Knicks e Lakers: sogni e certezze di un futuro sempre più imminente.
Nonostante tutti gli sguardi degli appassionati ormai siano rivolti verso le finals, che vedranno fronteggiarsi gli spettacolari Warriors guidati dall’mvp della stagione Stephen Curry e i coriacei Cavaliers governati dal sempre dominante LeBron James, la storia ci obbliga a riflettere su due franchigie il cui presente è immerso in un lavoro estenuante e oculato di ricostruzione, il futuro è gravido di incognite e il passato è ricco di successi e gloriosi momenti. Stiamo parlando dei New York Knicks e dei Los Angeles Lakers.
Entrambe le due squadre hanno vissuto una stagione travagliata, costellata di insuccessi e infortuni. Entrambe le franchigie hanno voglia di ripartire, di essere presenti, di trasmettere, di nuovo, quel DNA di vincenti, che li ha sempre distinti negli anni dell’NBA (soprattutto a Los Angeles mentre New York ha un po dimenticato come si vince negli anni moderni).
Seppur ci sia molto da lavorare, da ricostruire o da centellinare ambedue possono ripartire da due punti fermi: le due superstars Bryant e Anthony e il draft di giugno, che li vedrà assoluti protagonisti.
La domanda che tutti ci poniamo in questi giorni è la seguente: costruire rapidamente una squadra competitiva attorno all’all star, magari sacrificando la potenziale scelta al draft o ricostruire gradualmente e con la giusta pazienza così da regalare ai tifosi una squadra solida in un futuro più lontano?
Nonostante i grossi contratti delle due superstars, nelle due opposte coste ci sono sufficienti risorse economiche per poter spendere e spandere. Il 2015 ha visto un incessante lavoro di pulizia attuo ad aumentare lo spazio salariale, così da poter dominare il mercato di free agent. Soprattutto il Presidente dei Knicks, coach zen Phil Jackson, ha abusato di questa politica, distribuendo giocatori ad un intera lega, come se fosse una sorta di Santa Claus pieno di doni (Shumpert e Smith). Dopo la chiusura del mercato, l’esordiente Fisher si è ritrovato un quintetto ridotto, poco talentuoso, escludendo Hardaway e Bargnani, mentre Carmelo Anthony era ai box per infortunio. I tifosi, partendo dall’eccentrico e mai domo Spike Lee, si aspettano un futuro più roseo e vincente. Jackson dalla sua ha più tempo e più possibilità per poter uscire da questo tunnel, rispetto al GM dei Lakers. Innanzitutto non servono assurdi miracoli per poter strappare un posto per i playoffs ad Est, ormai sempre più deficitaria di talento e spettacolo. Melo Anthony ha ancora tempo, nonostante abbia compiuto trentuno anni, per poter centrare quell’anello che sempre più si allontana all’orizzonte.
La scelta del draft sarà decisiva per poter comprendere i piani dei Knicks. Gran parte dei segnali indicano Mudiay come il prescelto che riporterà in auge la franchigia del Madison Square Garden. In molti si chiedono se il play, che la scorsa stagione ha militato nel campionato cinese sia adatto al tipo di gioco richiesto dal “triangle offense” o se Fisher accantonerà la strategia che ha reso famosi i Bulls di Jordan per tentare nuove soluzioni tattiche che più si adattino a un roster che quasi certamente riempirà gli spazi vuoti dal mercato free agent. Certo, dopo l’addio di Chandler, esperto rim protector, di Stoudemire e i dubbi sulle condizioni fisiche di Bargnani i Knicks avrebbero bisogno di un lungo che possa garantire qualità e quantità su entrambi i lati del campo.
In salita sarà anche l’opera di ricostruzione da parte di Mitch Kupchak, GM dei Lakers, il quale potrà contare sulla seconda scelta al draft, sul recupero di Randle e Bryant e sull’inaspettata esplosione del rookie Clarkson, unica nota lieta di una stagione disastrosa. Molto probabilmente sia il play Lin che il centro Hill, a causa dei loro gravosi stipendi saranno vittime di qualche trade o di eventuali tagli.
Inoltre il front office dei Lakers sembra essere immerso in un dilemma amletico. Okafor o Russel? Un centro estremamente tecnico o una guardia versatile e da un futuro già scritto come all star? La carenza di lunghi lascia presagire che la scelta cadrà sul centro dei Blue Devils, ma nulla è così scontato. Molto dipenderà dalla volontà del Black Mamba, che come sempre ha un potere decisionale innegabile all’interno della franchigia losangelina, anche se Kupchak, mesi fa per la prima volta e una settimana fa in un secondo momento, ha smentito categoricamente questa soluzione, aggiungendo infine che molto probabilmente la stagione 2015/2016 sarà l’ultima per Bryant.
“Dobbiamo cominciare un nuovo progetto, e questo includerà Kobe Bryant per la prossima stagione. Ma per cominciare a guardare nella giusta direzione, progettiamo il futuro: sarebbe fantastico riuscire a costruire un team giovane che riesca a vincere 55 gare il prossimo anno, ma non è facile. Guardiamo in avanti ai prossimi 5-7 anni, il prossimo sarà probabilmente l’ultimo anno di Kobe. Questa è stata la squadra di Kobe per 18-20 anni, ad un certo punto si deve cominciare un nuovo ciclo.”

Insomma, non ci resta che attendere i fuochi di artificio della nuova sessione di mercato, sperando che l’esperienza delle rispettive dirigenze riesca a ridestare quell’entusiasmo ormai smorzato da anni di politiche fallimentari.
Per NBA Passion,
Gabriel Timpanaro


