Eterni Secondi: Charles Barkley

di Luca Niko Nicolao

Ben ritrovati, cari lettori, eccoci dopo le feste con qualche chilo in più ma con la stessa passione per il basket che ci accompagnava lo scorso anno.
Questa settimana i nostri occhi punteranno su una delle figure più significative della NBA degli anni ’90, parliamo di Charles Barkley.
Giocatore sottodimensionato, spesso accostato a Michael Jordan come suo possibile antagonista, Barkley si avvicina al basket fin da giovanis91yHE36XSbL._SL1500_simo ma le sue dimensioni non lo aiutano di certo.
Al suo primo anno nella Leeds High School, la sua scheda personale recita, alla voce altezza, 5’10 (1.78 m), che ci potrebbe anche stare, ma il punto dolente arriva alla voce peso: 220 pounds, circa 100 kg!
Capite da voi che con quel peso la sua mobilità in campo ne risentiva parecchio e infatti Barkley inizia la sua carriera scaldando la panchina. Ma, fortunatamente, durante l’estate arriva la svolta.
Il ragazzo cresce fino ad arrivare a 194 centimetri, che gli permettono di fare la voce grossa vicino a canestro, e il suo secondo anno è totalmente diverso: chiude la stagione con 19 punti e 18 rimbalzi di media.
Nel 1981 arriva al college di Auburn, e qui Sir Charles (come verrà chiamato anni dopo) gioca principalmente da centro. Nei tre anni passati ad Auburn mette a referto 14.8 punti di media tirando col 68.2% dal campo e catturando 9.6 rimbalzi a partita.

Nell’estate del 1984 si dichiara pronto per fare il grande salto, i Philadelphia 76ers credono il lui e lo chiamano al primo turno con la 5^ chiamata.
La sua prima stagione fra i pro è impressionante, parte titolare in 60 gare c03-barkley-before-13-4_3delle 82 disputate e viaggia a 14 punti di media, con 8.6 rimbalzi, 2 assist e 1 stoppata a partita, cifre che gli valgono l’inserimento nel quintetto dei Rookie.
Quell’anno i Sixers riescono ad arrivare anche ai Playoffs e lì i numeri di Barkley addirittura aumentano, i punti diventano 15 a partita e i rimbalzi passano a 11.1 di media.
Nei successivi anni, Charles dimostra tutta la sua abilità sotto le plance, sia in fase offensiva che difensiva, diventa in un certo senso il leader della squadra, raggiungendo il suo apice durante la stagione 1987-88 nella quale tocca la sua massima media realizzativa con 28.3 punti e 11.9 rimbalzi.

Qui un assaggio delle sue migliori giocate:

All’inizio della stagione ’92-’93, i Sixers lo spediscono ai Phoenix Suns: anche qui Barkley macina punti su punti, vincendo proprio nel 1993 il premio di MVP della regular season (25.6 punti, 12.2 rimbalzi e 5.1 assist) e guidando i suoi fino alle Finals NBA.
Anche ai Playoffs le sue cifre restano molto alte, segna 26.6 punti di media e cattura ben 13.6 rimbalzi, purtroppo per lui però sul suo cammino troverà un certo Michael Jeffrey Jordan assetato di vittoria che spazzerà via lui e i Suns in 6 partite.91E6n7qecQL._SL1500_
Barkley resterà a Phoenix fino al termine della stagione 1995-96, viaggiando sempre oltre i 20 punti a partita e oltre i 10 rimbalzi.
All’avvio della stagione ’96-’97 arriva lo scambio con i Rockets, il che sembra essere l’ultima grande opportunità per Barkley di arraffare almeno un titolo NBA: in squadra erano già presenti due ottimi giocatori quali Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler, insieme ai quali Barkley avrebbe potuto formare un ottimo trio per la corsa all’anello.
La prima stagione a Houston è di buon livello e i Rockets chiudono con un ottimo record, arrivando ai Playoffs molto carichi. Riescono ad arrivare alle Finali della Western Conference, dove però vengono battuti dagli Utah Jazz, squadra più solida e concentrata nei momenti chiave.
L’anno dopo furono nuovamente i Jazz a mettere i bastoni fra le ruote a Barkley e ai suoi, battendoli malamente già al primo turno dei Playoffs.t_43004
Nell sua utima stagione NBA, ovvero quella 1999-00, Barkley giocò solamente 20 partite, nelle quali segnò 14.5 punti e prese 10.5 rimbalzi, chiudendo così la sua lunga carriera NBA come uno dei migliori giocatori della storia.
Venne successivamente inserito nella Hall Of Fame del basket nel 2006, entrando così ufficialmente nella lista dei migliori giocatori di sempre.
Purtroppo, però, a rovinare la sua lunga e ottima carriera ci sarà sempre quel titolo mai vinto, un titolo che almeno in un paio di annate avrebbe potuto agguantare.
Resta da segnalare, inoltre, la sua partecipazione ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992, con il primo e unico Dream Team Americano.

Premi Individuali: MVP 1993, 11x All Star, All Star Game MVP 1991, 5x All NBA First Team, NBA rebounding leader 1987, Medaglia d’oro Olimpica Barcellona ’92 e Atlanta ’96.

You may also like

Lascia un commento