Torna la rubrica dedicata da Yahoo Sports! ai migliori cinque giocatori per ruolo per ciascuna franchigia NBA. Il nostro viaggio questa volta ci porta in Oregon, in quella rainy city che è Portland. Le scelte paiono quasi tutte azzeccate, tranne una che lascia un po’ perplessi. Ecco il quintetto:
- Terry Porter
- Clyde Drexler
- Jerome Kersey
- LaMarcus Aldridge
- Bill Walton
PG: TERRY PORTER
Ce lo ricordiamo recentemente per aver seduto sulla panchina dei Suns nel dopo D’Antoni ed essere esonerato poi nonostante un record positivo (23 – 18) perché secondo i proprietari non faceva rendere al meglio la squadra ma, ancora prima, l’attuale assistente dei Wolves è stato un play ordinato, che predicava nel deserto in una squadra che aveva personalità ma talento prossimi allo zero. È stato un ragioniere, sì, col cervello fino, non v’è dubbio, ma era uno con le mani buone, di quelli alla Steve Nash per intenderci, che se gli lasciavi poi un po’ di spazio ti puniva senza problemi. Dieci anni con i colori rossoneri addosso, due volte All–Star, primo nella storia dei Blazers, e terzo realizzatore di tutti i tempi. La prova che avere fatto le cose in silenzio non significa non averle fatte.
SG: CLYDE DREXLER
“Ma cos’aveva lui meglio di me?”. Beh, caro “The Glide”… Come mezzi tecnici forse effettivamente nulla: il range di tiro era potenzialmente illimitato in entrambi, la capacità di decollare e schiacciare pure, la tecnica anche, l’atletismo siamo lì, i rimbalzi identici, e in difesa, quando volevate, entrambi asfissiavate l’avversario. Solo che tu sei Clyde Drexler e hai vinto due titoli accanto a Hakeem “The Dream” e a Vernon “Mad Max” Maxwell, oltre ad essere stato dodici volte All–Star, mentre lui (ma c’è davvero bisogno di specificarlo?) era Micheal Jordan e ha raggiunto tutti i traguardi possibili e immaginabili grazie alla propria forza di volontà, ha vinto quattro titoli più di te (non da solo, sia chiaro) e tu hai trionfato solo quando lui era fuori causa. La sua ferocia, a te, è venuta meno quando serviva, anche nello scontro diretto tra voi due nelle Finals del ’92, dopo che già nel ’90 ti eri fatto soverchiare da Isiah Thomas. Poi d’accordo, tecnicamente forse non eravate tanto distanti. Solo che ora lui è un’icona mondiale… (Per chi non lo sapesse, la domanda iniziale l’ha posta il diretto interessato al famoso giornalista americano Jack McCallum).
SF: JEROME KERSEY
Questa è la scelta che lascia perplessi. Il primo nome nello spot di ala piccola è quello di Scottie Pippen, che ha regalato scampoli di vera classe in una squadra in cui per una volta non avrebbe dovuto sentirsi il portaborracce della stella (quei Blazers di inizio millenni ebbero poi ben altri problemi a causa del carattere fumantino di alcuni elementi, ma questa è un’altra storia). Il punto è… Perché Kersey? Risposta: indefesso, atletico, versatile, tuttofare, era la variabile costante di quella Portland, presenza fissa al ballo di fine anno (leggi: post season) tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Talento puro? Si poteva scegliere di meglio. Abnegazione? Ok, il pezzo è giusto.
PF: LAMARCUS ALDRIDGE
La grande fuga (no, non è un gioco di parole con il suo nome). Dopo nove stagioni in maglia Blazers, quest’estate la stella della franchigia dell’Oregon ha fatto le valigie e si è trasferito armi e bagagli alla corte di Gregg Popovich, pronto eventualmente a raccogliere lo scettro di Tim Duncan. Ora, sorvolando sul fatto che visto l’immortalità agonistica dell’uomo delle Isole Vergini forse sarà Aldridge a ritirarsi per primo, la mossa è sembrata quanto mai azzeccata. L’ala grande texana ha cantato e portato la croce dai primi problemi di Brandon Roy fino all’avvento energico di Lillard. Da lì i riflettori sono passati alla point guard, e se da un lato questo gli ha tolto peso dalle spalle dall’altro quasi certamente non gli ha fatto piacere, in una Lega in cui comunque l’occhio di bue sopra di sé non lo si disdegna mai. Le sue cifre parlano di 19.4 punti e 8.4 rimbalzi di media, non male per uno dei due giocatori (l’altro è Rudy Gay) ad aver meritato l’essere stato scelto fra le prime chiamate del Draft 2006.
C: BILL WALTON
Ça va sans dire. Bill Walton è stato forse uno dei più grandi lunghi nella storia della pallacanestro per visione di gioco, ball Handling, impegno. Le cifre: 17.1 punti, 13.5 rimbalzi, 2.6 stoppate, 4.4 assist, un premio MVP della regular season nel ’78 quello delle finali (con annesso anello) l’anno precedente. Sesto uomo dell’anno nell’86 nei Celtics, dove portò a casa il secondo titolo. E poi due volte primo quintetto difensivo, due All Star Game, due campionati universitari vinti a UCLA sotto coach John Wooden, e infine Hall – of – Famer. Phil Jackson descriveva il figlio, Luke Walton, come un ragazzo dotato di notevole intelligenza cestistica. Chissà com’è che la cosa non ci sorprende…
Per NBAPassion,
Luigi Ercolani






