Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsIndiana PacersTake Apart: Reggie Miller, il primo esile tiratore in un epoca di muscoli sotto canestro

Take Apart: Reggie Miller, il primo esile tiratore in un epoca di muscoli sotto canestro

di Morgan Sala

Madison Square Garden, New York.
Secondo turno dei Playoff 1995: 
105-99 per i Knicks con 18.7 secondi alla sirena. Rimessa in attacco degli Indiana Pacers direttamente in mano al numero 31 della squadra: nemmeno un palleggio, tiro da tre e solo rete. Indiana pressa la rimessa dal fondo e lo stesso giocatore recupera la palla e, con il sangue freddo da vero killer, palleggia fuori dalla linea dei tre punti e tira, solo rete. Di nuovo.
I Knicks vanno in crisi: guadagnano 2 tiri liberi, li sbagliano entrambi ma soprattutto commettono fallo sul rimbalzo del numero 31 (ancora lui!) che va a sua volta in lunetta. Indovinate? Solo rete, 2 volte!
New York butta via l’ultimo possesso e i Pacers si portano a casa il successo, quella guardia esile ha segnato 8 punti in 8.9 secondi, ribaltando il risultato di una delle più rocambolesche partite di playoff di sempre.
La banda allenata da Larry Brown vincerà partita e serie, ma perderà in sette gare contro gli Orlando Magic non riuscendo ad accedere alla finalissima.

Riverside, California.
24 agosto 1965: in un ospedale di una cittadina nei pressi di Los Angeles nasce il piccolo Reginald ‘Reggie’ Wayne Miller. I medici si rendono subito conto della gracilità del bambino e avvisano la madre Carrie ed il padre Saul che il loro figlio sarà costretto a molte difficoltà nei suoi primi anni di vita: scongiurata l’ipotesi di un invadente operazione chirurgica per rinforzare gambe e caviglie, i medici obbligano il piccolo Reggie a portare dei sostegni alle gambe vietandogli qualsiasi tipo di attività fisica.
Nonostante questo all’età di 5 anni decide di iniziare ad allenarsi con le sue sorelle e ,dopo qualche tempo i muscoli delle sue gambe riescono a sorreggerlo, anche senza l’utilizzo dei sostegni. Abbiamo parlato delle sue sorelle, già perchè i Miller sono una famiglia di sportivi: un suo fratello gioca a baseball (arrivando poi anche a giocare in Major League), una sua sorella gioca a volley e sua sorella Cheryl gioca a basket e arriverà a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1984 diventando una delle più forti cestiste del mondo.
E’ proprio da Cheryl che il giovane Reggie prende l’amore per la palla a spicchi, allenandosi sempre insieme con delle sfide al campetto che contribuiscono a rafforzare fisicamente e mentalmente il ragazzo. Un curioso aneddoto risale ai tempi dell’High School. Reggie stava tornando a casa in auto con il padre e la sorella, era contentissimo perchè aveva appena segnato 39 punti e aveva fatto vincere la sua squadra ma si sentì dire da suo padre: “Non male! Ma prova a chiedere a tua sorella quanti punti ha segnato nella sua partita!”. Lei ne aveva appena segnati 105, centocinque.
Un bambino normale si sarebbe sentito umiliato e avrebbe lasciato perdere quel gioco che tanto amava, ma non lui. Episodi come quelli erano degli stimoli per continuare a rincorrere il sogno di giocare nei palazzetti che vedeva la sera in televisione, e il primo passo per arrivare all’obiettivo si chiamava UCLA: nonostante l’iniziale scetticismo causato dal fisico gracile, Reggie Miller si guadagna lo status di star locale e dopo 4 anni diventa il secondo miglior realizzatore del college californiano, davanti a lui soltanto un certo Kareem Abdul-Jabbar.

Reggie Miller ai tempi del College.

Reggie Miller ai tempi del College.

Ce l’aveva fatta, con quei numeri si sarebbe sicuramente guadagnato una chiamata al draft e così fu:
with the eleventh pick in 1984 NBA Draft,  the Indiana Pacers select: Reggie Miller, from UCLA“.

Avrebbe giocato in Indiana. Li la pallacanestro è più che uno sport: è una religione. Riuscire ad affermarsi in questo stato con la maglia dei Pacers non sarebbe stato facile, soprattutto se tutti i tifosi avrebbero voluto l’idolo locale Steve Ford al suo posto. Ma già nella sua prima annata riesce a far ricredere i supporter polverizzando il record di triple per un rookie che apparteneva a Larry Bird. Chiude la stagione con 10 punti, 2.3 rimbalzi e 1.6 assist con il 48,8% dal campo e il 35,5% da 3. Medie e soprattutto percentuali di tutto rispetto.
Il gracile ragazzetto californiano diventa così il pilastro portante degli Indiana Pacers negli infernali anni ’90, quando la lega vive uno dei suoi migliori momenti, se non il migliore, avendo in campo una quantità di talenti mai vista prima: Michael Jordan, Hakeem Olajuwon, Shaquille O’Neal, Pat Ewing, Stockton & Malone, Sir Charles Barkley, David Robinson sono solo alcuni dei giocatori con cui Miller ha a che fare in quegli anni.
Non è certo tipo da farsi intimidire e riesce a portare la squadra ai playoff per ben 16 volte, arrivando vicinissimo alla conquista dell’anello nella stagione 1999/2000, quando guida i suoi alle prime NBA Finals della storia della franchigia, vinte poi di Los Angeles Lakers di O’Neal e Kobe Bryant.
Entreranno nella storia le epiche battaglie contro i New York Knicks, di cui sopra abbiamo riportato uno degli episodi più eclatanti, alimentate anche dalla faida che nasce tra Reggie ed il tifoso N°1 della Grande Mela: Spike Lee.
Già perchè Miller non è diventato famoso soltanto per le ottime prestazioni sul campo: è stato anche uno dei più grandi trash-talker della storia.

Lo storico gesto che Miller rivolge a Spike Lee al termine di Gara 5 dei Playoffs del 1994

Lo storico gesto che Reggie Miller rivolse a Spike Lee al termine di Gara 5 dei Playoffs del 1994.

Sempre Madison Square Garden, ma questa volta è il 1994 e siamo alle Eastern Conference Final che vedono Indiana e New York ferme sul 2-2.
Alla fine del 3° quarto i Knicks sono in vantaggio di quasi 20 punti e Spike Lee, che è seduto rigorosamente a bordo campo, inizia a sbeffeggiare il numero 31 avversario. Reggie era abituato al trash talking tra giocatori ma era la prima volta che si trovava nella situazione in cui era un tifoso ad istigarlo, Lee diventa come un sesto uomo in campo capace di entrare nella testa degli avversari.
Ma non in quella di Miller: fino a quel momento aveva segnato 15 punti, a fine partita il tabellone dice 39: 5/5 dalla lunga distanza, partita portata a casa, serie portata in vantaggio ma soprattutto Spike Lee finalmente zittito, è questo l’episodio in cui viene coniato il termineIt’s Miller Time’.

 Killer-Miller è stato, ed è tutt’ora, l’immagine degli Indiana Pacers. Resta l’amaro in bocca per non averlo visto mai sollevare il Larry O’Brien Trophy, cosa che accomuna anche molti dei suoi colleghi dell’epoca costretti ad arrendersi allo strapotere del numero 23 di Chicago.
Si ritira dal basket giocato nel 2005 anno in cui ha l’onore di vedere issato il banner con il proprio nome e numero sul soffitto della allora Conseco Fieldhouse Arena, unica vera leggenda degli Indiana Pacers dai tempi della ABA. Nel 2012 viene inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame.

A seguito trovate un immagine in cui vengono illustrati i più importanti traguardi raggiunti da Reggie Miller.
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