Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBrooklyn NetsMichael Porter Jr. rinasce a Brooklyn: da terzo violino a stella dei Nets

Michael Porter Jr. rinasce a Brooklyn: da terzo violino a stella dei Nets

di Carmen Apadula

Quando Michael Porter Jr. è entrato nella NBA, le sue aspettative erano altissime.

Preso dai Denver Nuggets con la 14ª scelta assoluta nel Draft 2018, aveva tutto per diventare una star. Atletismo, un tiro morbido come la seta e il profilo perfetto per affiancare due giovani campioni come Nikola Jokić e Jamal Murray.

A Denver, MPJ si è rivelato un tassello importante: ha viaggiato con 16.2 punti e 6.4 rimbalzi di media, contribuendo in modo decisivo al titolo del 2023. Tuttavia, non è mai stato il protagonista assoluto: il suo ruolo oscillava tra la terza e, talvolta, la quarta opzione offensiva.

Tutto è cambiato quest’estate. Durante l’offseason, Porter Jr. ha ricevuto una nuova chance quando è stato ceduto ai Brooklyn Nets. Lontano dall’ombra di Jokić, Murray e Aaron Gordon, sta mostrando di cosa è capace quando ha le chiavi di una squadra in mano.

Con i Nets, sta viaggiando con i migliori numeri della sua carriera: 25.8 punti, 7.5 rimbalzi e 3.3 assist in 33 minuti di media in campo. Domenica sera, contro la sua ex squadra, ha confermato tutto il suo valore firmando 27 punti, 11 rimbalzi e 5 assist nella vittoria (127-115) ottenuta in trasferta.

E, più che una semplice partita della “vendetta”, è stata la dimostrazione del talento autentico di Porter Jr., finalmente libero di esprimersi. Nel post-partita, MPJ ha parlato della sua straordinaria stagione e di cosa la renda diversa dalle precedenti. 

“La mia aspettativa era quella di diventare il miglior giocatore dell’NBA” ha detto, senza giri di parole. “Gli infortuni mi hanno rallentato, ma la determinazione e la resilienza mi hanno permesso di ritagliarmi un posto importante nella lega”.

Definirlo “importante” era corretto prima, ma ora suona persino riduttivo. A Denver era un ottimo role player, ora è la guida tecnica e mentale di una squadra che crede in lui.

“Sapevo di cosa ero capace. Ho giocato contro grandi giocatori per tutta la vita, quindi non mi sorprende quello che sto facendo. Farlo dopo tutti gli infortuni, però, è qualcosa di cui vado ancora più fiero” ha aggiunto.

E gli infortuni, nel suo caso, non sono certo una formalità. Negli ultimi 6 anni, MPJ ha disputato solo due stagioni da almeno 70 partite, dopo tre operazioni alla schiena e vari stop per problemi a polpaccio, tallone, tendine e spalla. Per gran parte della carriera ha persino dovuto indossare un tutore speciale, simile a quello usato dai pazienti colpiti da ictus, per poter muovere correttamente le gambe.

Alla luce di tutto questo, non stupisce che oggi si dica grato anche solo di poter giocare ancora.

“Ho affrontato tanti ostacoli e serve grande forza mentale per restare disponibile e competitivo, considerando la mia storia. Mi sento bene e sono riconoscente di poter ancora fare ciò che amo” sostiene.

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