di svolta: continuare a giocare in NBA o chiudere qui la sua carriera.
La “dura” vita di Ben Simmons
Negli ultimi mesi Simmons ha fatto capire, più o meno velatamente, che l’ipotesi del ritiro non è campata in aria. Le offerte non mancano – i New York Knicks avrebbero mostrato interesse – ma la sensazione è che l’ex All-Star stia valutando seriamente se valga la pena rimettersi in gioco. Troppi infortuni, soprattutto alla schiena, hanno rallentato il suo percorso e ridimensionato l’impatto che poteva avere sul parquet.
Chi lo segue sui social lo ha visto in tutt’altro contesto: lontano dalle palestre, immerso nel relax di un resort di lusso, quasi a voler staccare dal peso delle aspettative e dalle pressioni di una carriera sempre vissuta sotto la lente di ingrandimento. È l’immagine di un giocatore che sta cercando se stesso, più che un contratto. Eppure, il talento di Simmons non si discute. Il problema è capire se c’è ancora la voglia, la motivazione, di provare a rilanciarsi. I suoi primi anni in NBA avevano acceso grandi speranze: un playmaker alto due metri, capace di difendere su più ruoli e di incidere a rimbalzo come pochi. Ma limiti offensivi mai del tutto risolti, uniti agli infortuni, hanno finito per offuscare quel potenziale che sembrava sconfinato.
Ad oggi, Simmons non ha annunciato nulla di definitivo. Non si è ritirato, ma nemmeno ha dato segnali chiari di voler continuare. È come se fosse sospeso tra due mondi: da una parte la possibilità di ripartire e scrivere un nuovo capitolo, dall’altra la tentazione di fermarsi e lasciare che la sua carriera resti com’è, con tutte le sue luci e le sue ombre.

