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NBA, i quintetti all–time per Yahoo!: Dallas Mavericks

di Luigi Ercolani

La rubrica dedicata ai migliori giocatori di tutti i tempi ci porta questa volta alla scoperta di chi, secondo la testata americana, ha fatto la storia dei Dallas Mavericks. Le sorprese non sono ovviamente mancate, ma nel complesso le scelte dei giocatori selezionati sono condivisibili. Ecco il quintetto:

  • Jason Kidd
  • Rolando Blackman
  • Mark Aguirre
  • Dirk Nowitzki
  • Shawn Bradley

PG: JASON KIDD

Non si scappa, le opzioni erano o lui o Nash, e verosimilmente è stato preferito lui perché è stato il play del titolo. Solo questo? No, in realtà c’è ben altro. Il point man di Oakland è stato spettacolare nella sua prima esperienza a Dallas, durata dal ’94 per due stagioni e mezzo, dove al suo fianco agivano due tipini non proprio tranquilli come Jamal Mashburn e Jim Jackson. I tre dovevano rappresentare i Mavericks nel senso originale del termine (“arrembanti”) ma finirono in un altro dei significati della parola (“individualisti”). Kidd poi finì ai Suns prima e ai Nets poi, ma il filo con Dallas non si è mai spezzato, e quanto Nowitzki lo volle con sé per avere la chance di un titulo (sì, fu lui che lo indicò come il rinforzo fondamentale) Kidd non se lo fece ripetere due volte e tornò armi e bagagli in Texas. Il resto è storia: le prime due stagioni con altrettante uscite al primo turno e poi il tanto agognato anello, accompagnato dalla battuta di Dirk (“Siamo un gruppo di veterani guidati da un fossile”). Le cifre non servirebbero a descriverne la portata, anzi magari oscurerebbero persino l’immagine di un giocatore capace di regia illuminata, assist immaginifici, difesa efficace, agile nonostante la possanza fisica e che con l’andare del tempo ha modificato il suo modo di concludere, dalle zingarate in area al tiro piazzato, fattosi via via mortifero. Uno che ha saputo spiegarla ai tanti che volevano spiegarla a lui.

SG: ROLANDO BLACKMAN

Qui la scelta lascia un po’ perplessi. Per quanto dimostrato, per quanto speso con la canotta bianca e azzurra addosso, uno avrebbe detto ad occhi chiusi Jason Terry, che rimase dopo l’amarissima finale 2006 e, insieme a Dirk, aiutò a trasmettere il sentimento di rivalsa e di smentita dei critici che portò Dallas fino alla conquista titolo 2011. Ma se da un lato dispiace che lo spot di guardia non sia stato affidato al Jet, dall’altra è comprensibile che la scelta sia ricaduta su Blackman: il ragazzo di Brooklyn, visto dalle nostre parti a Milano con annesso scudetto vinto al fianco di Bodiroga e Fucka, è stato la bandiera dei primi anni dei Mavs: arrivò nel secondo anno di storia della franchigia e già dopo due stagioni questa era già la quarta forza a ovest, addirittura seconda nell’86/87 e alla finale di conference (persa contro i Lakers) l’anno dopo. Il suo numero 22 è uno dei due ritirati, insieme a quello di Brad Davis. Non è un caso.

SF: MARK AGUIRRE

Il talento puro fatto persona. Diventò campione con la Detroit dei Bad Boys, ma prima… beh, prima con l’altro signore più sopra fu l’artefice del primo fortunato ciclo dei Mavericks. Otto stagioni, tre volte All – Star, da evidenziare la stagione strepitosa ’83 – ’84 con 29.5 punti di media e il 52.4% al tiro. Il prodotto di Chicago potrebbe sembrare egoista, se non fosse che quando non concludeva lui in prima persona smazzava assist e prendeva rimbalzi, ed è il terzo realizzatore della storia della franchigia, dietro a Blackman e a WunderDirk.

PF: DIRK NOWITZKI

Kidd e Nowitzki, nel 2011

Kidd e Nowitzki, nel 2011

Cos’altro si può dire di lui? È stato definito il miglior giocatore europeo della storia e potrebbe essere vero, il migliore extra – americano e potrebbe essere vero pure questo (tra le due considerazioni c’è differenza ). È stato elogiato da tutti, Bird e Wade, Jordan e Kobe, è stato il leader dei Mavs nei momenti buoni e in quelli pessimi, nelle gioie delle vittorie impossibili e nelle sconfitte incredibili, nelle critiche giuste e in quelle ingiuste, tipo di essere un perdente, etichetta che i giornalisti e i presunti sapientoni passano il tempo ad appiccicare al 90% dei giocatori che non portano a casa un trofeo, dimenticando forse che chi vince è solo uno e che il secondo è il primo degli ultimi. Eppure lui è andato avanti, con il suo modo di giocare splendido (non è un’esagerazione fine a sé stessa), quello di un lungo bravo nel gioco spalle a canestro e in post basso che tuttavia sa anche mettere palla per terra, dal range di tiro praticamente infinito, responsabile nel prendersi sulle spalle la squadra, si trattasse dei Mavs o della Germania, che ha portato a un bronzo mondiale (2002, Indianapolis) e a un argento europeo (2005, Belgrado). In tutto questo passano il secondo piano le cifre e i trofei, perché Dirk è stato e continua ad essere un leader responsabile dentro e fuori dal campo. Una leggenda, vera e propria.

C: SHAWN BRADLEY

Non un titolo come Chandler, non una finale come Dampier, media punti carriera lontana due punti dalla doppia cifra e rimbalzi nella norma. Cosa porterebbe un opinionista a metterci il prodotto di BYU invece di uno dei due nomi precedenti? Semplice, la costanza. Bradley non ha mai brillato per cifre, ma non ha lasciato Dallas per altri lidi una volta raggiunti buoni risultati (citofonare Chandler). Le sue cifre non sono entusiasmanti, non sarà mai un Hall of Famer, non è mai stato un All – Star, ma la sua abnegazione e la sua difesa (2.1 stoppate a gara in carriera, ma ha toccato anche le 3.3 e le 4.0 nella stagione passata tra i Nets e i Mavs) sono state imprescindibili nel secondo ciclo di vittorie dei texani, quello iniziati con il nuovo millennio per intenderci. Come sempre, le cifre non dicono tutto.

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