I Chicago Bulls di Hoiberg stanno trovando gara dopo gara (siamo solo alla seconda è vero ma due indizi fanno una prova) una identità di gioco precisa: quintetto base trovato, rotazioni che sembrano funzionare (ad eccezione di Bobby Portis, 0 minuti nelle prime due sfide ma colpa di un reparto lunghi pieno di talento e con un Mirotic davvero insostituibile), gioco veloce e tiri puliti da fuori l’arco dei tre punti che portano a 2 le vittorie stagionali, la prima tirando con il 36.8% da 3, la seconda addirittura con il 50%. C’è ovviamente ancora molto da lavorare ma le premesse sembrano sorridere alla franchigia dell’Illinois.
Equilibrio tra le palle perse ed il gioco offensivo veloce:
Gioco offensivo nuovo, squadra abituata a difendere e sprecare buona parte delle energie nella fase in cui il possesso palla è in mano agli avversari, ma che con Hoiberg si ritrovano a far girare la sfera velocemente, creare isolamenti vantaggiosi, tentare penetrazioni con scarichi: 115 punti realizzati, 19 palle perse e 22 punti subiti da queste, contro i 12 realizzati recuperando il possesso.
Se Derrick Rose può perdere due volte il controllo della palla, visti i possessi che gestisce, come anche Brooks (1), i problemi vengono in questo caso dalla panchina: McDermott per molti tratti della partita ha forzato linee di passaggio, perdendo per tre volte la sfera e richiamato da Hoiberg all’inizio del secondo quarto in panchina, è rientrato per il problema di falli di Snell; Noah stesso discorso, entra dalla panchina, porta energia ma sbaglia anche molto (2 TO) in fase offensiva (0-3 dal campo e 0-2 dalla lunetta). Stesso discorso per Gibson con 3 palle perse, Moore 2, e non è un caso che Hoiberg abbia deciso di allungare le rotazioni inserendo Kirk Hinrich (oltre che per dare riposo a Rose e Butler) per rallentare il ritmo frenetico della sua second unit.
Festival dei tre punti:
Rose penetra, Butler anche, Mirotic e Gasol sono lunghi che possono mettere la palla per terra ed aprire il campo: il quintetto base dimostra di essere davvero temibile in attacco, con 9 triple a bersaglio su 16 a bersaglio: aprire il campo e velocizzare il gioco nei primi secondi di attacco, questo sembra essere il credo di Hoiberg, che regala a Jimmy Butler una notte da 24 punti, con 3-3 da tre punti e soli 9 tiri tentati. Lo stesso Snell fa la differenza con i suoi tiri da fuori l’arco, dimostrandosi un sostituto non solo temporaneo di Dunleavy nello scacchiere tattico (offensivo e difensivo) del nuovo coach. Se allarghiamo i dati all’intero roster sceso in campo, il risultato cambia di poco: 50% da tre punti, 2-4 per Doug, 1-2 per Moore, e 2-6 per Brooks.
| CHICAGO | P | MIN | FGM-A | 3PM-A | FTM-A | +/- | OFF | DEF | TOT | AST | PF | ST | TO | BS | BA | PTS |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Tony Snell | F | 21:45 | 3-7 | 2-4 | 2-2 | +25 | 0 | 5 | 5 | 0 | 3 | 0 | 0 | 0 | 1 | 10 |
| Nikola Mirotic | F | 29:37 | 5-10 | 4-8 | 4-4 | +30 | 0 | 9 | 9 | 1 | 3 | 2 | 2 | 1 | 0 | 18 |
| Pau Gasol | C | 30:14 | 7-11 | 0-0 | 2-2 | +23 | 1 | 8 | 9 | 3 | 2 | 0 | 3 | 1 | 0 | 16 |
| Jimmy Butler | G | 34:19 | 9-11 | 3-3 | 3-3 | +23 | 1 | 3 | 4 | 6 | 0 | 2 | 1 | 0 | 0 | 24 |
| Derrick Rose | G | 29:26 | 5-11 | 0-1 | 5-5 | +18 | 0 | 2 | 2 | 3 | 2 | 1 | 2 | 0 | 1 | 15 |
| Aaron Brooks | 16:24 | 5-9 | 2-6 | 0-0 | +1 | 0 | 1 | 1 | 3 | 4 | 1 | 1 | 0 | 0 | 12 | |
| Joakim Noah | 17:46 | 0-3 | 0-0 | 0-2 | -8 | 1 | 5 | 6 | 2 | 5 | 2 | 2 | 1 | 0 | 0 | |
| Doug McDermott | 20:12 | 3-7 | 2-4 | 0-0 | -14 | 1 | 1 | 2 | 1 | 2 | 0 | 3 | 0 | 0 | 8 | |
| Taj Gibson | 18:23 | 1-4 | 0-0 | 1-2 | -15 | 1 | 0 | 1 | 0 | 3 | 0 | 3 | 0 | 2 | 3 | |
| E’Twaun Moore | 16:57 | 4-5 | 1-2 | 0-0 | -1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 1 | 2 | 0 | 1 | 9 | |
| Kirk Hinrich | 04:57 | 0-0 | 0-0 | 0-0 | -7 | 0 | 0 | 0 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | |
| Totals | 42-78 | 14-28 | 17-20 | 5 | 34 | 39 | 20 | 24 | 9 | 19 | 3 | 5 | 115 |
Esordio ok per Bargnani:
Dall’altra parte stupisce (ma neanche più di tanto visto l’Europeo fatto con l’Italia) la prova di Andrea Bargnani che si innesta in un reparto lunghi davvero funzionante con Young da 12 punti Brook Lopez da 26 e appunto il Mago con 17. Tanto lavoro sotto canestro anche per Andrea, che chiude con 6 su 13 dal campo con 7 rimbalzi ed 1 stoppata (alla faccia di chi lo dava ai Nets solo di passaggio). Una delle poche note positive per Brooklyn che oltre alla certezza Lopez, dovrà fare un miracolo per portarsi in zona playoffs, ma probabilmente vivrà in un limbo anche per la prossima stagione dopo i playoffs raggiunti nella scorsa RS: prossimo turno proibitivo a San Antonio, quindi a Memphis, non proprio un calendario facile.
Next Step Bulls:
Dopo le due vittorie messe in cascina, per i Bulls una giornata di riposo in arrivo: nella notte in programma solo tre partite dopo l’opening night. Il prossimo banco di prova non sarà però affatto agevole ed anzi peserà le ambizioni della franchigia di Chicago: si va a Detroit, dove i Pistons hanno lo stesso record dei Bulls (2/2) dopo aver annichilito gli Hawks e aver portato a casa la sfida con i Jazz. Drummond, visto il poco peso sotto canestro, sarà il pericolo numero uno (29 rimbalzi in due gare) ma occhio anche a Morris e Reggie Jackson.

