Veni, vidi, vici e dato che Victor Wembanyama è anche uno abbastanza secchione, apprezzerà la citazione.
Wemby rientrava – anzi arrivava – da 12 partite saltare per infortunio e al suo rientro ha pensato bene assieme ai suoi San Antonio Spurs di riportare sulla terra per un giorno gli Oklahoma City Thunder, battuti per 111-109 in semifinale della NBA Cup alle Final Four di Las Vegas.
Ancora coi minuti contingentati, non più di 20-25, Wembanyama è partito dalla panchina contro OKC ed ha chiuso come uno dei quattro Spurs sopra i 20 punti a referto. 22 punti, 9 rimbalzi e 5 palle perse per il francese a cui si sono aggiunti i 23 punti di Devin Vassell e i 22 punti a cranio di De’Aaron Fox e di Stephon Castle. Per i primi due quarti di gioco in realtà, la partita sembrava aver preso il solito canovaccio per i Thunder, che sono andati avanti in doppia cifra lucrando sulle palle perse degli Spurs e chiudendo le linee di passaggio.
OKC ha però finito male il secondo quarto, subendo un parziale che ha rimesso San Antonio a soli 3 punti di scarto con Wemby e Dylan Harper e preparato il terreno per ciò che sarebbe arrivato dopo. A perdere qualche pallone di troppo sono stati i Thunder, lanciando così la transizione per Fox, Castle e Vassell. Gli esterni Spurs hanno iniziato ad attaccare l’area dei tre secondi senza soluzioni di continuità trovando punti, layup e facendo ruotare la difesa di OKC.
San Antonio ha così iniziato il quarto quarto con un punto prezioso di vantaggio, e l’equilibrio è durato fino alle fasi finali della partita. La quarta tripla di serata di Vassell ha messo gli Spurs sul +2 (100-98) a 3 minuti dal termine, quindi Wemby ha replicato a Jalen Williams dalla media distanza. Ancora Wembanyama si è guadagnato due tiri liberi andando a rimbalzo d’attacco su un errore in lunetta di Vassell per il 105-101 spurs con 1:18 da giocare, e da qui è diventata anche una questione di liberi. 2 su 2 di Chet Holmgren, 1 su 2 di Wemby, 2 su 2 di Castle dopo il fallo sistematico di OKC.
A dare una chance ai Thunder è stato l’1 su 2 di Wembanyama a 6 secondi dalla fine, OKC senza più timeout ha provato a creare un tiro rapido ma ancor più lesto è stato Fox, che ha commesso fallo su Williams per mandarlo in lunetta per due liberi e impedire un tentativo da tre. Jalen Williams ha provato a sbagliare “bene” il secondo tiro libero ma lo ha segnato, e sulla rimessa da fondo gli Spurs hanno rischiato tantissimo con Castle, “graziato” dal fallo di Alex Caruso. Ancora +3 per San Antonio e ancora fallo a metà campo su Jalen Williams, ma il tempo per sbagliare il secondo libero, prendere il rimbalzo e segnare è finito, vince San Antonio e va in finale della NBA Cup 2025 contro i New York Knicks che avevano battuto in precedenza gli Orlando Magic.
Per il secondo anno di fila la NBA Cup è stregata per OKC. Un anno fa persero a sorpresa contro i Milwaukee Bucks in semifinale, e oggi è arrivata appena la seconda sconfitta stagionale a fronte di 24 vittorie. Per gli Spurs è invece la prima finale in tre edizioni.
Shai Gilgeous-Alexander ha chiuso con 29 punti e 5 assist con 5 palle perse, e appena 4 tiri liberi, male al tiro Chet Holmgren e Jalen Williams e per OKC tutta 9 su 37 da tre. Gli Spurs sono stati perfetti nel contestare quanti più tiri dei Thunder senza commettere troppi falli, e accettare la sfida anche atletica e fisica cercando la transizione con Fox, Castle e Vassell anche a costo di qualche palla persa di troppo (19 alla fine). Un rischio calcolato e che ha dato i suoi frutti.
“Questa era la nostra prima partita al completo” ha riflettuto Wembanyama dopo la semifinale, “eravamo già una squadra solida ma è tutta esperienza, ci serve per capire che squadra siamo. Rispetto a OKC noi non siamo rodati, questo deve essere il prossimo step per noi. I Thunder sono primi e soprattutto avanti a tutti oggi nella NBA, e quando li vedi giocare ti accorgi che il loro rendimento è lo stesso sia che giochino contro la seconda sia contro l’ultima in classifica. Fanno tutte quelle piccole cose che decidono una vittoria, ed è ciò a cui dobbiamo ambire anche noi“.
I ritmi elevati, ormai un trend stabilito nella NBA di oggi, permettono agli Spurs e a coach Mitch Johnson di schierare ben 4 guardie tra Fox, Castle, Vassell e Harper senza togliere necessariamente se non minuti, spazio e tiri. Con Wemby di ritorno, San Antonio è tornata a quintetti più classici rispetto a quelli piccoli che avevano fatto sudare e quindi battuto dei Lakers lenti ai quarti di finale. “In off season avevamo parlato di come volessimo avere più combinazioni possibile, provare a trarre vantaggio dalle qualità di ciascuno. E per questo occorreva pazienza e ora ne vediamo i primi risultati. E’ un sistema poi che permette ai ragazzi di divertirsi di più” ha detto coach Mitch Johnson.
“Oggi non era la solita partita di regular season” ancora Wemby “se perdi sei fuori ma penso che alcuni giocatori siano fatti per partite così. Altri no. Ma noi lo siamo“.

